Scuola, il CNDDU chiede 300 euro netti in più
Il Coordinamento propone un piano pluriennale per docenti e più attenzione alle retribuzioni del personale ATA
La richiesta al Governo
Un piano straordinario e pluriennale per aumentare di almeno 300 euro netti al mese, per tredici mensilità, la retribuzione fondamentale degli insegnanti. È la proposta che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) rivolge al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo risorse dedicate e permanenti, aggiuntive rispetto agli incrementi già definiti dalla contrattazione nazionale.
L’intervento arriva nel dibattito suscitato dalle dichiarazioni del presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, sul confronto tra gli stipendi dei dirigenti scolastici e quelli di docenti e personale ATA. Per il CNDDU, le reazioni emerse nella scuola segnalano un disagio professionale che non può essere ridotto a uno scontro tra categorie.
Il divario nelle retribuzioni
Il Coordinamento riconosce le specifiche responsabilità gestionali, organizzative e amministrative attribuite ai dirigenti scolastici dall’articolo 25 del decreto legislativo 165 del 2001. Ritiene però legittimo analizzare l’ampiezza e l’evoluzione delle differenze salariali, purché il confronto si fondi su dati attendibili e criteri omogenei.
Secondo il rapporto OCSE Education at a Glance 2026, in Italia la retribuzione media effettiva dei dirigenti della scuola primaria raggiunge circa tre volte quella dei docenti. Nei Paesi OCSE per i quali sono disponibili dati, il vantaggio medio dei dirigenti si attesta invece al 51 per cento. Il rapporto indica inoltre che gli insegnanti italiani della scuola secondaria di primo grado guadagnano mediamente il 33 per cento in meno rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria considerati nell’indicatore.
Responsabilità condivise
Alla complessità della dirigenza si affianca il contributo organizzativo degli insegnanti. La legge 107 del 2015 consente infatti al dirigente di individuare fino al dieci per cento dei docenti dell’organico dell’autonomia per attività di supporto organizzativo e didattico. Sono incarichi spesso remunerati con compensi accessori, senza effetti stabili sulla retribuzione fondamentale.
Nel frattempo, il lavoro docente comprende progettazione, valutazione, documentazione, personalizzazione dei percorsi, aggiornamento e rapporti con le famiglie. Molte attività si svolgono oltre le ore di insegnamento, mentre aumentano gli adempimenti amministrativi e digitali.
Contratti e potere d’acquisto
Il CNDDU prende atto degli incrementi previsti dai rinnovi del comparto Istruzione e Ricerca: quello relativo al triennio 2022-2024, sottoscritto definitivamente il 23 dicembre 2025, e quello sui principali aspetti economici del triennio 2025-2027, firmato il 1° luglio 2026. Secondo il Coordinamento, gli aumenti non esauriscono però la necessità di recuperare potere d’acquisto e valorizzare la professione docente rispetto ad attività con requisiti formativi comparabili.
Un aumento stabile, senza nuovi obblighi
La proposta prevede che l’obiettivo dei 300 euro netti sia tradotto nelle corrispondenti misure lorde, con una quantificazione degli oneri che tenga conto delle diverse condizioni fiscali e contributive. Le risorse dovrebbero essere individuate d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza sottrarre fondi al funzionamento delle scuole.
L’aumento, precisa il CNDDU, dovrà essere strutturale e non subordinato a ulteriori incarichi o all’ampliamento degli obblighi professionali. Le prestazioni aggiuntive dovranno continuare a ricevere una remunerazione specifica. Analoga attenzione viene chiesta per il personale ATA, essenziale per il funzionamento amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e particolarmente esposto nelle fasce salariali più basse.
Superare lo scontro tra categorie
Il Coordinamento invita infine le rappresentanze professionali a mantenere un linguaggio rispettoso e documentato. Contestare confronti ritenuti metodologicamente inesatti è legittimo, ma non dovrebbe delegittimare le richieste economiche delle altre componenti della scuola.
Per il CNDDU, il disagio emerso nel dibattito pubblico richiede una risposta concreta: migliorare in modo stabile e verificabile gli stipendi degli insegnanti per sostenere l’attrattività della professione, la continuità del servizio e la qualità del sistema nazionale di istruzione.
Romano Pesavento
Presidente CNDDU