GPS e riserva Legge 68/99: Il "Doppio Scacco" all’inclusione che costringe i Docenti alle dimissioni
L'incoerenza con il PNRR3: Molti di questi docenti hanno partecipato al concorso di ottobre dichiarando la riserva mentre erano già in servizio ma in stato di sospensione
In queste ore, tra i corridoi delle scuole e gli uffici dei Centri per l'Impiego, si sta consumando un paradosso burocratico che colpisce i lavoratori più fragili della scuola italiana. Centinaia di docenti con invalidità civile (ex Lege 68/99), attualmente in servizio come precari, si trovano davanti a un bivio drammatico: rassegnare le dimissioni per poter dichiarare lo stato di disoccupazione "attiva", se non dichiarato precedentemente in un'altra procedura quando erano disoccupati. La disoccupazione attiva pare sia l' unico requisito universalmente accettato per inserire la riserva dei posti nelle imminenti Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).
L'asimmetria normativa: Un paradosso tecnico?
Il nodo tecnico è l'interpretazione dello "stato di disoccupazione". Molti docenti risultano regolarmente iscritti al collocamento mirato (spesso sin dall'estate), ma la loro posizione risulta in "sospensione" a causa del contratto a tempo determinato in corso.
Per chi deve inserirla per la prima volta (o aggiornarla) le FAQ ministeriali e le prassi amministrative sembrano richiedere la disoccupazione effettiva al momento della domanda.
L'incoerenza con il PNRR3: Molti di questi docenti hanno partecipato al concorso di ottobre dichiarando la riserva mentre erano già in servizio ma in stato di sospensione. Se quella dichiarazione è stata considerata valida per una procedura concorsuale, perché non dovrebbe esserlo per le GPS?
La Giurisprudenza tradita: Il Consiglio di Stato (Sez. VI, n. 2053/2013)ha chiarito che la riserva mira a proteggere chi è in una condizione di svantaggio permanente.
L'invalidità non "guarisce" con un contratto a termine; costringere un invalido a licenziarsi per dimostrare di essere disoccupato e iscritto al collocamento mirato è un cortocircuito logico che viola il principio di ragionevolezza.
La condizione di invalidità non va in pausa!
Il "Doppio Scacco" all'Inclusione
Le conseguenze di questa incertezza normativa producono un danno sistemico che definiamo un "doppio scacco":
1. Scacco al lavoratore fragile: Il docente perde lo stipendio, i contributi pensionistici e il diritto alla NASpI. Viene sanzionato economicamente per il solo fatto di voler esercitare un diritto. È una forma di discriminazione indiretta: chi ha avuto la "fortuna" di non avere un incarico a marzo è tutelato; chi sta in aula è penalizzato.
2. Scacco all'alunno con disabilità e a tutti gli alunni della classe: Qui risiede il dramma umano. Molti di questi docenti sono anche docenti di sostegno e seguono lo stesso studente da anni. Dimettersi a marzo significa troncare la continuità didattica nel momento più delicato dell'anno scolastico. Per uno studente con BES, ad esempio, perdere il proprio riferimento pedagogico a tre mesi dagli esami o dalla fine delle lezioni è un trauma che mina il successo formativo.
Cosa succede a scuola?
Le dimissioni di massa in questo periodo dell'anno generano il caos nelle segreterie:
Bisogna attivare procedure d'urgenza per trovare sostituti.
Si creano vuoti d'organico che pesano sui colleghi e sulle famiglie.
Le norme, che dovrebbe garantire l'inclusione, diventano il motore primo della sua interruzione.
Un appello alla sensibilità Ministeriale
Ci rivolgiamo al Ministero dell' istruzione e a tutto il Governo che si stanno dimostrando sensibili e attenti alle fragilità: non è accettabile che un docente sia sottoposto a questa pressione psicologica ed economica.
È urgente una nota chiarificatrice che stabilisca un principio di buon senso: l'iscrizione al collocamento mirato effettuata "in stato di disoccupazione" deve considerarsi valida ai fini della riserva GPS anche se l'interessato è "temporaneamente in servizio".
La memoria della sofferenza e del diritto alla dignità non può essere una celebrazione annuale, ma una pratica amministrativa quotidiana.
Chiediamo che il "filo dell'inclusione" non venga spezzato da un cavillo.
Nessun docente dovrebbe essere costretto a scrivere una lettera di dimissioni: "Mi sento profondamente ferita... vi porgo le mie più umili scuse", perché non è il docente a dover chiedere scusa, ma il sistema a dover garantire che il lavoro non sia il nemico del diritto.
Certa di avere la vostra attenzione, porgo i miei più cordiali saluti
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE