scuola

Scuola, meno alunni e più tagli: il conto della manovra

Il CNDDU contesta i tagli agli organici scolastici e chiede un confronto aperto sui costi e sulle possibili alternative.

02 novembre 2026 18:45
Scuola, meno alunni e più tagli: il conto della manovra -
Condividi

Meno studenti, meno personale: è questa la prospettiva delineata dal disegno di legge di Bilancio 2027 per la scuola. Dal prossimo anno scolastico 2027/2028 sono previste nuove riduzioni degli organici, contro le quali prende posizione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). Al centro della contestazione non c’è soltanto la perdita di posti di lavoro, ma una domanda: il risparmio previsto vale più dei benefici che quelle risorse potrebbero produrre se restassero nell’istruzione?

Le riduzioni previste riguardano 4.925 posti docenti e 2.049 posti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), per complessive 6.974 unità. La relazione tecnica indica risparmi pari a 83,9 milioni di euro nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. Considerando anche le riduzioni già programmate dalla legge di Bilancio 2025, il ridimensionamento previsto dai due provvedimenti raggiunge 14.808 posti. Resta distinta la riduzione di ulteriori 1.750 posti docenti prevista da una disposizione del 2022 per il 2027/2028.

Secondo il CNDDU, la precisione dei risparmi stimati non basta a dimostrare la convenienza complessiva dell’intervento. Una spesa inferiore, sostiene il Coordinamento, non coincide necessariamente con una maggiore efficienza: eventuali difficoltà organizzative e un peggioramento dei servizi potrebbero generare costi indiretti per le scuole e i territori.

Il quadro demografico è il nodo di fondo. Le proiezioni della Fondazione Agnelli, elaborate su dati ISTAT e richiamate dal Corriere della Sera del 2 novembre, indicano una possibile diminuzione di circa 796.000 bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni nel periodo 2025-2030, pari a circa il 10%. Con gli attuali criteri organizzativi, lo scenario potrebbe comportare meno classi e un minore fabbisogno teorico di docenti. Non determina, però, quale scelta sia più efficace sul piano economico e didattico: è su questa distinzione che insiste il CNDDU.

L’alternativa proposta dal Coordinamento è utilizzare il calo degli iscritti per ridurre l’affollamento delle classi, rafforzare il recupero degli apprendimenti, ampliare il tempo scuola nelle zone più esposte alla dispersione e redistribuire il personale. Una prospettiva che, secondo il CNDDU, merita particolare attenzione nelle aree interne e per gli organici ATA: gli adempimenti amministrativi, le attività tecniche e la vigilanza non diminuiscono necessariamente in proporzione al numero degli alunni.

Nel confronto sulle priorità di bilancio entra anche la proroga al 2027 del contributo fino a 1.500 euro per studente delle scuole paritarie, riservato alle famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro e finanziato entro il limite di 20 milioni. Il CNDDU precisa di non contestare il sostegno alle famiglie, ma chiede di spiegare la coerenza tra la conferma di queste agevolazioni e la contrazione permanente del personale della scuola statale. Le misure non sono finanziariamente equivalenti: la critica riguarda le priorità e l’efficacia della spesa.

Per il Coordinamento, l’istruzione va considerata anche come investimento nella produttività futura, nella qualificazione del lavoro e nello sviluppo territoriale. Limitare la valutazione ai costi del personale rischierebbe quindi di lasciare fuori dal confronto i risultati economici e sociali di un diverso impiego delle risorse.

La richiesta rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è di rendere pubbliche le valutazioni economiche e organizzative alla base delle riduzioni, chiarirne la distribuzione territoriale e documentare il confronto con scenari alternativi. Il CNDDU chiede che questa analisi arrivi al Parlamento prima dell’approvazione definitiva della manovra.

Sul piano delle coperture, il Coordinamento propone di stralciare le nuove riduzioni e reperire risorse alternative attraverso una revisione selettiva delle spese correnti non obbligatorie e delle agevolazioni fiscali la cui efficacia non risulti adeguatamente dimostrata. Le economie dovrebbero essere quantificate e sottoposte alla verifica della Ragioneria generale dello Stato: si tratta dunque di una proposta, non di finanziamenti già disponibili.

I 251,7 milioni annui di risparmi previsti dal 2028 diventano, nella proposta del CNDDU, il riferimento per un programma pluriennale di investimento nell’efficienza educativa. Non sarebbero risorse aggiuntive già acquisite, ma fondi da preservare mediante coperture alternative e destinare a interventi mirati su classi, apprendimenti, tempo scuola e riequilibrio degli organici.

A orientare le decisioni dovrebbe essere una valutazione indipendente di tre scenari: applicazione dei tagli, mantenimento delle dotazioni e redistribuzione selettiva del personale. Il confronto dovrebbe misurare costi pluriennali, risultati negli apprendimenti, dispersione scolastica ed efficienza amministrativa, con obiettivi verificabili e controlli periodici.

Il Coordinamento esclude di voler difendere indiscriminatamente ogni posto. La sua contestazione riguarda il metodo: fissare prima il risparmio senza dimostrare che altre destinazioni delle stesse risorse non possano produrre benefici maggiori. Il calo demografico impone di ripensare la scuola; resta aperto il confronto su come farlo e su quali effetti avranno le scelte di bilancio.

Segui Voce della Scuola