Trescore Balneario. Se fosse saltato un ponteggio
Se fosse saltato un ponteggio, ci sarebbe già stato uno sciopero. A Trescore Balneario no.
C'è un dettaglio nella vicenda di Trescore Balneario che merita di essere letto con attenzione prima ancora di entrare nel merito psicologico o sociologico. Il tredicenne che ha accoltellato la sua insegnante di francese aveva scritto, su un canale Telegram, che non aveva ancora quattordici anni e quindi non poteva essere incarcerato. Aveva pianificato il gesto, scelto il bersaglio, gestito la comunicazione. E aveva tute mimetiche in casa.
L'analisi del disagio adolescenziale, della violenza nelle scuole, della crisi dell'autorità educativa è legittimo, è tutto necessario. Ma c'è una lettura che fatica a farsi strada nel dibattito pubblico che invece dovrebbe essere la principale.
Una docente è stata accoltellata sul posto di lavoro. È un infortunio professionale.
La scuola è un luogo di lavoro. Gli insegnanti sono lavoratrici e lavoratori. Quando un addetto alle ferrovie viene aggredito, quando un infermiere viene picchiato al pronto soccorso, quando un conducente di autobus subisce violenza, si parla di sicurezza sul lavoro, si aprono fascicoli, si convocano tavoli ministeriali, si agita il sindacato. Quando accade a una professoressa di francese in una scuola bergamasca, la discussione scivola immediatamente verso il profilo del minore, il contesto familiare, la questione dei limiti di imputabilità.
C’è un’inspiegabile differenza di peso simbolico attribuito alla categoria.
Gli insegnanti sono da tempo oramai immemorabile esposti a una condizione di vulnerabilità crescente — per fortuna non sempre con questa drammaticità, ma strutturalmente. Le aggressioni verbali sono normalizzate. Le minacce vengono gestite in silenzio per non "creare problemi". Le denunce, quando vengono presentate, restano spesso senza seguito pratico. La scuola del quieto vivere ha insegnato a incassare anche questo.
La domanda che bisognerebbe porsi con maggiore chiarezza è: se quella mattina fosse saltato un ponteggio e un lavoratore o una lavoratrice fossero finiti in ospedale, cosa sarebbe successo? Ispezioni, comunicati, forse uno sciopero. Oltre all’accertamento del colpevole da processare — ma almeno il riconoscimento che un luogo di lavoro aveva fallito il suo dovere di protezione verso chi ci lavora.
Quella protezione, nella scuola, non esiste come sistema. Esiste come buona volontà individuale del singolo dirigente, come fortuna, come contesto. Ma non è ancora davvero un diritto esigibile.
I sindacati della scuola hanno strumenti e storia per occuparsi di tante cose. Dalla contrattazione alla mobilità, dal precariato alle abilitazioni.
Il tema della sicurezza fisica dei docenti, non incontra invece particolari passioni. Eppure sarebbe esattamente il terreno su cui un'azione sindacale — unitaria, visibile, non ridotta all'ennesimo comunicato — potrebbe avere senso. Prima che si trovi un'altra vittima del quieto vivere.