Scuola, FederIstruzione: scioperi inutili, paga chi lavora
FederIstruzione denuncia il costo degli scioperi per docenti e ATA e propone forme di protesta più incisive e senza trattenute.
Gli scioperi nella scuola rischiano di trasformarsi in iniziative simboliche che penalizzano economicamente i lavoratori senza produrre risultati concreti. È la posizione espressa da Antonio Scarpellino, segretario generale di FederIstruzione, che critica le modalità tradizionali della protesta sindacale e invita il personale scolastico a individuare strumenti di mobilitazione più efficaci.
Secondo Scarpellino, a sostenere il peso economico delle giornate di sciopero sono esclusivamente docenti e personale ATA, mentre le organizzazioni sindacali ottengono visibilità e lo Stato risparmia le retribuzioni non corrisposte.
Quanto costa scioperare nella scuola
Per ogni giornata di astensione dal lavoro viene applicata una trattenuta calcolata su un trentesimo dell'imponibile fiscale. La perdita media netta è stimata intorno ai 68 euro, ma gli importi cambiano in relazione al profilo professionale e all'anzianità di servizio.
Per un insegnante della scuola primaria a inizio carriera, la trattenuta lorda oscilla tra 57 e 59 euro, corrispondenti a circa 40-45 euro netti. Un collaboratore scolastico con 21 anni di anzianità può subire una decurtazione lorda compresa tra 51 e 53 euro. Per un docente della scuola secondaria superiore a fine carriera, invece, la trattenuta può raggiungere i 96-98 euro lordi.
La critica di FederIstruzione alle proteste tradizionali
FederIstruzione ritiene che gli scioperi occasionali, soprattutto quando non accompagnati da una strategia condivisa, finiscano per incidere negativamente sulle retribuzioni senza determinare cambiamenti significativi nelle condizioni lavorative.
Scarpellino contesta inoltre il rischio che alcune iniziative servano principalmente a preservare la visibilità delle sigle sindacali, anziché rappresentare concretamente le esigenze del personale scolastico.
Le alternative: rispetto rigoroso delle norme e rifiuto degli incarichi aggiuntivi
Il sindacato propone due modalità di mobilitazione alternative alla tradizionale astensione dal lavoro.
La prima consiste nell'applicazione rigorosa di tutte le disposizioni normative e amministrative che regolano l'attività scolastica. Secondo FederIstruzione, il funzionamento quotidiano degli istituti dipende spesso da adattamenti organizzativi e disponibilità del personale. Il rispetto puntuale di ogni procedura potrebbe rallentare sensibilmente alcune attività, comprese le operazioni di scrutinio.
La seconda proposta riguarda il rifiuto collettivo degli incarichi non obbligatori, spesso svolti con compensi modesti o senza un adeguato riconoscimento economico. Progetti, coordinamenti e ulteriori responsabilità organizzative rappresentano infatti attività sulle quali molte scuole fanno affidamento grazie alla disponibilità volontaria dei dipendenti.
L'obiettivo: una mobilitazione realmente efficace
Per FederIstruzione, queste forme di protesta potrebbero esercitare una pressione più concreta sull'amministrazione senza comportare le trattenute stipendiali previste per lo sciopero.
La richiesta del sindacato è dunque quella di superare le manifestazioni considerate puramente simboliche e costruire iniziative coordinate, capaci di ottenere risultati effettivi per docenti e personale ATA.
La posizione di Scarpellino richiama la necessità di una rappresentanza sindacale maggiormente orientata alla tutela economica e professionale dei lavoratori della scuola.