ANNO SCOLASTICO - Al via con oltre 9 istituti su 10 privi di condizionatori d’aria

Anief ricorda che a convivere con temperature record per diversi giorni saranno milioni di bambini e centinaia di migliaia di docenti e Ata over 60: intollerabile

A cura di Redazione Redazione
27 agosto 2026 18:50
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L’anno scolastico sta partendo con oltre 9 istituti su 10 ancora privi di condizionatori d’aria: una circostanza che obbligherà oltre sette milioni di alunni e 1,2 milioni di insegnanti e Ata a vivere i primi giorni di lezione in condizioni difficili, con il rischio del ‘colpo di calore’ dietro l’angolo. Il problema, secondo il sindacato Anief, è che in Italia le regole sulla sicurezza non sono rispettate e per tutti i tipi di lavoro, sicuramente non lo è per quello che si svolge a scuola, dove sono deficitarie per quanto riguarda le temperature dell’ambiente di lavoro. Si tratta di una mancanza particolarmente grave, perché a convivere con temperature record sono milioni di bambini e centinaia di migliaia di lavoratori over 60, che rappresentano ormai un quarto del personale, con gli over 50 ormai oltre la metà. Non è un caso che il giovane sindacato stia facendo pressioni per fare riconoscere il bournout crescente tra la categoria, partendo da una ricognizione nazionale.

“Il malore da calore estivo – dice oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - è un rischio per la salute di chi lavora che deve essere segnalato come probabile minaccia per la salute, in base alle condizioni degli ambienti di lavoro, dall'istituto dal rappresentante dei lavoratori sulla sicurezza (RLS) o dalle RSU o altro dirigente sindacale alla stessa RLS e da essa al dirigente scolastico. Quest’ultimo, in qualità di datore di lavoro deve occuparsene nel documento di valutazione dei rischi (DVR) e adottare tutte le azioni possibili per prevenire tale rischio, pena la responsabilità penale che sta in capo anche e soprattutto al proprietario dell'immobile, qualora siano state ad esso imputate richieste di intervento inevase”.

“La normativa – continua Pacifico - infatti esonera il dirigente scolastico che si è comportato da diligente "padre di famiglia" ma certamente non esonera chi deve intervenire per prevenire questo rischio di salute ormai molto probabile. Da qui l'appello da noi lanciato agli RLS perché inviino le dovute segnalazioni ai dirigenti scolastici per intervenire sul DVR, in attesa che si trovino i soldi per condizionare gli ambienti scolastici dove spesso manca anche la carta igienica”, conclude il leader del sindacato Anief.

Ora che anche l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha appurato l’esistenza della mancata tutela della salute mentale degli insegnanti, considerando gli ambienti di lavoro dei professionisti dell'insegnamento che significativamente da quelli degli uffici, del settore sanitario e dei servizi e degli ambienti di lavoro industriali”, non è più rinviabile uno studio accurato sul burnout tra i lavoratori della scuola italiana: a sostenerlo è oggi il sindacato autonomo Anief.

“Sullo stress da lavoro correlato – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - è arrivato il momento di attuare una ricognizione sull’intero territorio attraverso l'Osservatorio nazionale e nel contempo di somministrare dei test specifici al personale scolastico durante i corsi di aggiornamento sulla sicurezza. Stiamo anche coinvolgendo RSU e RLS e il Ministero dell’Istruzione, su tutte le questioni che hanno a che vedere con il burnout nella scuola, in primo luogo perché sia riconosciuto dallo Stato, oltre che per comprendere se interessa la maggior parte del personale”.

Anief ribadisce che il riconoscimento del burnout, quindi di una professione usurante e l’anticipo pensionistico a 60 anni non possono essere rimandati sine die: la politica e il legislatore se ne devono rendere conto, incaricando l’Osservatorio nazionale perchè verifichi l’effettiva il grado di incisività dello stress da lavoro tra gli insegnanti e il personale Ata. E quindi, una volta appurato questo, procedere con una norma che permetta al personale a rischio l’uscita dal lavoro, per andare in pensione, verso i 60 anni. A questo proposito, l’Ufficio Studi del sindacato Anief ha verificato che le coperture economiche non sono impossibili da raggiungere.

“Per finanziare la pensione anticipata per il personale scolastico, senza riduzioni di assegno o penalizzazioni – ha detto ancora Marcello Pacifico - si potrebbe utilizzare una parte del ‘tesoretto’ INAIL pari a 47 miliardi: di questo ne basterebbero 10, quindi poco più di un quinto. Inoltre, si potrebbe separare la spesa sociale dal bilancio INPS del pagamento degli assegni. Perché lo stress da lavoro correlato è una patologia professionale che va riconosciuta”.

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