Viaggi di istruzione 2026: deriva selettiva e criticità sistemica. Quando il diritto all’istruzione si scontra con il vincolo economico
La sua progressiva trasformazione in un servizio “a domanda individuale” di fatto subordinato alla capacità contributiva delle famiglie introduce un elemento distorsivo che rischia di configurare una discriminazione indiretta
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con forte preoccupazione sul quadro emerso in merito ai viaggi di istruzione per l’anno 2026, che evidenzia un dato non più ignorabile: il 44% degli studenti italiani rinuncia alla partecipazione alle gite scolastiche, in larga parte per motivi economici. Un indicatore che, letto in chiave sistemica, segnala una progressiva erosione del principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione e del diritto all’istruzione di cui all’articolo 34.
Il viaggio di istruzione, disciplinato nell’ambito dell’autonomia scolastica e richiamato da plurime circolari ministeriali, non costituisce un’attività accessoria, bensì un segmento qualificante dell’offerta formativa, in quanto esperienza didattica a pieno titolo. La sua progressiva trasformazione in un servizio “a domanda individuale” di fatto subordinato alla capacità contributiva delle famiglie introduce un elemento distorsivo che rischia di configurare una discriminazione indiretta, in contrasto con i principi di equità e inclusione che devono orientare il sistema pubblico di istruzione.
Il CNDDU evidenzia come tale criticità non rappresenti un fenomeno contingente, ma l’esito di una traiettoria già chiaramente delineata: una criticità già oggetto di reiterate segnalazioni e da ultimo nuovamente richiamata in recenti comunicazioni istituzionali. In tali interventi, il Coordinamento aveva già individuato con precisione il rischio di una progressiva esclusione economica e aveva avanzato indicazioni puntuali per contenere l’impatto finanziario sulle famiglie, richiamando la necessità di un intervento pubblico strutturale.
Parallelamente, e con altrettanta urgenza, il CNDDU ha posto al centro del dibattito la questione della sostenibilità giuridica ed economica del ruolo dei docenti accompagnatori. L’attuale assetto normativo prevede infatti un regime di responsabilità particolarmente gravoso in capo al personale docente, chiamato a garantire la vigilanza degli studenti anche in contesti extra-scolastici, con possibili implicazioni di natura civile e penale. A fronte di tale esposizione, si registra una sostanziale assenza di un adeguato riconoscimento economico, configurando una evidente asimmetria tra obblighi e tutele.
Il Coordinamento aveva già formalmente sollecitato il Ministro dell’Istruzione a valutare una revisione della disciplina economica relativa alla partecipazione dei docenti ai viaggi di istruzione, sottolineando come l’attuale modello, fondato sulla disponibilità volontaria, risulti strutturalmente fragile e non più sostenibile. L’innalzamento dell’età media del corpo docente, unito all’incremento delle responsabilità e alla pressione sociale esercitata dalle famiglie, contribuisce ulteriormente a ridurre la disponibilità degli insegnanti, determinando un effetto a catena che incide direttamente sull’organizzazione delle attività.
Sul piano economico, i dati confermano un incremento significativo dei costi medi dei viaggi di istruzione, imputabile all’aumento generalizzato dei prezzi nel settore dei trasporti, dell’ospitalità e dei servizi turistici. Tale dinamica si innesta in un contesto di contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, determinando una compressione della spesa per attività educative non obbligatorie. Il risultato è una selezione implicita basata sul reddito, che contraddice la funzione pubblica della scuola.
Non meno rilevante appare il dato relativo alla crescente quota di studenti che rinuncia volontariamente alla partecipazione, evidenziando criticità sul piano delle dinamiche relazionali e del benessere scolastico. Anche questo elemento deve essere letto come parte di un quadro più ampio, in cui la dimensione educativa rischia di perdere la sua funzione inclusiva.
Alla luce di tali evidenze, il CNDDU richiama con fermezza la necessità di un intervento normativo e finanziario che restituisca ai viaggi di istruzione la loro natura di diritto esigibile e non di opportunità condizionata. In assenza di misure correttive, il sistema scolastico rischia di consolidare una segmentazione interna, in cui l’accesso alle esperienze formative diventa funzione delle risorse economiche disponibili, con effetti di lungo periodo sul piano sociale ed educativo.
Il CNDDU ribadisce il proprio impegno a proseguire nell’azione di monitoraggio e proposta, affinché il principio di uguaglianza non resti una dichiarazione di intenti, ma trovi concreta attuazione anche nelle esperienze educative che si svolgono oltre l’aula.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU