Sostegno 2027: la grande scoperta dell’acqua calda (con algoritmo incluso)

Curioso tempismo. Perché le stesse dinamiche erano già tutte lì, nero su bianco, almeno dal 2024. Bastava leggere – o più semplicemente, guardare le sperimentazioni

A cura di Redazione Redazione
20 aprile 2026 10:46
Sostegno 2027: la grande scoperta dell’acqua calda (con algoritmo incluso) -
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Improvvisamente, nel 2025-2026, la stampa specializzata si accorge della riforma del sostegno. Titoli, guide, spiegazioni: il “nuovo modello”, la “svolta”, la “centralità del progetto di vita”.

Curioso tempismo. Perché le stesse dinamiche erano già tutte lì, nero su bianco, almeno dal 2024. Bastava leggere – o più semplicemente, guardare le sperimentazioni.

Già allora si vedeva chiaramente dove si stava andando:

- fine dei criteri stabili;

- ore di sostegno sempre più “variabili”;

- valutazioni multidimensionali (tradotto: più complesse, meno contestabili);

- ingresso silenzioso ma deciso di piattaforme digitali e parametri standardizzati.

Ma soprattutto, si intravedeva il vero protagonista della riforma:

non il PEI, non il GLO, non il “progetto di vita”.

L’algoritmo.

Sì, perché mentre si parlava di inclusione, in alcune sperimentazioni – Liguria docet – le ore di sostegno venivano già determinate da sistemi digitali collegati a banche dati, indicatori e punteggi. Un meccanismo elegante, impersonale, apparentemente neutro.

Peccato che la realtà sia meno elegante:

- migliori? ti taglio le ore;

- fai progressi? segno meno davanti al sostegno;

- hai difficoltà non misurabili? problema tuo, il sistema non le vede.

Il tutto condito da una promessa rassicurante: “maggiore coerenza con i bisogni reali”.

Traduzione meno poetica: maggiore possibilità di ridurre le risorse senza dirlo apertamente.

Perché il punto, quello vero, resta sempre lo stesso:

le risorse non aumentano.

E quando le risorse non aumentano, ogni sistema “più efficiente” finisce per essere, guarda caso, anche più selettivo.

Oggi si parla di integrazione tra scuola, sanità e servizi sociali. Bene.

Si parla di visione globale della persona. Ottimo.

Ma nel frattempo:

- le decisioni si allontanano dalla classe;

- il contesto reale pesa meno dei parametri;

- la discrezionalità si traveste da oggettività.

E soprattutto, il sostegno smette di essere una garanzia e diventa una variabile.

La vera novità, dunque, non è la riforma.

È che finalmente qualcuno ha iniziato a raccontarla.

Con un paio d’anni di ritardo.

Sarebbe utile, a questo punto, recuperare il tempo perso. Non con altre brochure rassicuranti, ma con un confronto serio su ciò che sta già accadendo: meno automatismi, più algoritmi, e un sistema che rischia di premiare meno chi ne ha più bisogno.

Perché l’inclusione non si misura a punteggio.

E soprattutto non si aggiorna con un clic.

Marco Macri

Genova inclusiva

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