Tra i corridoi del futuro, una tragedia che ci interroga

La notizia arrivata ieri da La Spezia, ha colpito inevitabilmente tutti come un duro pugno allo stomaco

18 gennaio 2026 19:42
Tra i corridoi del futuro, una tragedia che ci interroga -
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a cura di Fania Gerardo

La notizia arrivata ieri da La Spezia, ha colpito inevitabilmente tutti come un duro pugno allo stomaco, un ragazzo di soli 18 anni è stato ucciso a scuola da un suo compagno di classe.

Un luogo che dovrebbe essere sinonimo di crescita, confronto, dibattito, futuro , si è trasformato improvvisamente in uno scenario di una tragedia che lascia senza parole , soprattutto tra i banchi , il tempo sembra fermarsi , restano solo tante domande , tutte difficili, pesanti, che nessuno riesce a scansare.

Per i giovani la scuola è una parte enorme del loro quotidiano, il posto in cui si costruiscono amicizie, si scopre chi si è davvero e pensare che proprio li possa consumarsi una violenza estrema rompe un patto implicito: quello della sicurezza, per questo episodi come questo fanno maledettamente paura.

Perché non restano confinati alla cronaca, ma entrano nelle classi e nelle case, nei pensieri di tutti.

Un articolo come questo, di commento, non serve a cercare colpe ma serve piuttosto a fermarsi, a guardare in faccia il disagio che spesso cresce in silenzio. La violenza non nasce all’improvviso: matura, si alimenta di solitudini, di rabbia non ascoltata , di conflitti lasciati marcire. Questo non significa giustificare , ma capire che ignorare i segnali è un rischio che non possiamo più permetterci.

C’è poi il dolore di chi resta, compagni di scuola, amici, insegnanti, famiglie.

Per loro la ripresa non sarà immediata, tornare in classe , sedersi allo stesso banco, attraversare gli stessi corridoi avrà un peso inevitabilmente diverso.

In questi momenti è fondamentale che le istituzioni scolastiche non si limitino alle parole di circostanza , ma offrano ascolto reale e concreto, supporto psicologico, spazi sicuri in cui poter parlare senza paura di essere giudicati.

Per un pubblico giovane, questa tragedia parla anche di responsabilità collettiva, non solo delle regole, ma dell’attenzione quotidiana che ognuno può avere verso l’altro.

Un compagno isolato, una battuta che diventa umiliazione, un disagio che viene deriso online: nulla di tutto questo è “ normale “, la cultura della violenza si combatte anche così, nelle piccole scelte e comportamenti di ogni giorno.

La tragedia di ieri che ha visto morire Abanoub Youssef, non deve essere dimenticata in fretta , archiviata come l’ennesima notizia di cronaca ma diventare un punto di svolta nel modo in cui guardiamo i giovani e come ci interfacciamo con loro, ai loro silenzi, alle loro fragilità perché la scuola è un luogo dove il futuro non muore, ma nasce.

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