Spazio, potere e informazione: la nuova geopolitica orbitale che governa la Terra

Successo per l'evento di formazione e aggiornamento professionale promosso dall’Institute of Future and Innovation Studies (IFIS) della John Cabot University e da PIUE, con il coinvolgimento dell’ODG Lazio

17 ottobre 2026 13:04
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Spazio, potere e informazione: la nuova geopolitica orbitale che governa la Terra
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Oggi lo spazio extra-atmosferico non rappresenta più soltanto l'orizzonte scientifico dell'esplorazione umana, ma si è affermato come un'infrastruttura critica e invisibile su cui poggia l'intera architettura della società contemporanea: dalle transazioni finanziarie internazionali alla navigazione satellitare, dal monitoraggio del clima fino alla sicurezza e alla difesa nazionale, la nostra quotidianità dipende in modo diretto da asset strategici posizionati a centinaia di chilometri di altezza.Comprendere questa interdipendenza è divenuto un imperativo per il mondo dell'informazione, ed è proprio con l'obiettivo di fornire adeguati strumenti critici ai professionisti della comunicazione che si è svolto a Roma, nella Sala Pomarancio del Centro Studi Americani, il corso di formazione “Controllare lo spazio per governare la Terra: spazio, potere e informazione nel nuovo ordine globale”. L’iniziativa, il cui impianto scientifico e concettuale è stato sviluppato dall’Institute of Future and Innovation Studies (IFIS) della John Cabot University, è stata co-organizzata con Associazione PIUE, ospitata dal Centro Studi Americani e realizzata nell’ambito del Festival della Diplomazia, con il coinvolgimento dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio.In sede di apertura, Guido D’Ubaldo, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, ha sottolineato l'urgenza per la categoria di impadronirsi di competenze tecnologiche e geopolitiche complesse, ricordando come formare i media sui temi dello spazio e della sicurezza digitale sia l'unico modo per spiegare all'opinione pubblica l'impatto reale delle dinamiche orbitali sulla politica, sull'economia e sulla sicurezza di tutti i giorni. Un'analisi sviluppata e rilanciata da Roberto Sgalla, Direttore del Centro Studi Americani, e da Carlo Felice Corsetti, Segretario del Consiglio Territoriale di Disciplina ODG Lazio e Presidente PIUE, i quali hanno posto l'accento sulla trasformazione dello spazio in quello che la dottrina strategica definisce ormai a tutti gli effetti il Quinto Dominio della conflittualità, affiancato a terra, mare, cielo e cyberspazio; di fronte all'insidia dei conflitti ibridi e della manipolazione informativa, la stampa ha infatti il compito etico di decodificare l'uso politico dei dati satellitari senza cedere a ricostruzioni di comodo o a narrazioni propagandistiche.Nel suo intervento introduttivo, Francesco Lapenta, Direttore dell’Institute of Future and Innovation Studies presso la John Cabot University, ha proposto una lettura dello spazio come infrastruttura sempre più centrale per il funzionamento della società contemporanea. Il punto, ha sottolineato, non è più guardare separatamente satelliti, intelligenza artificiale, droni, comunicazioni, finanza, logistica, sicurezza e difesa, ma comprendere come questi sistemi stiano diventando sempre più interdipendenti. Da qui la struttura dell’intera giornata, articolata lungo quattro dimensioni connesse — infrastruttura, vulnerabilità, potere e percezione — e una delle idee centrali dell’incontro: non possiamo governare ciò che non possiamo vedere. I satelliti producono dati, non realtà, e il modo in cui questi dati vengono selezionati, interpretati e trasformati in conoscenza, sempre più anche attraverso l’intelligenza artificiale, è ormai parte delle nuove dinamiche di potere.Una lettura che si è integrata con quella di Giorgio Bartolomucci, Fondatore e Segretario Generale di Diplomacy, che ha evidenziato la necessità di fondere la diplomazia tradizionale con la diplomazia spaziale per prevenire crisi internazionali legate alla paralisi o al blocco dei vettori orbitali.In questo contesto, un ruolo determinante è svolto dalla natura non neutrale della geolocalizzazione e del telerilevamento: come chiarito dai docenti di geografia politica ed economica Alfonso Giordano e Gianluca Casagrande, le mappe digitali e i dati rilevati dai satelliti esprimono relazioni di potere, poiché la sovranità sugli algoritmi e la proprietà delle costellazioni conferiscono l'autorità di tracciare confini, valutare l'accesso alle risorse naturali e definire la risposta alle emergenze ambientali.Sul fronte industriale e della difesa, l'incontro ha messo in luce le eccellenze ma anche le vulnerabilità del settore italiano ed europeo: Ezio Bussoletti, Presidente di e-GEOS e già Vicepresidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha ricordato come l'elaborazione dei dati di osservazione della Terra costituisca un asset fondamentale per la protezione civile e il monitoraggio delle infrastrutture critiche nazionali, ribadendo l'urgenza di tutelare l'autonomia strategica continentale di fronte allo strapotere dei colossi commerciali esteri.A tale riguardo, Mariangela Dejana, Direttrice Business Unit Government & Defense di D-Orbit Group, ha richiamato l'attenzione sulla logistica e la protezione attiva degli asset spaziali, spiegando come garantire il posizionamento, la manutenzione e la gestione sicura dei satelliti sia divenuto un prerequisito indispensabile per assicurare la continuità dei servizi essenziali a terra, specie in virtù del legame sempre più stretto tra dimensione spaziale e sicurezza informatica.Sul tema della cybersicurezza è intervenuto Corrado Giustozzi, membro del Consiglio Direttivo CLUSIT, evidenziando come la superficie d'attacco degli hacker si sia ormai estesa fino alle infrastrutture orbitali e come un'aggressione informatica a una rete satellitare non comporti soltanto l'oscuramento di un segnale, ma possa bloccare transazioni bancarie, sistemi di trasporto intelligenti e comunicazioni di emergenza.Per rispondere a queste minacce, l'Unione Europea sta accelerando sulle politiche di resilienza strategica, come spiegato dall'analista politico Vittorio Calaprice, che ha illustrato i programmi comunitari volti a sviluppare costellazioni a connettività sicura per blindare le comunicazioni istituzionali e preservare la sovranità digitale europea.Infine, gli interventi di giornalisti e analisti come Frediano Finucci e Matteo Pedditzi hanno confermato quanto la contesa per la gestione dei flussi informativi mondiali passi inevitabilmente anche dai sistemi spaziali, dimostrando in conclusione come la geopolitica orbita-terrestre non sia un argomento confinato agli specialisti della materia, bensì una delle dimensioni centrali del potere contemporaneo, dinanzi alla quale il giornalismo è chiamato a svolgere un ruolo insostituibile di vigilanza, analisi e divulgazione critica.

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