Riforma Istituti Tecnici, le nuove indicazioni del Ministero seguono l'impianto pedagogico ma servono risorse, formazione e organici
Anief chiede nuovo incontro su retribuzione per maggiori carichi di lavoro ed evitare sovrannumerari
Il documento ministeriali “Primi orientamenti per la progettazione curricolare finalizzata al passaggio al nuovo ordinamento degli Istituti Tecnici” conferma l’impianto della riforma avviata con il DL 144/2022 e proseguita con il DL 45/2025 e il DM 29/2026. ANIEF condivide l’obiettivo di rafforzare la dimensione laboratoriale e interdisciplinare della didattica, in coerenza con il modello TVET promosso dall’UNESCO. Ma dietro la retorica dell’innovazione pedagogica si nascondono nodi organizzativi tutt’altro che risolti, che rischiano di ricadere interamente sulle spalle del personale docente.
“Il principio della contitolarità funzionale sulle Scienze sperimentali – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è indicato negli orientamenti come una semplice opzione organizzativa, ma affidare la stessa disciplina a docenti di classi di concorso diverse, come A020, A034 e A050, senza una cornice contrattuale chiara su orario, cattedre e valutazione condivisa, apre la strada a un contenzioso prevedibile e a un aggravio di lavoro che nessuno ha ancora quantificato, né retribuito in sede di contrattazione”.
Analoghe criticità si pongono per le nuove discipline degli Elementi di base dell’indirizzo, con insegnamenti del tutto nuovi, privi ancora di manuali, di Linee Guida definitive e di percorsi di formazione obbligatoria e finanziata per i docenti chiamati a insegnarli già dalle prime classi del prossimo anno scolastico.
Sul tema degli organici, ANIEF richiama inoltre l’allarme già lanciato dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) sulla riforma dei nuovi Istituti Tecnici: la riduzione e frammentazione dell’insegnamento della Geografia, insieme all’incertezza sulle attribuzioni alle classi di concorso, può produrre effetti pesanti sulla continuità didattica e sulla tenuta delle cattedre, in particolare per la classe A-21. La riforma non può, infatti, perseguire una maggiore interdisciplinarità, determinando al contempo una progressiva marginalizzazione di discipline fondamentali per la formazione degli studenti.
“Non si può chiedere alle scuole di progettare curricoli d’istituto, Unità di Apprendimento interdisciplinari e nuove rubriche di valutazione – aggiunge Pacifico – lasciando ai collegi docenti margini temporali ristrettissimi e senza alcun riconoscimento economico per il lavoro straordinario di progettazione richiesto. Un’innovazione così ambiziosa non può reggersi sulla sola disponibilità del personale”.
ANIEF ribadisce che la riforma degli Istituti Tecnici deve rappresentare un’occasione di rafforzamento del sistema e non tradursi, ancora una volta, in un carico aggiuntivo scaricato sui lavoratori della scuola senza tutele. Per questo il sindacato chiede al Ministero un incontro urgente, durante il quale si affronti in modo organico la definizione di una cornice contrattuale certa per la contitolarità funzionale, con il riconoscimento delle ore di codocenza, l’attivazione di percorsi di formazione obbligatoria e retribuita per i docenti coinvolti negli Elementi di base e nelle Tecnologie di base, e la salvaguardia delle titolarità e degli organici per l’anno scolastico 2026/2027, evitando in primis situazioni di soprannumerarietà del personale scolastico.
“Continueremo a monitorare l’attuazione della riforma anno dopo anno, così come previsto dal graduale avvio fino al 2030 – conclude Pacifico – ma la nostra priorità resta la tutela dei lavoratori della scuola, senza la quale nessuna riforma, per quanto ben concepita sulla carta, potrà davvero funzionare nelle aule. Innovare la scuola significa investire nelle competenze e nella professionalità di chi ogni giorno la fa funzionare: senza organici adeguati, formazione e risorse, anche il migliore progetto pedagogico rischia di restare soltanto un libro dei sogni”.