Quando scioperare diventa un lusso, il silenzio non รจ approvazione
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Le parole della sottosegretaria Paola Frassinetti, riprese dalla testata La Voce della Scuola di Diego Palma, sul recente sciopero della scuola rappresentano lโennesimo tentativo di utilizzare in modo strumentale i dati di adesione per costruire una narrazione politica completamente distante dalla realtร vissuta ogni giorno dal personale scolastico.
Far passare il messaggio secondo cui la bassa adesione allo sciopero significherebbe approvazione delle politiche del governo in materia di istruzione รจ una forzatura evidente. Chi lavora nella scuola sa perfettamente che non รจ cosรฌ.
Il problema vero รจ che oggi scioperare costa. E troppo, anche.
Docenti, ATA e precari vengono schiacciati da stipendi insufficienti, erosi dallโinflazione e da costi ormai insostenibili per trasporti e alloggi. Un lavoratore precario della scuola puรฒ arrivare a spendere anche 500 euro al mese soltanto tra abbonamenti ferroviari, metropolitane e spese accessorie legate agli spostamenti. A questo si aggiunge il dramma degli affitti: nelle cittร del centro-nord vivere con gli stipendi attuali della scuola รจ diventato quasi impossibile.
In queste condizioni molti lavoratori non rinunciano allo sciopero perchรฉ condividono le politiche del governo, ma perchรฉ perdere anche una sola giornata di stipendio significa mettere ulteriormente a rischio un equilibrio economico giร precario.
Cโรจ poi un altro elemento che la politica continua a ignorare: la sfiducia profonda verso lโintero sistema politico e sindacale. Lโastensionismo cronico che attraversa il Paese riguarda anche il mondo del lavoro. Non รจ un caso se persino uno sciopero proclamato circa un anno e mezzo fa da CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro FLC CGIL Nazionale e UIL - Unione Italiana del Lavoro UIL Scuola Giuseppe D'Aprile, in un raro momento di unitร sindacale, registrรฒ adesioni molto basse, intorno al 6%.
Questo dimostra che il problema non รจ quale sindacato proclama uno sciopero.
Il problema รจ duplice: da un lato scioperare รจ diventato economicamente pesantissimo; dallโaltro il diritto stesso allo sciopero viene progressivamente delegittimato, mentre una parte del sindacalismo ha perso la capacitร reale di rappresentare il conflitto sociale.
Troppo spesso oggi i grandi sindacati si limitano a pubblicare comunicati sui social o a organizzare mobilitazioni simboliche dei propri delegati, salvo poi ratificare nei fatti le scelte del governo di turno. Cosรฌ si alimentano rassegnazione, disillusione e passivitร .
Questo modello ha fallito e va cambiato radicalmente.
Se i lavoratori vogliono davvero difendere diritti, salario e dignitร professionale, devono tornare a considerare la mobilitazione come uno strumento reale di lotta, mettendo in conto anche sacrifici economici personali.
Per questo, nella denegata ipotesi in cui dovessero emergere anche solo timidi segnali di modifiche alle procedure di reclutamento del personale ATA, i lavoratori precari dovranno rispondere con la massima determinazione e con la massima partecipazione possibile.
Perchรฉ senza conflitto vero non si ottiene nulla.
Precario avvisato, mezzo salvato.