Scuola, Bilancio 2027: tagli, precariato e benessere ATA
Dagli organici agli stipendi, dalla sicurezza al caro vita: Normative Scuola ELC propone ascolto anonimo e valutazioni esterne mirate.
Quanto conosciamo davvero le condizioni nelle quali lavorano le persone che fanno funzionare ogni giorno la scuola? È questa la domanda che dovrebbe accompagnare il confronto sulla Legge di Bilancio 2027.
L’anno scolastico in corso è il 2026/2027: precariato, carichi di lavoro, continuità didattica, difficoltà organizzative e necessità di inclusione non sono soltanto rischi futuri, ma aspetti già presenti nell’esperienza di numerosi istituti. Dietro una cattedra ci sono preparazione, valutazione, relazioni educative e responsabilità. Dietro una segreteria ci sono scadenze e procedure sempre più articolate. Dietro il lavoro dei collaboratori scolastici ci sono assistenza, vigilanza e cura degli ambienti. E dietro ciascuna scuola ci sono studenti e famiglie che chiedono qualità, sicurezza e opportunità.
Non tutti gli istituti incontrano le stesse difficoltà; proprio per questo servono dati, ascolto e risposte proporzionate. La discussione pubblica non dovrebbe mettere in contrapposizione chi studia e chi lavora, né ridurre tutto a un confronto tra quantità di personale e risparmi di spesa. Occorre comprendere quali risorse rendano possibile un servizio educativo adeguato.
Bilancio 2027: 6.974 posti in meno proposti dal 2027/2028: Il disegno di Legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e autorizzato alla presentazione alle Camere il 30 ottobre 2026, prevede, nel testo bollinato, un’ulteriore riduzione delle dotazioni organiche scolastiche.
L’articolo 66, comma 5, indica 4.925 posti in meno nell’organico dell’autonomia dei docenti e 2.049 posti in meno nel personale amministrativo, tecnico e ausiliario: in totale 6.974 posti dal 2027/2028.
La relazione tecnica stima risparmi per circa 83,9 milioni nel 2027 e 251,7 milioni annui dal 2028. Le riduzioni si aggiungerebbero a quelle già previste dalla Legge 207/2024: 5.660 posti docenti dal 2025/2026 e 2.174 posti ATA dal 2026/2027.
È essenziale distinguere le riduzioni delle dotazioni organiche da ipotetici licenziamenti di personale già di ruolo: non sono la stessa cosa. Ed è altrettanto essenziale ricordare che il testo del 2027 è ancora una proposta e potrà essere modificato dal Parlamento. Il calo demografico è un elemento reale, ma non esaurisce la valutazione dei bisogni. Conta la distribuzione degli studenti sul territorio; contano il tempo scuola, i laboratori, la complessità educativa delle classi, la vigilanza, le attività di supporto e i compiti amministrativi.
La ripartizione futura dei nuovi tagli tra regioni, classi di concorso e profili ATA non è ancora definita. Una valutazione seria richiede perciò trasparenza sui criteri e sugli effetti attesi negli istituti.
Precarietà e stabilizzazione: numeri diversi, problema comune All’inizio del 2026/2027 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato 155.072 incarichi a tempo determinato per i docenti su posto intero, comprendendo anche le conferme sul sostegno richieste dalle famiglie; separatamente ha indicato 19.468 nomine su spezzoni.
La FLC CGIL ha diffuso, invece, una stima di circa 302.000 lavoratori precari tra docenti e ATA riferita al 2025/2026. Le cifre non descrivono la medesima platea né lo stesso periodo e non vanno utilizzate come se fossero direttamente confrontabili. La diversità dei perimetri statistici non cancella il tema di fondo: ogni anno molti lavoratori affrontano graduatorie, nomine, cambi di sede e incertezza sui contratti. Per alcuni la stabilizzazione, pur dopo percorsi di formazione e anni di servizio, sembra un traguardo sempre più lontano. Le assunzioni in ruolo continuano e vanno riconosciute; occorre però verificare se la programmazione riesca a distinguere i fabbisogni temporanei da quelli ricorrenti, in particolare nel sostegno, dove un numero rilevante di posti è autorizzato in deroga.
Non tutti i contratti temporanei corrispondono a posti immediatamente trasformabili in ruolo: intervengono regole, assenze del personale titolare, vincoli di organico e procedure di reclutamento. Proprio per questo la soluzione richiede programmazione pluriennale, percorsi trasparenti e attenzione sia ai diritti dei lavoratori sia alla continuità didattica degli alunni.
Inclusione: la continuità educativa è un diritto concreto Nel rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica relativo al 2024/2025, pubblicato nel maggio 2026, il 59,7% degli alunni con disabilità risulta aver cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente, durante l’anno o in entrambe le circostanze. All’avvio di quell’anno scolastico il 22% dei docenti di sostegno non era ancora stato nominato; dopo un mese restava vacante il 10% dei posti. Nello stesso periodo sono però aumentati sia i docenti di sostegno sia la quota di personale specializzato: segnali da considerare insieme alle criticità.
Questi dati fotografano il 2024/2025, non automaticamente il 2026/2027. Mostrano però quanto sia importante collegare organici, formazione, continuità e bisogni documentati nei percorsi educativi individualizzati. La qualità dell’inclusione dipende da una responsabilità condivisa, da risorse adeguate e dalla capacità di garantire sostegno e assistenza coerenti con le necessità effettive.
Stipendi e caro vita: il peso sulle famiglie La stima preliminare ISTAT per ottobre 2026 indica un aumento dei prezzi al consumo del 5,4% rispetto a ottobre 2025, con rincari particolarmente significativi nella componente energetica. Carburante, utenze, trasporti, affitti e alimentazione sono spese che si fanno sentire anche nelle famiglie del personale scolastico. Uno stipendio va giudicato anche per ciò che permette concretamente di acquistare. La scheda italiana del rapporto OCSE Education at a Glance 2026 documenta un divario retributivo rispetto ad altri lavoratori con istruzione terziaria: in media il 36% in meno per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e il 33% in meno per quelli della secondaria di primo grado. L’OCSE riconosce al contempo gli aumenti introdotti con recenti rinnovi contrattuali. Il confronto non autorizza a ignorare né gli interventi effettuati né il problema ancora aperto del potere d’acquisto. Il riconoscimento economico deve riguardare anche il personale ATA, le cui funzioni sono essenziali e spesso poco visibili. E deve considerare il lavoro che non coincide con le ore di lezione: preparazione, correzioni, progettazione, relazioni con le famiglie, documentazione e attività collegiali.
Carta del docente e libri di testo: cosa è proposto, cosa non lo è Le anticipazioni su una possibile “Carta dei servizi” hanno creato incertezza. Nel testo bollinato della proposta di Bilancio 2027 non risulta la sostituzione della Carta del docente con una nuova carta welfare. Per il 2026/2027 resta da determinare l’importo del beneficio: i 383 euro fissati per il 2025/2026 non possono essere presentati come cifra già stabilita per l’anno in corso. La manovra contiene anche una proposta, all’articolo 105, per rendere disponibili versioni digitali stampabili dei libri scolastici e universitari a un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto alla corrispondente edizione cartacea, con possibilità di stampare a proprie spese una copia integrale per uso personale e di studio.
È una misura ancora da approvare e attuare, da valutare anche considerando i costi di stampa e l’accessibilità per le famiglie. Una scuola che chiede aggiornamento permanente non può comunque affidare la formazione soltanto alle disponibilità economiche individuali. Servono continuità delle risorse, regole chiare e tempi certi.
Aggressioni, conflitti e rischi psicosociali: evitare sia allarmismi sia sottovalutazioni Le aggressioni contro chi lavora nelle scuole sono episodi gravi e richiedono tutela e prevenzione. Il monitoraggio ministeriale riportava 51 episodi nell’anno scolastico 2024/2025 contro 71 nel 2023/2024: non sarebbe corretto dedurne, per quel periodo, un aumento generalizzato dei casi registrati.
La riduzione osservata, tuttavia, non elimina l’importanza di intervenire su minacce, aggressioni verbali, pressioni e conflitti. Esistono inoltre condizioni che non emergono sempre nelle statistiche sulle aggressioni: sovraccarico, disposizioni poco chiare, assenza di supporto, isolamento, difficoltà nel rapporto con l’utenza, comunicazioni serali o festive e timore di conseguenze per le segnalazioni. Burnout, mobbing e stress lavoro-correlato non sono sinonimi: non ogni conflitto è mobbing e un questionario non può formulare diagnosi individuali. Ma la distinzione tecnica non deve diventare un motivo per ignorare il disagio. Il D.Lgs. 81/2008 richiede di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute, incluso quello da stress lavoro-correlato.
La metodologia INAIL offre un percorso fondato su strumenti validati, coinvolgimento dei lavoratori, approfondimenti e misure di gestione. La domanda è se l’applicazione nelle scuole riesca sempre a intercettare in modo sufficientemente dettagliato la loro specifica realtà organizzativa. Due questionari differenti: l’esperienza del Comitato Nazionale Docenti Per questa riflessione merita attenzione il lavoro del Comitato Nazionale Docenti contro Burnout, Mobbing e Usura Professionale, che ha realizzato due strumenti distinti, da non confondere. Normative Scuola ELC ne riferisce come soggetto editoriale autonomo: il Comitato è l’autore dei questionari, non il firmatario di questo articolo.
Il primo è il Questionario Nazionale sul Benessere Organizzativo del Personale della Scuola, disponibile online attraverso la sezione dedicata del sito www.comitatodocenti.it. Comprende 95 domande: rileva profili professionali, formazione, clima lavorativo, carichi, burocrazia, relazioni, possibili condotte ostili, segnalazioni, supporto ricevuto, esaurimento percepito e proposte di intervento. Il suo obiettivo è conoscere le esperienze dei partecipanti a livello nazionale, non valutare specificamente la situazione di ciascun istituto. Le risposte spontanee possono fornire indicazioni utili, ma la rappresentatività dell’intera popolazione scolastica dipende dai criteri di campionamento e dall’analisi. Il secondo è una proposta cartacea articolata in 144 quesiti comuni, ai quali si aggiunge, quando compatibile con l’anonimato, un modulo professionale di 12 affermazioni per docenti, ATA e DSGA, personale educativo oppure dirigenti.
Esamina in modo più mirato le condizioni organizzative: orari, sostituzioni, procedure, digitale e disconnessione, relazioni, equità, rapporti con famiglie e utenza, inclusione, precarietà, molestie, sicurezza, benessere, ascolto e fiducia istituzionale. Si riferisce agli ultimi tre mesi di servizio effettivo, prevede risposte facoltative e l’opzione “non pertinente”. È predisposto come base per un possibile utilizzo nelle singole istituzioni, da attuare soltanto dopo l’approvazione dei protocolli nazionale e locale.
Secondo quanto riferito dagli autori, nella progettazione sono stati utilizzati quesiti e riferimenti INAIL e strumenti già impiegati nell’ambito tecnico-scientifico sul benessere lavorativo, sul burnout e sul mobbing. È una base metodologica significativa, da distinguere dall’eventuale validazione scientifica autonoma delle versioni adattate: per quest’ultima servirebbero documentazione delle fonti, verifiche di attendibilità e analisi delle proprietà degli strumenti. Anonimato progettato nei passaggi operativi, non solo dichiarato La proposta destinata ai singoli istituti dedica una parte sostanziale alle tutele del partecipante.
Non richiede nomi, firme, recapiti, classe, materia, diagnosi o testi liberi identificanti. Prevede compilazione offline e stampa senza modalità traccianti, senza invio del PDF compilato attraverso posta elettronica o piattaforme. Le schede vengono inserite in buste bianche opache e uniformi, senza segni identificativi, e depositate in urne specifiche. La procedura organizzativa proposta prevede che le urne siano collocate fuori dal campo di ripresa delle telecamere, senza controllo visivo che permetta di collegare la consegna a un lavoratore.
La collocazione dovrà essere valutata concretamente e la custodia dovrà impedire manomissioni o accessi non autorizzati. Se il ruolo è unico nell’istituto, il modulo professionale va omesso nella raccolta locale per evitare identificazioni indirette; le elaborazioni dovranno sopprimere risultati di gruppi troppo piccoli. La rilevazione organizzativa è inoltre separata da eventuali richieste personali di aiuto o segnalazioni formali, che devono avere canali riservati distinti.
Si tratta di precauzioni progettuali concrete. La loro efficacia, però, dipenderà dall’attuazione corretta, dalle verifiche sui possibili dati indirettamente identificativi e da un protocollo conforme alla disciplina sulla protezione dei dati. Analisi esterna e indipendente, senza sottrarre le responsabilità di legge Il modello proposto prevede di affidare la valutazione delle risposte a professionisti esterni qualificati, con competenze in psicologia del lavoro, metodologia della ricerca, rischi psicosociali e organizzazione scolastica; per questioni specifiche potranno essere coinvolte professionalità giuridiche e sanitarie pertinenti.
L’indipendenza da dinamiche interne può accrescere la fiducia dei lavoratori e favorire un’interpretazione imparziale dei risultati, soprattutto quando emergano temi delicati. Questo non sostituisce e non riduce le responsabilità del dirigente scolastico, quale datore di lavoro ai fini della sicurezza, né le attribuzioni del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) e del medico competente ove previsto.
L’articolo 17 del D.Lgs. 81/2008 riserva al datore di lavoro la valutazione dei rischi e l’elaborazione del DVR; l’eventuale apporto degli specialisti esterni deve inserirsi nel percorso di prevenzione, non diventare un sistema parallelo o sostitutivo. Le analisi dovrebbero restituire soltanto risultati aggregati e non identificanti, evidenziare limiti e incertezze e indicare priorità di miglioramento. I dati pertinenti potrebbero contribuire alla valutazione dello stress lavoro-correlato e, secondo le procedure previste, all’aggiornamento del DVR. Non sostituirebbero mai l’accertamento di singoli episodi di mobbing né diagnosi cliniche. Il punto è passare dall’ascolto alla prevenzione documentabile.
La proposta agli USR: una rilevazione con regole comuni e risultati verificabili Come Normative Scuola ELC proponiamo di aprire con il Ministero e gli Uffici Scolastici Regionali un confronto sulla fattibilità di rilevazioni del benessere lavorativo in ogni scuola, con protocolli omogenei, adesione tutelata, anonimato effettivo, supporto tecnico-scientifico e valutazione esterna. Il questionario per singolo istituto già predisposto dal Comitato potrebbe rappresentare una base da esaminare e, ove necessario, perfezionare attraverso una sperimentazione controllata.
Per non trasformare l’iniziativa nell’ennesimo adempimento, servirebbero anche tempi e responsabilità definiti: progettazione metodologica, informativa e garanzie privacy, raccolta protetta, elaborazione indipendente, restituzione aggregata, individuazione delle misure correttive e verifica nel tempo della loro efficacia. Le scuole che già lavorano bene potrebbero contribuire a individuare buone pratiche; quelle che incontrano difficoltà avrebbero elementi più solidi su cui intervenire. Il principio è semplice: una raccolta di questionari che non produca nessuna azione successiva serve a poco.
Il risultato da cercare non è una graduatoria di istituti “buoni” e “cattivi”, ma una migliore conoscenza dei fattori organizzativi e delle misure di prevenzione possibili. Sciopero, manifestazione e studenti: ascoltare le ragioni, rispettare le scelte Il caro vita e le condizioni di lavoro hanno riportato al centro il tema della partecipazione. Il diritto di sciopero è tutelato dall’articolo 40 della Costituzione; quello di riunirsi pacificamente dall’articolo 17. La mobilitazione può rendere pubbliche le esigenze dei lavoratori, ma non garantisce da sola il raggiungimento dei risultati e comporta disagi e costi, compresa normalmente la perdita della retribuzione della giornata.
Per il 20 novembre 2026 risulta proclamato uno sciopero generale della CGIL nei settori pubblici e privati, con rivendicazioni che comprendono salari, contrasto alla precarietà, sicurezza, servizi pubblici e costo della vita. Ogni organizzazione e ogni lavoratore mantiene la propria autonomia di valutazione e di adesione. Il confronto tra sindacati differenti su obiettivi condivisi potrebbe essere utile senza cancellare posizioni, identità o strategie diverse. Anche studenti e famiglie hanno esigenze proprie: edifici sicuri, laboratori, trasporti sostenibili, inclusione e continuità degli insegnanti. Non tutte le istanze coincidono, ma possono essere discusse insieme.
Il dialogo tra lavoratori, rappresentanze studentesche, famiglie e istituzioni, nel rispetto della partecipazione libera e pacifica, può aiutare a costruire priorità verificabili per una scuola migliore. È preferibile valutare ogni mobilitazione per le richieste espresse, le modalità e i risultati, anziché giudicarla soltanto dal disagio immediato che comporta. Conclusione: il benessere non si proclama, si costruisce Il confronto sulla manovra 2027 dovrebbe tenere insieme sostenibilità della spesa, continuità del servizio e condizioni delle persone. Sono necessarie analisi trasparenti sugli organici, percorsi di stabilizzazione compatibili con i fabbisogni strutturali, una riflessione sulle retribuzioni e strumenti più efficaci di prevenzione dei rischi organizzativi.
Un questionario nazionale può aiutare a individuare tendenze; un’indagine locale realmente anonima, scientificamente esaminata e valutata da professionisti esterni può approfondire le condizioni specifiche di ciascuna scuola. Le due finalità sono diverse e complementari. La proposta non libera da responsabilità dirigenti e figure della sicurezza: può, al contrario, offrire loro elementi ulteriori per intervenire nel rispetto della legge.
La qualità della scuola pubblica non può essere separata dalla dignità del lavoro e dal diritto degli studenti a un’istruzione adeguata. Prima ancora di immaginare nuove riforme, è necessario conoscere le condizioni reali dell’anno scolastico 2026/2027: ascoltare, verificare, intervenire e rendere conto dei risultati.
Il benessere non è una dichiarazione d’intenti. È un impegno organizzativo concreto. Il disegno di Legge di Bilancio 2027 non è ancora legge; i dati statistici e le proposte progettuali sono riferiti ai periodi indicati. Le opinioni e le proposte editoriali sono espresse da Normative Scuola ELC. Il Comitato Nazionale Docenti è citato esclusivamente quale autore dei questionari descritti.