Violenza nelle scuole, Flora Frate: «La scuola non è un aeroporto

Non basta fermare un coltello, bisogna capire perché un ragazzo si arma»

A cura di Redazione Redazione
15 ottobre 2026 10:06
Violenza nelle scuole, Flora Frate: «La scuola non è un aeroporto - Flora Frate, già deputata e componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera
Flora Frate, già deputata e componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera
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Al convegno di Napoli l’ex deputata della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione richiama le istituzioni alle proprie responsabilità: «Senza servizi, inclusione e una nuova alleanza educativa rischiamo di trasformare le scuole in presìdi di disuguaglianza».

La violenza giovanile non si combatte soltanto con i controlli, le sanzioni o i metal detector. Per affrontarla davvero occorre interrogarsi sulle sue cause profonde, sulle fragilità degli adolescenti e sulle responsabilità di una società che troppo spesso lascia sole le scuole.

È questo il cuore dell'intervento di Flora Frate, già deputata e componente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, intervenuta a Napoli al convegno “Violenza nelle scuole, a Napoli istituzioni, esperti e studenti a confronto”, promosso dalle testate La Voce della Scuola e OggiScuola, insieme alla consigliera comunale Anna Maria Maisto.

Un intervento dal forte contenuto politico e sociale, nel quale Frate ha invitato a superare la logica dell'emergenza per costruire una strategia di prevenzione capace di coinvolgere scuola, famiglie, istituzioni e servizi territoriali.

«La scuola non è un aeroporto»: il limite delle risposte securitarie

Partendo dai recenti episodi di aggressione ai danni degli insegnanti, Frate ha richiamato l'attenzione su un fenomeno che coinvolge ragazzi sempre più giovani, spesso inseriti in contesti segnati da isolamento, fragilità sociali e nuove forme di appartenenza digitale.

L'ex parlamentare ha riconosciuto l'utilità dei metal detector nel prevenire l'ingresso di armi negli istituti, ma ha messo in guardia dal rischio di trasformare la sicurezza nell'unica risposta possibile.

Il punto, ha spiegato, non è soltanto impedire che un coltello entri in classe, ma comprendere perché un adolescente senta il bisogno di portarlo con sé.

Una distinzione fondamentale, che sposta il dibattito dalla repressione alla prevenzione, dalla gestione dell'emergenza alla comprensione del disagio.

Per Frate, infatti, una scuola sicura non può essere semplicemente una scuola sorvegliata: deve essere soprattutto un luogo nel quale i giovani trovino ascolto, riconoscimento e opportunità.

Periferie e disuguaglianze: la scuola non può essere lasciata sola

Uno dei passaggi più significativi dell'intervento ha riguardato il rapporto tra violenza giovanile e condizioni sociali dei territori.

Frate ha sottolineato come non sia sufficiente inaugurare nuovi edifici scolastici nelle periferie se attorno a essi continuano a mancare trasporti, servizi sociali, infrastrutture e opportunità di aggregazione.

Il rischio, secondo l'ex deputata, è quello di realizzare interventi soltanto simbolici, incapaci di modificare concretamente la vita delle comunità.

Una scuola isolata dal territorio, priva di una rete istituzionale di sostegno, rischia di diventare essa stessa il simbolo di una disuguaglianza che dovrebbe invece contribuire a superare.

È una riflessione che chiama direttamente in causa le politiche pubbliche: l'istruzione non può essere considerata separatamente dalle politiche urbane, sociali e giovanili.

La prevenzione della violenza, in questa prospettiva, comincia molto prima dell'ingresso in classe e riguarda la qualità della vita nei quartieri, la presenza dello Stato e la capacità delle istituzioni di offrire alternative concrete alla marginalità.

Social network e bisogno di appartenenza

Nel suo intervento Flora Frate ha affrontato anche il ruolo dei social network, richiamando l'attenzione sui comportamenti violenti annunciati online e sulla facilità con cui alcuni strumenti pericolosi possono essere acquistati attraverso la rete.

Ma la sua analisi non si è fermata alla dimensione tecnologica.

Il problema più profondo riguarda il bisogno di appartenenza degli adolescenti. Quando la comunità educativa e il territorio non riescono a offrire riferimenti credibili, il gruppo virtuale o il branco possono diventare luoghi nei quali cercare identità e riconoscimento.

Per questo, secondo Frate, non basta limitare o controllare l'utilizzo dei social: è necessario costruire alternative reali, restituendo ai giovani spazi di partecipazione e relazioni significative.

Docenti lasciati soli e una scuola sempre più burocratica

Particolarmente incisivo anche il passaggio dedicato agli insegnanti.

Frate ha denunciato la solitudine nella quale troppo spesso operano docenti e dirigenti scolastici, chiamati ad affrontare problemi educativi e sociali sempre più complessi senza un adeguato supporto.

A questa difficoltà si aggiunge, secondo l'ex parlamentare, una progressiva burocratizzazione dell'attività didattica, che rischia di sottrarre tempo ed energie alla relazione educativa.

La precarietà, la perdita di prestigio sociale della professione docente e le profonde differenze tra istituti collocati in territori privilegiati e scuole delle periferie rappresentano ulteriori elementi di criticità.

Il pericolo denunciato da Frate è che la scuola, anziché contrastare le disuguaglianze, finisca per riprodurle, creando condizioni differenti per studenti e insegnanti a seconda del contesto sociale nel quale si trovano.

Una prospettiva che mette in discussione uno dei principi fondamentali del sistema pubblico di istruzione: garantire a tutti, indipendentemente dal luogo di nascita e dalle condizioni economiche, le stesse opportunità di crescita.

Una nuova alleanza educativa per ricostruire la fiducia

La conclusione dell'intervento è stata dedicata alla necessità di ricostruire un'alleanza tra famiglia, scuola, servizi sociali e istituzioni.

Non è possibile, ha osservato Frate, attribuire alla scuola la responsabilità di risolvere da sola tutte le contraddizioni della società contemporanea.

Occorre invece un'assunzione collettiva di responsabilità, nella quale ogni soggetto torni a svolgere il proprio ruolo.

È proprio in questa visione che emerge il significato più profondo del suo intervento: la violenza scolastica non è soltanto una questione di ordine pubblico, ma anche una questione di giustizia sociale, di qualità delle politiche educative e di presenza delle istituzioni.

Le parole di Flora Frate lanciano dunque un messaggio che va oltre il singolo episodio di cronaca. La sicurezza è indispensabile, ma non può sostituire l'educazione, l'inclusione e la prevenzione.

Perché fermare un'arma può impedire una tragedia. Ma offrire a un ragazzo un futuro, una comunità e un'alternativa alla violenza significa intervenire sulle condizioni che possono generarla.

Ed è su questa sfida che, secondo la riflessione proposta dall'ex parlamentare a Napoli, si misura la capacità della politica di restituire alla scuola il suo ruolo di presidio democratico e strumento di uguaglianza.

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