Valutazione scolastica, il CNDDU: personalizzare con rigore

Il CNDDU richiama il valore formativo della valutazione: decisivi personalizzazione, documentazione, dialogo con le famiglie e rigore.

06 ottobre 2026 10:10
Valutazione scolastica, il CNDDU: personalizzare con rigore  - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce della recente vicenda scolastica della provincia di Pordenone sottoposta all’esame del Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia, ritiene opportuno richiamare l’attenzione sul significato pedagogico e professionale della valutazione scolastica, con particolare riguardo al rapporto tra personalizzazione dell’insegnamento, documentazione del percorso formativo e responsabilità collegiale dei docenti.

Al di là degli aspetti propri del singolo procedimento, la vicenda pone una questione di interesse generale per il sistema scolastico: la valutazione finale non può essere ridotta a un calcolo delle insufficienze né a un atto circoscritto allo scrutinio conclusivo. Essa rappresenta l’esito di un processo sviluppato nel corso dell’anno attraverso verifiche, interventi didattici, attività di recupero, osservazione dei progressi e comunicazione con la famiglia.

In questa prospettiva, il voto registra una prestazione, mentre la valutazione esprime un giudizio più ampio sul percorso compiuto. Una decisione finale risulta quindi tanto più solida quanto più è coerente con gli elementi raccolti durante l’anno e con gli interventi messi in atto dalla scuola. Soprattutto nelle situazioni caratterizzate da difficoltà persistenti, è essenziale che criticità, strategie adottate ed esiti siano rilevati con continuità e comunicati tempestivamente.

Il quadro normativo attribuisce alla valutazione una funzione formativa che non si esaurisce nell’accertamento del rendimento. Il D.P.R. 22 giugno 2009, n. 122 la collega al processo di apprendimento e richiede coerenza tra verifiche, valutazioni e obiettivi formativi, prevedendo inoltre un’informazione tempestiva alle famiglie sull’andamento scolastico.

Per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento certificati, la legge 8 ottobre 2010, n. 170 prevede forme individualizzate e personalizzate di insegnamento, strumenti compensativi, misure dispensative e adeguate modalità di verifica e valutazione. Tali disposizioni acquistano significato quando trovano concreta applicazione nell’attività didattica e non rimangono confinate alla sola dimensione documentale.

Personalizzare, tuttavia, non significa predeterminare l’esito della valutazione. Significa predisporre condizioni didattiche adeguate affinché lo studente possa affrontare il percorso formativo secondo modalità coerenti con le proprie esigenze. Gli strumenti previsti dalla normativa sostengono l’apprendimento e consentono di valutarlo in maniera appropriata, ma non sostituiscono il conseguimento degli obiettivi formativi.

In tale quadro assume particolare rilievo la responsabilità del consiglio di classe. Lo scrutinio non è un semplice passaggio amministrativo, ma il momento collegiale nel quale le osservazioni maturate nelle diverse discipline concorrono alla formulazione di un giudizio complessivo. La sua autorevolezza dipende dalla coerenza tra il lavoro svolto durante l’anno, gli elementi acquisiti e la decisione conclusiva.

Ugualmente centrale è il rapporto con le famiglie. La comunicazione delle difficoltà non dovrebbe essere considerata una cautela legata all’eventualità di un contenzioso, ma una componente dell’azione educativa. Informare tempestivamente consente alla famiglia di comprendere le criticità quando esistono ancora margini di intervento e permette alla scuola di costruire una collaborazione più efficace.

Anche la documentazione assume, in questa prospettiva, una funzione sostanziale. Registrare gli interventi effettuati, i risultati conseguiti e le difficoltà persistenti consente di dare continuità al lavoro educativo e di rendere leggibile il processo che conduce alla valutazione finale. Non si tratta di moltiplicare gli adempimenti, ma di assicurare coerenza e trasparenza alle scelte didattiche.

Il CNDDU ritiene che vicende di questo genere non debbano alimentare una contrapposizione tra scuola e famiglia né essere ricondotte all’alternativa tra severità e indulgenza. Il tema centrale riguarda piuttosto la qualità dell’azione educativa e la capacità della scuola di individuare precocemente le difficoltà, predisporre interventi adeguati, verificarne gli effetti e assumere, quando necessario, decisioni motivate.

Una scuola rigorosa non è quella che moltiplica le non ammissioni, così come una scuola attenta alle differenti esigenze formative non è quella che rende irrilevanti gli apprendimenti effettivamente raggiunti. Personalizzazione e rigore possono convivere quando la prima garantisce condizioni adeguate per apprendere e il secondo assicura serietà e attendibilità alla valutazione.

La valutazione finale dovrebbe pertanto essere percepita non come una sanzione né come un automatismo legato ai voti, ma come l’espressione conclusiva di una responsabilità educativa e professionale esercitata nel tempo. Rendere chiaro il percorso che conduce a una decisione, soprattutto quando essa è difficile, significa rafforzare la fiducia delle famiglie, l’autorevolezza dei docenti e la credibilità stessa dell’istituzione scolastica.

Prof. Romano Pesavento- Presidente CNDDU

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