Quando camminare diventa partecipazione
Nasce In Cammino con l’Autismo Italia
Dodici anni fa un Cammino di Santiago con un ragazzo autistico e la sua famiglia; oggi quell’esperienza diventa un’associazione e prova a costruire una rete nazionale per rendere i Cammini sempre più inclusivi, dentro una visione che mette al centro la persona e il suo Progetto di Vita di Karola Cappai.
A volte le esperienze più importanti cominciano senza grandi programmi e, soprattutto, senza sapere esattamente dove porteranno; nel caso di In Cammino con l’Autismo tutto è cominciato nel 2014, mettendo uno zaino sulle spalle e partendo per il Cammino di Santiago insieme a Federico, un giovane autistico con elevato bisogno di supporto, alla sua famiglia e a un piccolo gruppo di persone che aveva deciso di condividere con lui quell’esperienza.
Affrontare un Cammino di Santiago in quelle condizioni poteva apparire complicato e, per certi versi, lo era davvero, ma la questione non era stabilire quanto sarebbe stato facile, bensì capire se fosse possibile e, soprattutto, quali condizioni e quali supporti fossero necessari per renderlo tale. È una differenza solo apparentemente piccola, che negli anni successivi avrebbe accompagnato tutta l’esperienza di In Cammino con l’Autismo e che oggi assume un significato ancora più chiaro quando si parla di autodeterminazione, partecipazione e Progetto di Vita delle persone con disabilità.
Quando si parla di autismo, infatti, si corre ancora troppo spesso il rischio di partire dai limiti, da quello che una persona presumibilmente non riuscirà a fare e dalle difficoltà che potrebbero presentarsi, mentre il Cammino obbliga, in qualche modo, a cambiare prospettiva, perché non cancella le difficoltà e non pretende che non esistano, ma chiede di trovare il modo per affrontarle. Organizzare una tappa significa tenere conto dei tempi di tutti, cambiare un programma quando è necessario, fermarsi e ripartire, imparare a conoscere chi cammina accanto a noi e predisporre i supporti di cui ciascuno ha bisogno; significa, in fondo, provare a fare concretamente ciò di cui tanto spesso si parla quando si utilizzano parole come inclusione, partecipazione e autodeterminazione.
Da quel primo Santiago sono passati dodici anni e sono arrivati molti altri Cammini, prima in Italia e in Europa e poi fino al Giappone; sono cambiate le strade, le distanze e le persone che, di volta in volta, hanno partecipato, mentre è rimasta la volontà di condividere queste esperienze con persone autistiche, famiglie, volontari e amici, vivendo insieme non soltanto i chilometri percorsi, ma tutto ciò che accade prima, durante e dopo una giornata di Cammino.
È proprio la quotidianità, probabilmente, uno degli aspetti più interessanti di queste esperienze, perché un Cammino non è soltanto la fotografia davanti alla Cattedrale una volta raggiunta la meta: ogni giorno bisogna svegliarsi, prepararsi, organizzare lo zaino, percorrere chilometri, mangiare, dormire spesso in un luogo diverso, orientarsi in ambienti nuovi e fare i conti con la stanchezza e con gli imprevisti. Per una persona autistica tutto questo può richiedere supporti anche importanti e, nello stesso tempo, può diventare un’occasione per sperimentare autonomie, compiere delle scelte, costruire relazioni e vivere esperienze lontane dai contesti abituali, all’interno di una quotidianità nuova che si costruisce giorno dopo giorno insieme agli altri.
È qui che il Cammino incontra, in maniera molto concreta, il Progetto di Vita, perché quest’ultimo non dovrebbe essere pensato soltanto come un insieme di servizi o prestazioni, ma come la possibilità per ogni persona di costruire la propria esistenza sulla base dei propri desideri, delle proprie preferenze, delle proprie capacità e delle proprie necessità di supporto. Dentro un Progetto di Vita trovano spazio la scuola e il lavoro, certamente, ma anche le amicizie, il tempo libero, lo sport, i viaggi, la cultura, le esperienze, la possibilità di conoscere luoghi nuovi e di scegliere come utilizzare il proprio tempo.
Da questo punto di vista, percorrere un Cammino non è qualcosa che si colloca ai margini della vita di una persona autistica e neppure un premio da concedere dopo avere raggiunto determinate autonomie; può essere, invece, uno dei contesti nei quali quelle autonomie vengono costruite, sperimentate e sostenute. Il punto non è dimostrare che una persona autistica sia capace di fare ciò che fanno gli altri, ma creare le condizioni affinché possa scegliere ciò che desidera fare e ricevere i sostegni necessari per poterlo realizzare.
Con il passare degli anni è diventato sempre più evidente che il valore di quanto si stava costruendo andava oltre i singoli Cammini e che l’esperienza maturata poteva essere condivisa e messa a disposizione di altre persone e di altre realtà; è da questa consapevolezza che nasce In Cammino con l’Autismo Italia ODV, costituita in questi giorni a Cagliari con l’intenzione di dare una struttura autonoma a un percorso iniziato dodici anni fa e, nello stesso tempo, di aprirlo a una dimensione più ampia.
La nuova associazione non vuole essere semplicemente un contenitore attraverso il quale organizzare altri viaggi, ma una realtà capace di lavorare sul tema dei Cammini inclusivi, mettere in relazione esperienze diverse e coinvolgere persone autistiche, famiglie, volontari, camminatori, associazioni ed Enti del Terzo Settore. L’obiettivo è costruire nel tempo una rete che possa andare oltre i confini della Sardegna e contribuire a rendere sempre più concreta la possibilità di partecipare a un Cammino anche per chi necessita di supporti maggiori, inserendo queste esperienze, quando rispondono ai desideri della persona, all’interno di un percorso più ampio di autonomia, partecipazione e qualità della vita.
Anche per questo motivo, durante l’assemblea costitutiva, accanto all’Atto costitutivo e allo Statuto sono stati approvati il Manifesto fondativo, la Mission e la Vision, i Valori fondanti e la Carta etica del volontario; prima ancora di stabilire quanti Cammini organizzare o quali saranno le prossime destinazioni, i soci fondatori hanno voluto definire l’identità dell’associazione, i principi sui quali dovrà fondarsi e il modo in cui dovranno essere costruite le attività future, nella convinzione che la coerenza tra i valori dichiarati e le scelte quotidiane sia una parte essenziale del percorso appena iniziato.
I primi due Enti del Terzo Settore ad associarsi sono Diversamente ODV e Progetto Filippide Cagliari e Sud Sardegna, due realtà che non incontrano oggi In Cammino con l’Autismo, ma che hanno condiviso una parte importante della strada percorsa negli anni precedenti. La prospettiva è quella di allargare progressivamente questa rete ad altre associazioni e ad altre esperienze presenti in Sardegna e nel resto d’Italia, perché costruire opportunità reali all’interno del Progetto di Vita non può essere compito di una singola organizzazione, ma richiede che competenze, risorse, luoghi e relazioni presenti nella comunità riescano a incontrarsi intorno alla persona.
La costituzione della nuova associazione porta con sé anche un passaggio generazionale particolarmente significativo, perché alla Presidenza è stata eletta Karola Cappai, che nel 2014 aveva appena otto anni e partecipò proprio a quel primo Cammino di Santiago dal quale ebbe origine tutta l’esperienza. Dodici anni dopo, la bambina che era presente all’inizio di questa storia si trova a guidare l’associazione che oggi ne raccoglie il patrimonio e prova a costruirne il futuro, in un passaggio che non rappresenta soltanto una curiosità anagrafica, ma una scelta che riconosce alle nuove generazioni la possibilità di assumersi responsabilità e di contribuire concretamente alla costruzione di nuovi modelli di partecipazione.
La sfida più importante per In Cammino con l’Autismo Italia sarà adesso quella di riuscire a trasformare l’esperienza maturata da alcuni in un’opportunità accessibile a molti, senza commettere l’errore di pensare che esista un unico modo di vivere il Cammino, perché non tutte le persone autistiche possono o desiderano percorrere centinaia di chilometri e l’inclusione non può significare chiedere a tutti di adeguarsi allo stesso modello. Significa, al contrario, partire dalla persona, dai suoi desideri e dalle sue preferenze, costruendo intorno a lei i sostegni necessari affinché possa partecipare secondo le proprie caratteristiche e possibilità; ed è esattamente questa la prospettiva del Progetto di Vita, che non dovrebbe chiedere alla persona di adattarsi alle opportunità già esistenti, ma dovrebbe contribuire a creare le condizioni perché possa vivere le esperienze che per lei hanno valore.
Per qualcuno questo potrà significare percorrere duecento chilometri verso Santiago, per qualcun altro partecipare a una tappa di pochi chilometri vicino a casa; ciò che conta non è la distanza percorsa e neppure raggiungere necessariamente la stessa meta degli altri, ma avere la possibilità di scegliere, partecipare, essere parte della comunità e costruire esperienze che abbiano un significato nella propria vita. Dopo dodici anni e migliaia di chilometri, è probabilmente questa la strada più importante che In Cammino con l’Autismo Italia ODV ha deciso di continuare a percorrere: fare in modo che il diritto a immaginare e costruire il proprio futuro possa trovare spazio anche lungo un sentiero, dentro uno zaino e nei passi condivisi con gli altri.