Ancona: interrompe la lezione ed inneggia ad Hitler, puniti più severamente i compagni che filmano

Un caso inquietante è emerso in una scuola di Ancona, dove un ragazzo di 14 anni ha inneggiato al nazifascismo in classe, suscitando un’ondata di discussioni non solo all’interno della comunità scolas...

A cura di Redazione Redazione
31 ottobre 2024 09:51
Ancona: interrompe la lezione ed inneggia ad Hitler, puniti più severamente i compagni che filmano -
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Un caso inquietante è emerso in una scuola di Ancona, dove un ragazzo di 14 anni ha inneggiato al nazifascismo in classe, suscitando un’ondata di discussioni non solo all’interno della comunità scolastica ma anche in ambito politico e mediatico. Il giovane studente ha interrotto la lezione dileggiando l’insegnante, strappando le pagine di un libro e salendo su un banco per esprimere, con gesti provocatori, lodi verso il nazifascismo. Tuttavia, ad attirare l’attenzione è stata anche la reazione dell’istituto nei confronti dei due compagni di classe che hanno documentato la scena tramite i loro cellulari, nonostante il regolamento interno vieti l’uso dei dispositivi mobili durante le lezioni.

La decisione dell’Istituto e le dichiarazioni della Dirigente

Secondo quanto riportato dall’Ansa, il consiglio d’istituto ha deciso di punire il ragazzo responsabile dell’episodio con una sospensione, ma la sanzione più severa è stata riservata ai due studenti che hanno ripreso la scena e, in seguito, diffuso brevemente il video. Il filmato è stato eliminato rapidamente, ma la diffusione momentanea del contenuto ha determinato per loro una sospensione di durata maggiore rispetto al compagno.

La dirigente dell’Ufficio scolastico regionale delle Marche, Donatella D’Amico, intervistata dall’Ansa, ha spiegato che la scelta di punire con più rigore chi ha registrato e diffuso il video deriva dalla necessità di dare un segnale forte contro la “diffusione” di contenuti così delicati, che potrebbero fomentare o amplificare il messaggio. D’Amico ha sottolineato che, sebbene il gesto del ragazzo sia stato gravissimo, bisogna comunque considerare la giovane età dell’alunno: “A 14 anni non si ha la maturità per comprendere pienamente il peso delle proprie azioni,” ha dichiarato. Secondo la dirigente, episodi come questo sono spesso frutto di una “ricerca di attenzione” da parte degli adolescenti, influenzati dai media online e da contenuti che talvolta promuovono comportamenti estremi.

Reazioni e riflessioni della politica

La vicenda ha rapidamente varcato i confini della scuola e approdato in consiglio comunale, dove il consigliere di “Lista civica Altra Idea di Città”, Francesco Rubini Filogna, ha espresso preoccupazione per il crescente clima di intolleranza che sembra caratterizzare alcune frange della società. Rubini ha parlato di una “responsabilità educativa collettiva” e ha esortato le istituzioni a prendere parte attiva nel prevenire e contrastare comportamenti estremisti che potrebbero trovare terreno fertile tra i giovani. L’episodio, secondo Rubini, non deve essere sottovalutato, poiché, seppur compiuto da un minore, si inserisce in un contesto più ampio che rischia di influenzare negativamente la crescita e i valori dei ragazzi.

Un dibattito aperto sull’educazione e la disciplina

Questo evento ha generato un dibattito acceso sui metodi di intervento educativo e sulle modalità di gestione disciplinare da adottare nelle scuole. Molti si interrogano sull’equilibrio tra punire atti di irriverenza e vandalismo in classe e, allo stesso tempo, applicare le sanzioni per chi decide di documentare tali episodi con i cellulari. Mentre il presidente dell’associazione nazionale presidi, Mario Rusconi, ha ricordato che la Costituzione italiana non permette alcuna apologia di nazismo o fascismo, D’Amico ha ribadito, sempre all’Ansa, che il compito della scuola è anche quello di aiutare i giovani a comprendere l’assurdità di certi comportamenti, rinsaldando, nel contempo, il rapporto educativo tra genitori e istituto.

Inoltre, a rendere ancora più complessa la vicenda è la presunta appartenenza familiare del ragazzo all’ambiente politico locale, in quanto figlio di un esponente di Fratelli d’Italia. Questo aspetto ha suscitato reazioni e potrebbe alimentare ulteriori discussioni su come fattori esterni possano influenzare i giovani e sull’importanza dell’educazione alla cittadinanza.

La scuola si trova quindi a fronteggiare un momento difficile e delicato, in cui l’attenzione si concentra non solo sulle sanzioni ma anche sulle cause e sugli strumenti educativi necessari per prevenire e gestire simili episodi in futuro.

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