Sostegno, il grande inganno della continuità: un’estate di carta in attesa del verdetto finale
Tra ordinanze ministeriali e algoritmi impazziti, la stabilità degli alunni con disabilità resta un miraggio
La verità è scomoda: senza assunzioni in ruolo, la procedura è solo una lotteria burocratica che scadrà il 31 agosto
L’estate scolastica 2026 si trascina verso un finale già scritto, ma che nessuno ha il coraggio di ammettere: la continuità didattica sul sostegno è diventata un gioco d’azzardo. Nonostante l’Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026 provi a dare una parvenza di ordine, la realtà è che il legame tra docente e alunno è appeso a un filo sottilissimo, pronto a spezzarsi sotto il peso di un sistema che preferisce i numeri alle persone. Il Ministero ha venduto la procedura di conferma come la panacea contro il "valzer delle cattedre", ma a guardare bene il cronoprogramma si scopre una verità inquietante. Famiglie e docenti vengono costretti a una danza burocratica che parte a maggio e si trascina fino al 31 agosto, senza alcuna garanzia di successo.
Il Dirigente valuta, il GLO si esprime, il docente acconsente e la famiglia spera. Eppure, tutto questo sforzo può essere azzerato in un secondo da un aggiornamento delle graduatorie o da un ricalcolo dei punteggi. Non è una questione di categorie, ma di logica: in un sistema basato sulla precarietà, basta che un solo ingranaggio si sposti — un'abilitazione riconosciuta, un titolo valutato diversamente — perché l'intero castello della continuità crolli, travolgendo il diritto dello studente alla stabilità. La procedura non assicura la supplenza, la insegue. Ed è qui che risiede l'insinuante sospetto: si può davvero parlare di "tutela dell'alunno" quando la sua stabilità dipende da variabili indipendenti dalla didattica?
Se il docente ottiene il ruolo altrove (finalmente, verrebbe da dire), la continuità sparisce.
Se il posto viene assorbito dalla mobilità o dalle assegnazioni provvisorie, la procedura si azzera.
Se l’incrocio tra le "150 preferenze" e la disponibilità effettiva non è perfetto, l’algoritmo sputa fuori un nome nuovo, un estraneo che ricomincerà tutto da zero.
Il nocciolo della questione è politico, prima che tecnico. Si continua a cercare di "mettere una toppa" alla continuità didattica attraverso deroghe e precedenze nelle supplenze, quando l'unica vera garanzia sarebbe l'assunzione in ruolo.
Un finale sospeso
Mentre le famiglie attendono con ansia il 31 agosto, resta l'amaro in bocca per una riforma che promette "cuore" ma consegna "burocrazia". La continuità è un atto d’amore didattico che lo Stato continua a trattare come una pratica amministrativa da evadere all'ultimo minuto. E a settembre, quando suonerà la prima campanella, molti alunni si ritroveranno ancora una volta a guardare una porta sperando di veder comparire un viso noto, sapendo che la loro stabilità è stata sacrificata sull'altare di un calcolo matematico.