Sostegno, il dilemma della continuità: tra diritto dell’alunno e merito in graduatoria

La nuova procedura di conferma dei docenti spacca la scuola: la stabilità relazionale è un progresso civile o u La nuova procedura di conferma dei docenti spacca la scuola: la stabilità relazionale è un progresso civile o una ferita al sistema delle GPS?

26 febbraio 2026 10:36
Sostegno, il dilemma della continuità: tra diritto dell’alunno e merito in graduatoria -
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Il sistema scolastico italiano si trova davanti a un bivio identitario. Con l'entrata a regime del DL 71/2024, la gestione del sostegno abbandona la logica algoritmica per abbracciare quella della relazione. La norma parla chiaro: se la famiglia lo chiede e il Dirigente acconsente, il docente precario dell'anno precedente resta al suo posto con precedenza assoluta. Ma dietro la promessa di stabilità per gli alunni con disabilità, si accende uno scontro che tocca i pilastri del reclutamento.

La stabilità come missione

L’obiettivo del legislatore è porre fine a quel trauma silenzioso che ogni settembre colpisce migliaia di studenti: il distacco da un docente con cui si è costruito un codice comunicativo e un percorso di fiducia. Elevare la continuità a "interesse primario" significa riconoscere che, sul sostegno, la persona conta quanto (e a volte più) della cattedra. Tuttavia, per rendere operativo questo principio, la normativa ha dovuto creare una corsia preferenziale che scavalca i meccanismi ordinari.

Il cuore del conflitto: il merito calpestato?

La "precedenza assoluta" garantita al docente uscente agisce come una sorta di bypass delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). Il paradosso è evidente: un docente con punteggio altissimo, anni di specializzazione e titoli accumulati con sacrificio, potrebbe vedersi negata una sede ambita perché occupata da un collega con metà dei suoi punti, ma con il "vantaggio" di aver già servito in quella classe. Per le sigle sindacali e per migliaia di precari storici, questo non è solo un intoppo burocratico, ma una ferita al principio del merito e della trasparenza.

Una valutazione "umana" in un sistema tecnico

A rendere ancora più complesso il quadro è il ruolo del Dirigente Scolastico. La sua non è più una firma notarile su una lista precompilata dall'algoritmo, ma una scelta discrezionale e motivata. Entro il 15 giugno, il Preside deve decidere se quella conferma è funzionale al progetto educativo. Una responsabilità enorme che, se da un lato umanizza la scuola, dall'altro espone il fianco a timori di arbitrio e a una pioggia di ricorsi al TAR da parte di chi si sente scavalcato.

Verso un nuovo equilibrio

Siamo di fronte a una rivoluzione che mette a nudo la fragilità del nostro sistema: può esistere una scuola realmente inclusiva senza una stabilità organica del personale? La risposta del 2026 sembra essere un "sì" forzato, ottenuto attraverso una deroga al diritto al lavoro in nome del diritto all'istruzione. Il successo di questa manovra non si misurerà solo sui numeri della continuità garantita, ma sulla capacità di non trasformare una conquista per gli alunni in una guerra tra poveri per i docenti.

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