Scuola, Anief: inflazione al 4,2%, servono più risorse
Il sindacato chiede fondi nel Ccnl e sgravi Irpef per tutelare 1,3 milioni di lavoratori della scuola.
L’inflazione del 2026 ha raggiunto il 4,2%, contro il 2,4% programmato. Il divario riporta al centro il tema del potere d’acquisto dei salari e, secondo Anief, rende urgente rafforzare le tutele economiche per il personale scolastico, tra i dipendenti meno pagati della Pubblica amministrazione.
Per il sindacato, l’aumento del costo della vita rischia infatti di ridurre ulteriormente il valore reale delle retribuzioni. Da qui la richiesta di intervenire durante l’esame della legge di bilancio 2027 con un emendamento che, dal 1° gennaio, destini nuove risorse al Contratto collettivo nazionale dei settori Istruzione e Ricerca, con particolare attenzione ai lavoratori della scuola.
Sul fronte fiscale, Anief propone una rimodulazione degli scaglioni medio-bassi: aliquota al 15% per i redditi inferiori a 18.000 euro, al 20% fino a 28.000 euro ed estensione della soglia del 23% fino a 40.000 euro. L’obiettivo dichiarato è alleggerire il prelievo sul ceto medio e sui salari più contenuti, concentrando i benefici sulla fascia nella quale ricade gran parte dei dipendenti pubblici e privati.
«Servono risorse fresche e aliquote ridotte per i redditi tra 18.000 e 40.000 euro», afferma il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico. La platea interessata comprenderebbe circa 1,3 milioni di lavoratori della scuola, che secondo il sindacato sarebbero tra i principali beneficiari dell’intervento.
La proposta combina quindi due linee d’azione: da una parte maggiori stanziamenti da trasferire nella contrattazione collettiva, dall’altra una riduzione del carico fiscale. Per Anief, agire su entrambi i fronti consentirebbe di offrire una risposta più efficace alla crescita dei prezzi e di sostenere soprattutto chi percepisce una retribuzione medio-bassa.
Il confronto si sposta ora sulla legge di bilancio e sul rinnovo contrattuale. Il sindacato sollecita Governo e Parlamento a tradurre le richieste in misure operative, così da evitare che l’inflazione continui a erodere gli stipendi del comparto scolastico.