Vincenzo Scarpellino: distinguere l'aggressività dalla violenza

Il 14 ottobre 2026, un convegno promosso da La Voce della Scuola e OggiScuola ha riunito rappresentanti delle istituzioni, professionisti dell'educazione, esperti del diritto e giovani per affrontare il fenomeno della violenza scolastica.

A cura di Redazione Redazione
17 ottobre 2026 12:15
Vincenzo Scarpellino: distinguere l'aggressività dalla violenza - Vincenzo Scarpellino: distinguere l'aggressività dalla violenza (foto di Mimmo Fontanella)
Vincenzo Scarpellino: distinguere l'aggressività dalla violenza (foto di Mimmo Fontanella)
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Violenza nelle scuole, a Napoli il confronto tra istituzioni, magistrati, psicopedagogisti e studenti: «La prevenzione comincia dall'ascolto»

Al centro del dibattito la necessità di superare la logica dell'emergenza e costruire percorsi educativi fondati sulla prevenzione, sulla consapevolezza emotiva e sulla responsabilità condivisa.

NAPOLI, 14 ottobre 2026 – La violenza nelle scuole non può essere affrontata esclusivamente attraverso provvedimenti disciplinari, misure di sicurezza o interventi successivi agli episodi più gravi. Occorre interrogarsi sulle cause del disagio giovanile, sulla qualità delle relazioni educative e sulla capacità delle istituzioni scolastiche di riconoscere tempestivamente i segnali di aggressività.

È questa la prospettiva attorno alla quale si è sviluppato il convegno «Violenza nelle scuole a Napoli. Istituzioni, esperti e studenti a confronto», svoltosi nel capoluogo campano il 14 ottobre 2026 e documentato integralmente da Radio Radicale.

L'iniziativa è nata dalla collaborazione tra le testate La Voce della Scuola e OggiScuola, promossa dai direttori Diego Palma e Antonio Scarpellino, insieme alla consigliera comunale di Napoli e presidente della Consulta delle Elette, Anna Maria Maisto.

L'incontro, durato circa due ore e diciannove minuti, ha rappresentato un'occasione di confronto tra mondo scolastico, istituzioni, magistratura, professionisti e studenti, con particolare attenzione agli strumenti pedagogici necessari per prevenire comportamenti violenti e promuovere una cultura del rispetto.

Dalla cronaca all'analisi: comprendere le radici della violenza

Ad aprire il dibattito è stata la giornalista del Corriere della Sera Valentina Santarpia, che ha richiamato l'attenzione sulla crescente esposizione mediatica degli episodi di violenza giovanile.

Aggressioni tra adolescenti, episodi di bullismo, minacce e attacchi ai docenti alimentano un clima di preoccupazione che rischia, tuttavia, di ridurre un fenomeno complesso a una successione di fatti di cronaca.

Il punto centrale è comprendere ciò che precede l'episodio violento: quali condizioni personali, relazionali, familiari e sociali possano favorire l'escalation dell'aggressività e quali strumenti possano interromperla.

La scuola diventa così non soltanto il luogo in cui talvolta si manifestano comportamenti problematici, ma anche uno degli ambienti privilegiati in cui riconoscerli, interpretarli e prevenirli.

Vincenzo Scarpellino: distinguere l'aggressività dalla violenza

Uno dei contributi pedagogici centrali è stato quello di Vincenzo Scarpellino, psicopedagogista e responsabile della formazione di OggiScuola, che ha posto l'accento su una distinzione fondamentale: aggressività e violenza non sono sinonimi.

L'aggressività può costituire una componente del comportamento umano e avere anche una funzione adattiva. La violenza rappresenta invece una possibile degenerazione, che può manifestarsi quando emozioni, conflitti e impulsi non vengono riconosciuti e gestiti adeguatamente.

Da questa distinzione deriva un preciso compito educativo: insegnare ai ragazzi a comprendere le proprie emozioni, riconoscere i segnali di rischio e sviluppare modalità non violente di gestione dei conflitti.

Scarpellino ha sottolineato soprattutto l'importanza di coinvolgere direttamente gli studenti, evitando di trasformarli in semplici destinatari di raccomandazioni formulate dagli adulti.

La scelta di inserire attività laboratoriali nel programma del convegno risponde proprio a questa esigenza: rendere i giovani protagonisti di una riflessione che li riguarda personalmente.

Non basta parlare dei ragazzi. Occorre parlare con i ragazzi, ascoltarne le esperienze e valorizzarne la capacità di elaborare proposte.

In questa prospettiva assumono particolare importanza l'empatia, l'educazione emotiva, le competenze relazionali e la costruzione di un rapporto di fiducia tra studenti e insegnanti.

Il ruolo delle istituzioni: scuola, famiglie e servizi sociali devono collaborare

Particolarmente significativo è stato l'intervento di Maura Striano, assessore all'Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli, che ha richiamato l'importanza di un'alleanza educativa territoriale stabile.

L'assessore ha evidenziato la necessità di rafforzare il rapporto tra istituzioni scolastiche e servizi sociali, superando una concezione di questi ultimi come strumenti da attivare soltanto nelle situazioni di emergenza.

Assistenti sociali, psicologi, insegnanti, dirigenti scolastici e famiglie devono poter collaborare prima che le difficoltà si trasformino in situazioni difficilmente gestibili.

Striano ha illustrato il lavoro svolto attraverso i patti educativi territoriali e ha richiamato il progetto Napoli, Città educativa, orientato a riconoscere e affrontare anche le sofferenze emotive che i giovani portano con sé.

Un altro passaggio rilevante ha riguardato il rapporto tra condizioni economiche e comportamenti violenti. L'assessore ha invitato a evitare semplificazioni che associano automaticamente povertà, marginalità e violenza, ricordando come gli episodi di aggressività possano manifestarsi anche in contesti sociali economicamente privilegiati.

La violenza, dunque, non può essere spiegata attraverso un'unica variabile sociale: richiede un'analisi delle relazioni, dei modelli culturali e dei processi educativi.

Il contributo del Ministero e delle istituzioni territoriali

Al confronto ha partecipato, attraverso un videomessaggio, la sottosegretaria al Ministero dell'Istruzione e del Merito Paola Frassinetti.

Sono stati inoltre comunicati i messaggi istituzionali del ministro Giuseppe Valditara e del presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi.

Quest'ultimo ha richiamato, nel messaggio letto durante l'incontro, l'importanza della prevenzione, della promozione della legalità, dell'ascolto e del benessere degli studenti.

Tra i rappresentanti istituzionali intervenuti figurano anche Anna Maria Maisto, presidente della Consulta delle Elette del Comune di Napoli, Gianluca Trani, presidente del Consiglio comunale di Ischia, e Flora Frate, già componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati.

La presenza di rappresentanti di differenti livelli istituzionali ha contribuito a collocare il problema della violenza scolastica all'interno di una responsabilità pubblica che supera i confini della singola scuola.

Gli studenti protagonisti: il valore dei laboratori educativi

Uno degli elementi distintivi dell'iniziativa è stata la scelta di dedicare una parte specifica dei lavori alle attività laboratoriali e alle domande degli studenti.

Il programma ha previsto un laboratorio condotto da Vincenzo Scarpellino, seguito dall'intervento della docente Maria Pia Pullano e da uno spazio dedicato alle proposte e alle domande dei ragazzi.

Questo approccio ha attribuito al confronto una dimensione operativa, accanto a quella istituzionale e scientifica.

La partecipazione studentesca rappresenta infatti un elemento essenziale nella costruzione di strategie preventive: i giovani devono poter riconoscere le dinamiche di esclusione, sopraffazione, paura e aggressività presenti nelle relazioni quotidiane, acquisendo strumenti per affrontarle.

La didattica laboratoriale può favorire lo sviluppo della consapevolezza emotiva e della capacità di confronto, rendendo l'educazione alla nonviolenza parte integrante dell'esperienza scolastica.

Magistratura, diritto e responsabilità educativa

Un ulteriore momento del convegno è stato dedicato alle risposte degli esperti, con gli interventi di Valeria Rossetti, giudice presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, e di Rosario Alfano, avvocato e docente.

La partecipazione della magistratura minorile e dei professionisti del diritto ha ampliato il confronto alla dimensione giuridica dei comportamenti violenti.

La questione riguarda il rapporto tra tutela delle vittime, responsabilità degli autori, protezione dei minori e funzione educativa delle istituzioni.

Il tema impone di tenere insieme due esigenze: garantire la sicurezza all'interno degli istituti e costruire percorsi capaci di prevenire la reiterazione dei comportamenti aggressivi.

Il programma ha coinvolto anche Gabriele Esposito, vicepresidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, insieme ad altri rappresentanti del mondo educativo e professionale.

Il contributo della comunità scolastica e degli esperti

Il dibattito ha visto inoltre la partecipazione di Elvira Bianco, direttrice generale dell'AOU Federico II di Napoli, Diego Palma, direttore de La Voce della Scuola, Antonio Scarpellino, rappresentante di Federistruzione, Luigi Bruno, coordinatore di Evoluzione ATA, e Gennaro Rispoli, amministratore delegato di UNISCHIA.

Tra gli altri partecipanti figurano Angelo Palumbo, docente, scrittore e giornalista, Maddalena Giocondo, docente, Pino Aquila, portavoce CPCI Sardegna, e Fabrizio Perrella, già vicedirettore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Campania.

La pluralità delle professionalità coinvolte ha evidenziato quanto il fenomeno della violenza scolastica attraversi diversi ambiti: educazione, salute, psicologia, diritto, organizzazione scolastica e responsabilità istituzionale.

Dall'emergenza alla prevenzione: la sfida della scuola italiana

Il valore del confronto napoletano risiede soprattutto nell'aver posto al centro una questione decisiva: la sicurezza scolastica non può essere separata dalla qualità delle relazioni educative.

Una scuola sicura non è soltanto una scuola in cui vengono impediti comportamenti pericolosi. È anche un ambiente nel quale gli studenti possono esprimere difficoltà, riconoscere i propri bisogni, confrontarsi con gli adulti e imparare a gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Per raggiungere questo obiettivo occorrono continuità progettuale, formazione del personale, collaborazione con le famiglie, presenza di figure specialistiche e una rete territoriale capace di intervenire tempestivamente.

Le attività di educazione emotiva e prevenzione non dovrebbero rimanere iniziative occasionali, ma trovare spazio nella programmazione educativa degli istituti.

Il convegno di Napoli ha offerto, in questo senso, una prospettiva che merita di essere sviluppata: trasformare il confronto tra istituzioni, professionisti e studenti in pratiche educative concrete, verificabili e replicabili.

La sfida non consiste soltanto nel fermare la violenza quando si manifesta, ma nel costruire le condizioni affinché non diventi una modalità ordinaria di relazione.

Ed è proprio qui che la scuola può esercitare una delle sue funzioni più importanti: educare alla convivenza, alla responsabilità e al rispetto della dignità di ogni persona.

Fonte: Radio Radicale, «Violenza nelle scuole a Napoli. Istituzioni, esperti e studenti a confronto», registrazione del 14 ottobre 2026, durata 2 ore e 19 minuti. Articolo elaborato sulla base della scheda, del programma degli interventi e della trascrizione automatica disponibile sul sito; le considerazioni editoriali sono distinte dalle dichiarazioni attribuite ai relatori.

Guarda il convegno integrale su Radio Radicale.

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