Termosifoni spenti, studenti in sciopero: Siracusa al gelo, la scuola pubblica chiede risposte
Aule sotto i 7 gradi, occupazioni e sit-in: gli studenti siracusani tornano in piazza e chiedono un piano edilizio e fondi per il riscaldamento
Le aule gelide, i termosifoni spenti e le lezioni che diventano una prova di resistenza fisica prima ancora che intellettuale: a Siracusa l’inverno 2026 si apre con una nuova ondata di proteste studentesche. Sit-in, occupazioni e scioperi hanno coinvolto nella giornata del 13 gennaio numerosi istituti superiori della città, riportando al centro del dibattito una questione che si ripresenta puntualmente ogni anno: la mancata garanzia di condizioni minime di vivibilità negli edifici scolastici.
A mobilitarsi sono stati gli studenti dei licei e degli istituti Corbino, Insolera, Gargallo, Quintiliano, Fermi, Gagini, Federico II di Svevia e Santa Lucia. In alcuni casi si è arrivati all’occupazione delle scuole, in altri a manifestazioni spontanee e allo sciopero generale proclamato dalla Consulta Provinciale degli Studenti. Il messaggio è chiaro: studiare in aule con temperature che scendono anche sotto i 7 gradi non è accettabile, né compatibile con il diritto allo studio sancito dalla Costituzione.
A farsi portavoce del disagio è l’Unione degli Studenti (UDS) di Siracusa. “Gli studenti sono pronti a lottare per i propri diritti, negati da pochi finanziamenti e da una macchina burocratica lenta e inefffficiente”, ha dichiarato Mario Costa, esponente dell’UDS locale, sottolineando come l’assenza di un piano strutturale sull’edilizia scolastica continui a produrre emergenze cicliche, affrontate solo con interventi tampone.
Nel pomerigggio della stessa giornata, una delegazione dell’UDS ha partecipato a un tavolo di confronto con l’amministrazione provinciale, presentando un elenco di criticità che spaziano dal malfunzionamento degli impianti di riscaldamento alle carenze manutentive più generali degli edifici. Secondo l’organizzazione studentesca, servono investimenti programmati e un piano pluriennale che metta fine alla logica dell’emergenza.
La protesta di Siracusa si inserisce in un contesto più ampio. In diverse città italiane, infatti, gli studenti segnalano problemi analoghi, complici le temperature rigide e scuole spesso impreparate ad affrontarle. A livello nazionale, l’UDS denuncia una politica di finanziamento che, a loro avviso, penalizzerebbe la scuola pubblica a favore di misure di sostegno ad altri settori, come i bonus per le scuole private.
Non mancano, tuttavia, i primi segnali di risposta: in alcune scuole della città sarebbero già partite le prime riparazioni agli impianti di riscaldamento. Risultati parziali, ma che testimoniano come la mobilitazione abbia iniziato a produrre effetti concreti. Gli studenti, però, non intendono fermarsi: chiedono impegni scritti, risorse dedicate e soprattutto tempi certi, perché il diritto a studiare in ambienti sicuri e dignitosi non resti, ancora una volta, un principio disatteso.