Sostegno 2027: la grande scoperta dell’acqua calda (con algoritmo incluso)
Curioso tempismo. Perché le stesse dinamiche erano già tutte lì, nero su bianco, almeno dal 2024. Bastava leggere – o più semplicemente, guardare le sperimentazioni
Improvvisamente, nel 2025-2026, la stampa specializzata si accorge della riforma del sostegno. Titoli, guide, spiegazioni: il “nuovo modello”, la “svolta”, la “centralità del progetto di vita”.
Curioso tempismo. Perché le stesse dinamiche erano già tutte lì, nero su bianco, almeno dal 2024. Bastava leggere – o più semplicemente, guardare le sperimentazioni.
Già allora si vedeva chiaramente dove si stava andando:
- fine dei criteri stabili;
- ore di sostegno sempre più “variabili”;
- valutazioni multidimensionali (tradotto: più complesse, meno contestabili);
- ingresso silenzioso ma deciso di piattaforme digitali e parametri standardizzati.
Ma soprattutto, si intravedeva il vero protagonista della riforma:
non il PEI, non il GLO, non il “progetto di vita”.
L’algoritmo.
Sì, perché mentre si parlava di inclusione, in alcune sperimentazioni – Liguria docet – le ore di sostegno venivano già determinate da sistemi digitali collegati a banche dati, indicatori e punteggi. Un meccanismo elegante, impersonale, apparentemente neutro.
Peccato che la realtà sia meno elegante:
- migliori? ti taglio le ore;
- fai progressi? segno meno davanti al sostegno;
- hai difficoltà non misurabili? problema tuo, il sistema non le vede.
Il tutto condito da una promessa rassicurante: “maggiore coerenza con i bisogni reali”.
Traduzione meno poetica: maggiore possibilità di ridurre le risorse senza dirlo apertamente.
Perché il punto, quello vero, resta sempre lo stesso:
le risorse non aumentano.
E quando le risorse non aumentano, ogni sistema “più efficiente” finisce per essere, guarda caso, anche più selettivo.
Oggi si parla di integrazione tra scuola, sanità e servizi sociali. Bene.
Si parla di visione globale della persona. Ottimo.
Ma nel frattempo:
- le decisioni si allontanano dalla classe;
- il contesto reale pesa meno dei parametri;
- la discrezionalità si traveste da oggettività.
E soprattutto, il sostegno smette di essere una garanzia e diventa una variabile.
La vera novità, dunque, non è la riforma.
È che finalmente qualcuno ha iniziato a raccontarla.
Con un paio d’anni di ritardo.
Sarebbe utile, a questo punto, recuperare il tempo perso. Non con altre brochure rassicuranti, ma con un confronto serio su ciò che sta già accadendo: meno automatismi, più algoritmi, e un sistema che rischia di premiare meno chi ne ha più bisogno.
Perché l’inclusione non si misura a punteggio.
E soprattutto non si aggiorna con un clic.
Marco Macri
Genova inclusiva