Scuola o armi? La sfida da 11,5 miliardi

La proposta Anief: meno spesa militare e 11,5 miliardi l’anno per rilanciare istruzione, ricerca e salari.

12 ottobre 2026 18:15
Scuola o armi? La sfida da 11,5 miliardi -
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Undici miliardi e mezzo ogni anno per cambiare il volto dell’istruzione italiana. È la sfida lanciata da Anief: rivedere l’obiettivo NATO del 5% del PIL destinato a difesa e sicurezza e liberare mezzo punto da investire stabilmente in scuola, università, Afam e ricerca. Una proposta destinata ad accendere il confronto politico, perché mette al centro una domanda netta: quanto vale davvero il futuro del Paese?

La sfida: portare l’obiettivo NATO al 4,5%

L’impegno assunto al vertice NATO dell’Aia del 25 giugno 2025 prevede di raggiungere entro il 2035 una spesa pari al 5% del PIL: almeno il 3,5% per la difesa militare e fino all’1,5% per investimenti legati a sicurezza e infrastrutture. Anief propone di ridurre la quota militare al 3%, lasciando invariata la componente dell’1,5%. Il mezzo punto recuperato diventerebbe un investimento pubblico aggiuntivo e permanente per istruzione e ricerca.

La modifica, però, non è automatica: richiederebbe una revisione concordata dell’impegno NATO e degli obiettivi di capacità militare. Il sindacato punta quindi a un’iniziativa del Governo italiano capace di coinvolgere anche gli altri Stati alleati.

La posta in gioco: 11,5 miliardi l’anno

Su un PIL stimato in circa 2.300 miliardi di euro, lo 0,5% vale 11,5 miliardi l’anno. La fetta più consistente, 5,5 miliardi, sarebbe destinata alle retribuzioni di docenti, personale educativo e ATA. Altri 2 miliardi andrebbero agli organici e alla continuità del servizio, 1,5 miliardi all’edilizia scolastica e ai laboratori, 1,5 miliardi a università, Afam e ricerca civile e un miliardo al diritto allo studio e al contrasto della dispersione.

Stipendi e organici, le priorità

«Chiediamo di destinare il mezzo punto di PIL così riallocato a un investimento pubblico aggiuntivo e permanente in istruzione e ricerca, con priorità al recupero delle retribuzioni del personale scolastico e alla qualità del servizio educativo», dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Il fondo strutturale per gli stipendi dovrebbe comprendere anche il personale a tempo determinato, con criteri proporzionati alla durata del servizio e all’orario di lavoro. L’obiettivo dichiarato è ridurre le distanze retributive, tutelando in particolare i profili meno pagati.

Risorse nuove, non una partita di giro

Per Anief, i finanziamenti dovranno essere realmente aggiuntivi e non sostituire le somme già previste per i rinnovi contrattuali. La distribuzione dovrà inoltre considerare i fabbisogni dei territori, lo stato degli edifici, la dispersione scolastica e lo svantaggio socioeconomico, con un’attenzione specifica al Mezzogiorno, alla Puglia e alle aree interne.

Una scelta politica sul futuro

La proposta è ancora una piattaforma sindacale da sottoporre agli organi competenti di Anief, ma apre un confronto che va oltre i numeri. Da una parte gli impegni internazionali sulla sicurezza, dall’altra un sistema educativo che chiede personale stabile, edifici sicuri, laboratori moderni e salari più adeguati. La partita è appena iniziata: decidere dove destinare mezzo punto di PIL significa scegliere quale idea di sicurezza e di sviluppo consegnare alle prossime generazioni.

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