Rientro a Scuola: tra desiderio di autonomia e ansie di separazione

Il punto di vista di Adelia Lucattini sulle sfide emotive, la crescita e il benessere degli studenti

03 settembre 2026 09:09
Rientro a Scuola: tra desiderio di autonomia e ansie di separazione -
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Lucattini: “L’ascolto attivo e il dialogo empatico dei genitori aiutano i figli a superare l’ansia da rientro, una reazione iniziale del tutto normale, transitoria e destinata a risolversi con il naturale adattamento”.

Di Marialuisa Roscino 

Il ritorno in classe rappresenta per  bambini e adolescenti molto più di una semplice ripresa della routine quotidiana, è una fase di profonda trasformazione emotiva in cui si mescolano il desiderio di crescita, le aspettative per il futuro e la nostalgia del tempo trascorso con la famiglia durante le vacanze. Accompagnare i più piccoli in questo delicato passaggio significa sapere ascoltare i loro bisogni, accogliere le paure senza drammatizzarle ed essere punti di riferimento stabili.

La psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), al riguardo, in questa intervista. ci guida alla scoperta delle dinamiche psicologiche legate al rientro a scuola, offrendo ai genitori chiavi di lettura preziose e consigli pratici per vivere questa transizione con serenità, fiducia e vicinanza affettiva.

Dott.ssa Lucattini, con la fine dell’estate e la ripresa delle lezioni, per molti bambini e ragazzi si riaprono le porte della Scuola. Quali sono le emozioni prevalenti che caratterizzano questo momento e come si manifestano?

Il rientro a scuola è quasi sempre accompagnato da emozioni contrastanti, accanto alla curiosità, al piacere di ritrovare i compagni e al desiderio di tornare alle proprie attività, possono comparire nostalgia per il tempo delle vacanze, paura dei voti e una vera e propria ansia da separazione. È un’ambivalenza fisiologica, poiché ogni ripresa comporta sia un ritorno a qualcosa di conosciuto, che l’inizio di un “nuovo” anno scolastico.

Nei bambini più piccoli, che iniziano o frequentano la Scuola Primaria (materna) queste emozioni si esprimono spesso nel corpo e con il comportamento, hanno ad esempio, difficoltà ad addormentarsi, mal di pancia, mal di testa, maggiore bisogno di vicinanza ai genitori, pianto al momento del distacco, sia a casa, che all’ingresso a scuola. Nei bambini più grandi l’ansia può essere meno evidente e assumere la forma di insofferenza, stanchezza, preoccupazione, a volte del tutto immotivata, per il rapporto con i compagni di classe. Nell’età evolutiva molto spesso, l’ansia viene somatizzata o diviene iperattività fisica, soltanto nella preadolescenza è riconosciuta e verbalizzata con chiarezza (British Journal of Psychiatry Open, 2025).

Per molti genitori, l'ansia o il pianto dei figli all'idea di tornare in classe possono tuttavia essere fonte di grande preoccupazione. Quando il pianto o l'ansia legati al ritorno in classe rientrano nella norma e quando invece, diventano campanelli d’allarme?

Il pianto, da solo, non è un indicatore di un qualche disturbo, in generale è una manifestazione naturale. Un bambino può piangere perché in quel momento la separazione è emotivamente faticosa e, pochi minuti dopo, entra in classe, si interessa a ciò che succede trascorrendo serenamente la giornata scolastica. In questi casi, il pianto è un modo per scaricare la tensione ed esprimere il conflitto tra desiderio di restare con i genitori e curiosità per la scuola, che il bambino non riesce a comprendere. È generalmente rassicurante quando l’ansia diminuisce progressivamente, quando il bambino riesce comunque a entrare a scuola, mantiene interesse per i compagni e per le attività e, una volta avvenuta la separazione, ritrova un proprio equilibrio.

È importante soprattutto non entrare in una spirale nella quale l’ansia del bambino allarma i genitori e li rende ansiosi, naturalmente, se il disagio persiste per oltre tre mesi, interferisce con la frequenza scolastica e turba la vita familiare, in questi casi, è utile confrontarsi con la scuola ed eventualmente valutare anche un consulto con uno specialista dell’età evolutiva (Frontiers in Psychology, 2025).

Come si riflette, in particolare, nel comportamento quotidiano il conflitto tra il desiderio di crescita e il timore del distacco e quali accorgimenti i genitori possono adottare al riguardo, senza forzature e ansie?

La crescita non procede mai come una linea retta, è piuttosto un movimento a spirale con ritorni e progressioni in avanti. I bambini possono avere bisogno di rendersi autonomi e allo stesso tempo di sapere che mamma e papà sono sempre lì per loro. Questa oscillazione tra autonomia e dipendenza non è una contraddizione patologica, ma una caratteristica propria dello sviluppo.

Nei periodi di cambiamento, come l’inizio della scuola, possono comparire anche piccole regressioni, con maggiore richiesta di attenzione, bisogno di rituali che sembravano superati, difficoltà a separarsi o atteggiamenti oppositivi. Talvolta, l’oppositività stessa è un modo per mettere alla prova la solidità del legame e verificare inconsciamente se sia possibile desiderare di andare a scuola senza perdere l’amore dei genitori.

Il ruolo dei genitori non è accelerare la separazione, ma renderla possibile, cioè offrire piccole autonomie proporzionate all’età, senza sostituirsi al bambino, ma neppure ritirando bruscamente la propria presenza amorevole. Sollecitare un bambino a comportarsi da grande o negare la sua paura rischia di trasformare una difficoltà momentanea in un sentimento di inadeguatezza. È molto più utile riconoscere l’emozione e contemporaneamente trasmettere fiducia, comprendendo la paura senza confermare l’idea che la situazione sia pericolosa (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).

In questo delicato percorso di accompagnamento, quanto è determinante il ruolo della comunicazione tra genitori e figli e quali atteggiamenti pratici possono realmente fare la differenza?

È fondamentale, a condizione di non confondere la comunicazione con l’interrogatorio. I bambini hanno bisogno di sentire che i genitori sono interessati a ciò che vivono, ma anche di poter avere uno spazio psichico proprio, non continuamente indagato o controllato.

Fare domande molto insistenti appena il figlio esce da scuola porta a una chiusura o a risposte banali. È più efficace cominciare a parlare di se stessi e della propria giornata perché il racconto del bambino emerga spontaneamente, magari durante il tragitto verso casa, a tavola o mentre si fanno i compiti.

La funzione più importante del genitore è quella di aiutare il figlio a trasformare un’emozione in qualcosa che può essere pensato e raccontato, questo significa ascoltare senza minimizzare, ma anche senza amplificare, riconoscere che la giornata è stata difficile e lasciare che il bambino trovi, con il proprio tempo, le parole per spiegarne il perché.

Una ricerca pubblicata su Developmental Psychology (2025) ha mostrato quanto parlare con i figli di come si sentano, ascoltarli con pazienza, spiegare senza interrompere, è associato ad un miglioramento delle reazioni ansiose.

Come può la ritualità quotidiana dell’accompagnamento e del ritorno giovare al bambino nella stabilità del suo mondo affettivo e familiare?

I rituali hanno una funzione psicologica molto importante perché rendono prevedibile ciò che emotivamente può essere difficile. Il saluto del mattino, il percorso verso scuola, lo stesso modo di salutarsi, così come il momento in cui ci si rincontra nel pomeriggio, costruiscono una cornice affettiva e danno un ritmo al tempo riconoscibile, stabile. Il bambino fa così l’esperienza che ci si può lasciare, ma che poi, ci si ritrova e si sta insieme.

Dal punto di vista psicoanalitico, questa prevedibilità sostiene progressivamente la capacità del bambino di conservare dentro di sé la sicurezza del legame anche quando il genitore non è fisicamente presente. Il rito diventa così una sorta di ponte tra presenza e assenza, tra casa e scuola.

Per questo, è prezioso anche un piccolo rituale del ritorno, come una merenda insieme, qualche minuto tranquillo o il tempo di riappropriarsi della casa e della cameretta, prima di iniziare compiti e attività (Journal of Family Psychology, 2026).

Nei casi in cui il rientro a scuola coincida con un passaggio scolastico particolarmente impegnativo, come il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla primaria o dalle elementari alle medie, in che modo cambiano le dinamiche legate all'ansia da separazione e come può evolvere il rito dell'accompagnamento?

Ogni passaggio scolastico comporta un piccolo trauma, nel passaggio dalla Scuola dell’Infanzia alla Primaria è ancora molto presente la separazione concreta dalle figure familiari, insieme al timore per un ambiente più richiedente, nuove regole e nuovi compagni. I genitori continuano quindi a rappresentare un punto di riferimento molto forte.

Anche il rito dell’accompagnamento deve evolvere, con un bambino piccolo può significare arrivare insieme fino all’ingresso della scuola. Crescendo può diventare accompagnarlo da lontano, lasciando che si incontri con gli amici prima dell’ingresso. È importante che questa trasformazione avvenga gradualmente, non si può sparire improvvisamente.

L’obiettivo è che la presenza concreta del genitore possa lentamente diventare una presenza interiorizzata. Il bambino e poi l’adolescente, possono progressivamente sentire di avere dentro se stessi una base affettiva sufficientemente sicura da permettere loro di affrontare nuove esperienze anche senza la presenza fisica dei genitori. Le ricerche più recenti sui passaggi di ciclo scolastico confermano quanto la qualità dei legami con i compagni e con l’ambiente scolastico siano fattori importanti per il benessere psicologico (School Mental Health, 2025).

Quali consigli si sente di dare per affrontare al meglio questo nuovo anno scolastico?

-Ricordare che un po’ di ansia all’inizio della scuola è normale e, nella maggior parte dei casi, passeggera, che non è una malattia e tende ad attenuarsi con il tempo e con l’adattamento;

-Avere pazienza e cercare di comprendere ciò che il bambino sta vivendo, senza minimizzare la sua paura ma senza amplificarla;

-Mantenere costanti le abitudini quotidiane, soprattutto l’accompagnamento a scuola e il momento del ritorno a casa. La prevedibilità aiuta il bambino a sentirsi sicuro e capace di farcela;

-Evitare di tartassare il bambino di domande appena esce da scuola. È più utile creare dei momenti tranquilli, senza tecnologia, in cui possa raccontare spontaneamente quello che ha vissuto o è successo a scuola, e sentirsi ascoltato;

-Mantenere un rapporto fiducioso e collaborativo con la Scuola. La continuità tra famiglia e insegnanti offre al bambino una base di sicurezza e serenità molto solido;

-Se l’ansia non si attenua e persiste per oltre tre mesi e interferisce con la frequenza scolastica, il sonno, le relazioni o la vita quotidiana, è opportuno consultare uno psicoanalista dell’età evolutiva.

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