Tra ordinario e riservato: il gran litigio degli aspiranti DS. Intanto in mille cercano di tornare a casa da sette anni

Mille dirigenti del 2017 aspettano ancora di tornare a casa. Chi entra oggi dal riservato farà lo stesso percorso. Linda L'Amante racconta.

14 aprile 2026 08:36
Tra ordinario e riservato: il gran litigio degli aspiranti DS. Intanto in mille cercano di tornare a casa da sette anni -
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Nel dibattito sul reclutamento dei dirigenti scolastici che da settimane anima forum, comunicati sindacali e riunioni riservate, i protagonisti riconoscibili sono due. Da un lato i vincitori del concorso ordinario, dall’altra quelli del concorso riservato. Ciascuno convinto di avere ragione, ciascuno con un pezzo di normativa dalla sua parte. Su queste pagine abbiamo raccontato questa storia completa di numeri e retroscena politici che la rendono già di per sé assai intricata.

Ma a rendere la situazione ancora più complicata ci sono le aspettative di un terzo fronte, quello dei dirigenti scolastici fuori sede, circa mille, secondo le stime più recenti, che dal concorso nazionale del 2017 aspettano di tornare a casa. Loro il problema dei posti lo hanno capito subito, prima che diventasse oggetto di contenzioso tra i vincitori delle diverse procedure.

Quando nel 2019 si sono ritrovati assegnati a Vicenza, a Torino, a Udine, con la famiglia a Roma, a Napoli, a Palermo, hanno fatto i conti e hanno capito che i posti disponibili nelle regioni del Centro-Sud non sarebbero bastati per riportarli indietro in tempi brevi. Poi sono arrivati il concorso ordinario del 2023 e il concorso riservato, con le loro graduatorie da smaltire, e quei posti sono diventati ancora meno.

Linda L'Amante è portavoce del Coordinamento DS Fuori Sede. È laziale, vive a Roma con marito e figli e nel 2019 era nel primo contingente di immissioni in ruolo del concorso 2017. Destinazione: Veneto. L'anno scorso è riuscita ad avvicinarsi alle Marche. Sette anni per fare metà strada. Le abbiamo chiesto di raccontarci com'è stare dall'altra parte di questa storia.

Da Vicenza a Fabriano in sette anni. Ha calcolato quanto ci metterà per fare l’ultimo tratto?

Ormai non faccio più previsioni. Ogni anno una legge, un emendamento, riaccende le mie speranze che poi vengono puntualmente disilluse. Di una cosa mi illudo: a differenza di tanti miei colleghi sono abbastanza giovane da sperare che prima o poi tornerò a casa.

La sua storia non è isolata. I dati del concorso 2017 parlano di quasi il 48% dei vincitori costretti a lasciare la propria regione...

Devo correggerla: quel dato riguarda solo il primo anno di assunzioni. Negli anni successivi sono stati assunti in totale circa 3.400 colleghi, molti dei quali anch'essi fuori regione.

Quanti siete in tutto?

L'amministrazione non ha mai pubblicato dati aggiornati. Per diversi anni la FLC-CGIL ha fornito numeri che si fermano al 2022, quando i fuori regione erano 1.050. Oggi stimo che siano ancora circa mille, sommando i vincitori del concorso 2011 in Campania che hanno optato per l'interregionalità, i vincitori del 2017 e i circa 500 vincitori del riservato immessi in ruolo a novembre 2024. Se ci limitiamo al concorso 2017, siamo ancora fuori regione in circa 800.

Con prospettive di rientro?

Tra questi, hanno probabilità concrete di rientrare solo i colleghi che usufruiscono di leggi speciali come la legge 104. Chi non ha tutele particolari ha pochissime speranze. Senza nuove assunzioni, in teoria, potrebbero essere tutti assorbiti nel giro di tre o quattro anni, ma dipende da molte variabili.

Cosa succede materialmente quando un dirigente scolastico viene assegnato fuori regione?

Viene messo davanti a una scelta: le proprie aspirazioni professionali o la famiglia. Tenga conto che la maggioranza dei vincitori sono donne. Quando una donna sceglie di lasciare la famiglia per lavorare lontano, subisce le critiche più o meno velate dei familiari. Per l'uomo è diverso: in Italia, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud, viene considerato normale che un uomo vada a lavorare lontano da casa. La donna no.

E sul piano concreto?

Si hanno poche settimane, spesso pochi giorni, per riorganizzare completamente la vita. Ci si ritrova in un posto sconosciuto a centinaia di chilometri da casa a cercare una sistemazione: un appartamento in affitto nella migliore delle ipotesi, un residence o una stanza d'albergo nei casi peggiori. Si arreda una casa in quattro e quattr'otto, si trasferiscono in fretta i vestiti e tutto il necessario. Poi, il primo settembre, ci si ritrova sommersi dal lavoro per far partire la scuola in un contesto del tutto sconosciuto.

E la famiglia?

Nel mio caso, come per molti colleghi, sono seguiti anni di viaggi settimanali per tornare a casa, cinque, sette ore, per onorare il patto con la famiglia: "io ci sono, ci sarò sempre". Non importa la stanchezza. Nel frattempo si rinuncia alle abitudini, alle amicizie, agli hobby. La famiglia si ritrova spaccata. Ed è capitato che molte famiglie si siano disgregate.

E dal punto di vista economico?

Significa destinare una parte del reddito, per fortuna non basso, a sostenere la doppia vita tra affitti spesso molto alti, bollette, viaggi. Si parla tanto della perequazione degli stipendi dei dirigenti alle altre dirigenze pubbliche, ma per noi fuori regione la prima perequazione da fare è tornare a casa.

Però bisogna dirlo: il riavvicinamento a casa non era previsto dal bando del 2017. C'è stato un errore di valutazione?

Abbiamo partecipato a un concorso nazionale sapendo che avremmo potuto essere assegnati altrove. Il vincolo triennale lo conoscevamo. Quello che non sapevamo, o almeno io non lo sapevo, era la storia del concorso regionale 2011 in Campania, che alla fine avrebbe azzerato i posti disponibili in Lazio. Non immaginavo che i campani avrebbero occupato quasi tutti i posti nel Lazio. Non immaginavo che i posti al Nord sarebbero stati tre volte quelli del resto d'Italia. Queste cose le ho scoperte ad agosto 2019, quando ho saputo di essere stata assegnata al Veneto.

E dopo?

I più ottimisti pensavano di rientrare a fine triennio, i pessimisti mettevano in conto sei o sette anni. Purtroppo la situazione è evoluta sempre peggio. Le regole della mobilità non erano adatte a questa nuova situazione: mille dirigenti fuori regione che devono tornare. Il contratto prevedeva una mobilità fino al 30%, con i nullaosta dei direttori generali della regione in ingresso e in uscita. I sindacati all'inizio non ci ascoltavano: "lo sapevate che era nazionale", ci dicevano. Sì, lo sapevamo. Ma nessuno aveva messo in conto l’esilio a vita.

Come avete reagito?

Ci siamo auto organizzati. Abbiamo scritto, intercettato sindacati e politica, organizzato manifestazioni. Abbiamo ottenuto l'incremento della percentuale destinata alla mobilità. Dal 30% siamo arrivati al 60%, poi al 100%. Ma anche questo non è bastato. I numeri sono troppo elevati, i posti sono pochi, per giunta è il momento del dimensionamento chiesto dall'Europa. Anche con il 100% rientrano in pochi e solo se in possesso di leggi speciali. La mobilità è diventata quasi esclusivamente sanitaria o per sentenza. E poi sono arrivati i due nuovi concorsi, con il meccanismo del "fatti salvi" che dà precedenza alle assunzioni sulla mobilità. Nel 2025 è stato accantonato l'intero contingente triennale, tutto insieme. Il risultato è che anche la mobilità al cento per cento non ha prodotto movimenti. Il 100% di zero fa zero. L'abbiamo definita tempesta perfetta.

Come se ne esce? Le soluzioni che avete proposto?

Ne vedo tre. La prima: bandire i nuovi concorsi solo nelle regioni dove ce ne è effettivo bisogno, decurtando dai contingenti assunzionali regionali i fuori regione che ambiscono a rientrare. La seconda: tornare ai concorsi nazionali, ma costruendo un sistema che regolamenti la mobilità e preveda meccanismi di rientro non limitati ai possessori di leggi speciali. La terza: prevedere contingenti aggiuntivi di dirigenti per ridurre le reggenze o per assegnare incarichi di responsabilità. Ultimamente circolano alcune proposte in questa direzione.

Esiste per i docenti l'assegnazione provvisoria. Per i dirigenti nulla di simile. Avete provato a proporla?

L'abbiamo chiesta più volte. I primi tempi ci veniva contestato il fatto che il dirigente ha un incarico triennale, che deve essere valutato. In risposta abbiamo scritto una proposta di emendamento che superasse tutte le criticità. I sindacati l'hanno ritenuta valida, ma l'amministrazione non l'ha mai presa in considerazione. Ritengo per paura che, con uno strumento del genere, il Nord possa di nuovo svuotarsi di dirigenti. Ma questo rischio oggi non esiste: anche il Nord è saturo. Oggi la regione con il maggior numero di reggenze è il Lazio, non le regioni settentrionali. La manovra sarebbe sostenibile: si parla di circa 300 reggenze l'anno.

Entro un paio di anni la graduatoria dell'ordinario si esaurirà. A quel punto la mobilità avrà la precedenza. Voi del 2017 dovreste rientrare praticamente tutti?

Assolutamente no. Ne è la prova quanto è successo in Sicilia nell'ultima mobilità. Esaurita la graduatoria dell'ordinario, ci sono stati movimenti in ingresso: su 22, ben 9 erano dirigenti vincitori del concorso riservato 2023, immessi in ruolo da meno di un anno. Per la mobilità dei dirigenti scolastici non esiste un criterio di precedenza che tenga conto dell'anzianità di servizio. Non esiste un "concorso 2017" o un "concorso 2023": esistono solo fuori regione che chiedono di rientrare, tutti sullo stesso piano.

Cosa chiedete allora?

Criteri comuni per graduare anche i possessori di precedenze in base all'anzianità di servizio, e un canale parallelo che destini una quota della mobilità ai dirigenti senza leggi speciali, graduandoli allo stesso modo. E il rispetto del vincolo di permanenza triennale previsto dai bandi. In questo modo ci sarebbe un giusto turnover tra i fuori regione.

Resta la coda del concorso riservato: circa 1500 vincitori ancora da assumere, prevalentemente meridionali. In pratica la vostra storia si ripete?

La storia non è destinata a ripetersi, semplicemente si allunga. Ad oggi abbiamo una graduatoria del 2017 accresciuta con 2.099 unità del riservato 2023. Se dopo sette anni abbiamo ancora 800 vincitori del 2017 in attesa di rientrare, possiamo aspettarci che tra sette anni avremo altrettanti colleghi nella stessa situazione. Urge che i decisori politici prendano in mano la situazione che hanno creato. Come si esce dalla tempesta perfetta? Sono loro che devono darci risposte.

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