Precari della scuola: basta promesse, vogliamo un decreto legge
Il Coordinamento Docenti Precari torna a denunciare l'immobilismo della politica: 250mila lavoratori in attesa di stabilizzazione, un ddl fermo, i sindacati muti e un ministro che scambia gli elenchi regionali per una vittoria.
Pochi giorni fa è stato festeggiato il 1 maggio. Il Coordinamento Docenti Precari dice basta a questa becera retorica: che senso ha celebrare questa ricorrenza, visto che nella scuola italiana, nonostante la presenza di 250mila precari, non cambia mai nulla? Tra l'altro, anche con il Decreto 1 maggio, il Governo ha perso per l'ennesima volta l'occasione di rispettare le promesse elettorali e stabilizzare chi lavora da anni nella scuola. I concorsi PNRR, non previsti dai programmi elettorali dei partiti al Governo, non solo non hanno risolto il problema del precariato, ma lo hanno persino aggravato, dal momento che non sono serviti ad assumere i precari, ma per lo più giovani neolaureati senza esperienza che hanno occupato i posti su cui a lungo hanno lavorato i precari, interrompendo la continuità didattica e penalizzando quindi gli studenti. Concorsi che si sono rivelati utili, quindi, solo per chi non lavorava nella scuola. Inoltre ci chiediamo: perché se nel programma elettorale dei partiti di maggioranza si dava priorità alla stabilizzazione dei precari storici, il MIM ha poi istituito la figura dell'idoneo, invece di stabilizzare chi lavora da anni nella scuola? I precari storici sono insomma la categoria più penalizzata nelle politiche di reclutamento scolastico, a dispetto di tutte le promesse elettorali.
Non è più rinviabile un piano straordinario di stabilizzazione che restituisca dignità a migliaia di lavoratori e garantisca continuità didattica agli studenti. Una procedura che valorizzi l'esperienza professionale maturata da chi lavora ormai da decenni nella scuola con contratti a termine. La precarietà strutturale non può essere la normalità nel sistema scolastico. Possibile che la politica non lo capisca? E si badi bene, perché quando si parla di politica ci si riferisce a tutti gli schieramenti: se infatti l'attuale esecutivo non ha dato seguito alle promesse iniziali, anche le opposizioni non hanno posto con sufficiente forza il tema della stabilizzazione, contribuendo al mantenimento dello status quo. Sull'argomento dai partiti di minoranza c'è un silenzio assordante: in quattro anni forse solo una volta la leader del PD ha accennato alla necessità di stabilizzare i precari della scuola. Sembra quasi che il problema del precariato non sia un tema di Sinistra.
E intanto il DdL S. 545 Bucalo è sparito un'altra volta. Sembra di essere sempre al punto di partenza. Sul sito del Senato infatti l'esame in commissione risulta fermo al 25 febbraio 2026, guarda caso poco prima del referendum di marzo. I precari non possono più attendere i tempi della politica: possibile che non si capisca che quel DdL deve avere, con le opportune modifiche, una priorità assoluta per stabilizzare i precari storici della scuola? Perché non si accelera? C'è o no la volontà politica di portarlo avanti? Evidentemente no, visto che per l'approvazione della legge elettorale si prevedono tempi celeri e per stabilizzare i precari, dopo quattro anni di governo, non si vede una soluzione all'orizzonte.
Ma per abbattere la precarietà si chiede un Decreto Legge, uno strumento ormai utilizzato da tutti gli esecutivi per governare. Le leggi ordinarie, come i disegni di legge, sono utilizzati sempre più di rado; non si comprende pertanto per quale motivo si dovrebbe ricorrere a questi ultimi per il reclutamento del personale docente. Come è possibile infatti che 250 mila precari in un comparto lavorativo pubblico non costituiscano una emergenza nazionale tale da non richiedere un Decreto Legge per stabilizzarli, con tutte le procedure di infrazione aperte dall'UE? Una scuola con 250mila precari non è una situazione emergenziale? E allora cosa si aspetta ad approvare un DL? E poi basta con l'alibi dell'Europa che non permetterebbe di stabilizzare i precari per via degli accordi Pnrr, se è la stessa UE che sanziona l'Italia per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine (l'ultima solo pochi giorni fa per il personale ATA). Tra l'altro quegli accordi sono stati approvati da un governo di larghe intese di cui faceva parte anche il partito attualmente titolare del ministero dell'istruzione, e per altri comparti della P.A. (non per la scuola, perché?), quegli accordi sono stati radicalmente rivisiti. Ed è stata proprio la premier a confermarlo pochi giorni fa, affermando: "Dialogando con la Commissione europea abbiamo rivisto gli obiettivi, corretto le criticità", tranne nelle scuola, aggiungiamo noi. Ma se anche il Governo si è vincolato sul tema, lo ha fatto per un numero definito di assunzioni in un arco di tempo anche piuttosto lungo (70mila in tre anni). Si poteva quindi, e si può ancora, prevedere parallelamente un canale di reclutamento che non avrebbe bisogno di nessuna autorizzazione da parte dell'Europa. E' solo questione di volontà politica. Ci chiediamo quale utilità abbiano per il sistema scolastico le rate milionarie del PNRR, erogate solo al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Commissione europea, se nel frattempo continua a esistere un vero e proprio esercito di precari. Quale beneficio concreto possono trarne questi lavoratori, dal momento che tali fondi non sono destinati alla loro stabilizzazione? Sarebbe stato forse preferibile rinunciare a finanziamenti che spesso l'Italia non riesce nemmeno a spendere pienamente, trovandosi talvolta costretta a restituire, e scegliere invece di garantire dignità e stabilità lavorativa ai precari. Non da ultimo, l'UE ha interloquito con il personale precario, chiarendo che ogni Stato membro è sovrano in materia di politiche di reclutamento scolastico.
E i sindacati? Quando chiedono un tavolo permanente per la risoluzione del problema del precariato al MIM? Si sono accorti o no che ci sono 250mila precari?
Il Coordinamento Docenti Precari contesta poi aspramente le affermazione del ministro in merito agli elenchi regionali di recente istituzione. Valditara afferma: "Un'altra promessa rispettata, un altro passo avanti nella lotta contro il precariato e per garantire la continuità didattica ". Ma il ministro lo ha letto il programma elettorale del Centrodestra contenente gli intenti in tema di reclutamento scolastico? Non si è reso conto che il documento non prevedeva né polizze assicurative, né concorsi PNRR, né idonei, né elenchi regionali, ma solo la stabilizzazione di chi lavora da anni nella scuola? Sa che membri dell'attuale coalizione di governo hanno sempre caldeggiato la stabilizzazione dei precari storici e non nuovi concorsi? E invece il ministro sostiene che bandire nuove procedure concorsuali e istituire gli elenchi regionali sia una promessa elettorale mantenuta. Ma li ha visti i manifesti elettorali di Lega e FdI in cui si criticano i concorsi e si promette di stabilizzare i precari? E di quale lotta al precariato parla? Negli elenchi regionali è risibile infatti il numero di precari storici, i quali sono invece presenti nelle prime posizioni delle GPS. Altro che lotta al precariato, chi si inserirà negli elenchi regionali spesso non ha un solo giorno di servizio alle spalle o meno di 36 mesi di servizio! E che l'opposizione continui a tacere sul tema è veramente vergognoso.
Si parla poi spesso di una interlocuzione politica con l'UE per l'autorizzazione del doppio canale, ma il dubbio sorge spontaneo: è veramente in corso un dialogo con Bruxelles, visto che né il ministro né esponenti della maggioranza ne parlano mai o è solo un modo per guadagnare tempo al fine di arrivare a ridosso delle elezioni? Si riporterebbe infatti per l'ennesima volta il tema in campagna elettorale, con la scusa che nella legislatura che volge al termine la riforma non si è potuta realizzare a causa dei vincoli europei. Se dall'altra parte politica invece si pensa che le soluzioni al precariato siano solo concorsi ordinari e regolari (si leggano a tal proposito le ultime dichiarazioni del PD), si comprende quanta inadeguatezza ci sia sul tema da parte della classe politica a risolvere il problema.
Recentemente la premier ha affermato che in Italia ci sono 550mila precari in meno e che la Destra sta combattendo il precariato. Un'affermazione che suona veramente come una beffa per chi lavora con contratti a termine nella scuola, perché sa benissimo che non solo il numero dei precari non diminuisce, ma aumenta a dismisura. Ed è ancora più grave che non si intravedano soluzioni al problema. La premier, insomma, sembra ignorare la condizione dei lavoratori della scuola.
Ma poi ci chiediamo: se si continuano a bandire concorsi, ad assumere pure gli idonei e istituire elenchi regionali a vantaggio di chi non era neanche minimamente contemplato nei programmi elettorali di questo governo, quand'anche poi venisse istituito il doppio canale, su quali posti verrebbero assunti i precari storici? E come si incastrerebbero le assunzioni di vincitori e idonei con quelle dei precari presenti nelle GPS? Un pasticcio senza fine, insomma.
Il malcontento è ormai dilagante: in tutte le chat e in tutti i gruppi di precari si ricordano le promesse mancate di questo governo (come quella di FdI sullo straordinario bis) e il silenzio imbarazzante dell'altra coalizione politica. Com'è possibile che non ci sia la volontà di risolvere questa situazione? Quando questa non manca infatti i provvedimenti si approvano a tempi di record, come sta per accadere con la riforma elettorale.
Occorre un concreto piano di stabilizzazione del personale precario, anche alla luce delle procedure di infrazione avviate dall'Unione europea nei confronti dell'Italia per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine. Il doppio canale può essere una soluzione valida, purché preveda però il 50% dei posti alle GPS. E soprattutto occorre che si proceda subito tramite un Decreto Legge. La riforma non richiederebbe un euro, anzi comporterebbe un risparmio per le casse dello Stato che non dovrebbe affrontare le spese per espletare nuovi concorsi. Il MEF autorizza annualmente un numero di posti per le immissioni in ruolo, il cui 50% può essere destinato alle GPS.