Autismo adulto e comportamenti problema complessi
Il "modello Piemonte" tra centri specializzati, ABA e territorio
A cura di Luana Scalia - La Voce della Scuola
Quando una persona autistica adulta manifesta comportamenti problema molto intensi o sfidanti, la gestione quotidiana diventa complessa per tutti: per la persona stessa, per la sua famiglia e per i professionisti coinvolti. Spesso i contesti psichiatrici tradizionali non sono strutturati per rispondere a queste specifiche esigenze, creando un forte senso di solitudine e smarrimento nelle famiglie.
Per rispondere a questa sfida, la Regione Piemonte ha sviluppato un modello organizzativo basato su un principio chiaro: far collaborare i servizi del territorio con un centro di eccellenza altamente specializzato.
Come spiegato in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry firmato da Roberto Keller e dal suo gruppo di lavoro, la rete regionale si articola su tre livelli. I servizi territoriali per l'autismo delle ASL (tra cui il Centro regionale autismo adulti della ASL Città di Torino) lavorano in stretta sinergia con una struttura residenziale ad alta specializzazione presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Veruno.
Guardare la persona, non solo l'etichetta
Per capire perché questo approccio è fondamentale, è utile fare un passo indietro. L'autismo non si presenta in modo uguale per tutti, e la sola etichetta diagnostica non basta per descrivere la realtà e il funzionamento di una persona.
Questa visione emerge chiaramente anche nelle ricerche internazionali a cui partecipa lo stesso Roberto Keller, come il progetto NeuroWES. In questi studi, clinici e ricercatori utilizzano la cosiddetta fenotipizzazione approfondita (deep phenotyping): significa che, prima ancora di analizzare i dati genetici, si descrivono nel dettaglio le caratteristiche osservabili della persona, la sua storia e il suo modo di interagire con il mondo.
Il messaggio principale è molto concreto: non ci si può affidare a schemi rigidi o letture automatizzate. Per supportare davvero una persona autistica — e in particolare un adulto con bisogni complessi — serve un'osservazione attenta e personalizzata che metta sempre al centro l'individuo.
Che cosa ha mostrato lo studio di Veruno?
La ricerca ha seguito 10 adulti autistici accolti nel centro specialistico di Veruno per la presenza di gravi comportamenti problema. Durante un periodo di ricovero a tempo determinato, queste persone hanno seguito un percorso educativo e abilitativo intensivo basato sui principi dell'ABA (Applied Behavior Analysis, l'analisi comportamentale applicata).
I ricercatori hanno valutato la situazione prima e dopo il percorso, osservando diversi aspetti: la sintomatologia globale, l'intensità dei comportamenti problema, la gravità clinica complessiva e la rete di supporto sociale.
I dati hanno mostrato che i miglioramenti ci sono stati, ma sono risultati selettivi:
Dove si è visto un cambiamento positivo: si è ridotta la tensione motoria, la distraibilità, l'ansia e la disorganizzazione nel comportamento. Sono diminuite anche l'iperattività e la tendenza al ritiro sociale (letargia).
Cosa è rimasto invariato: i comportamenti stereotipati, l'irritabilità e l'uso di un linguaggio inappropriato non hanno mostrato cambiamenti significativi nel breve periodo.
Questi dati invitano alla prudenza: gli interventi specialistici possono offrire un aiuto importante, ma non esistono soluzioni immediate o generali. Ogni area di funzionamento richiede tempi e strategie specifiche.
Capire il comportamento e collegare il territorio
L'obiettivo di questi interventi non è semplicemente "eliminare" un comportamento come se fosse una difficoltà isolata. Dal punto di vista dell'analisi del comportamento (ABA), si valuta se e quale funzione un determinato comportamento possa svolgere per la persona all'interno del suo ambiente — ad esempio richiedere qualcosa, evitare una situazione avversiva o gestire un sovraccarico emotivo o sensoriale. È importante sottolineare che questo legame non è automatico né sempre uguale: solo un'analisi funzionale rigorosa e individualizzata permette di comprendere la natura specifica del comportamento in ogni singola persona.
L'obiettivo diventa quindi adattare il contesto e insegnare abilità alternative più funzionali e adeguate.
In questo quadro, il vero valore del modello piemontese risiede nel fatto che il ricovero specialistico non è un punto d'arrivo. La struttura ad alta specializzazione interviene nella fase di maggiore acuzie, ma la persona torna poi a vivere nel suo contesto quotidiano. È per questo che il centro specialistico e i servizi del territorio devono lavorare insieme, per garantire che le competenze acquisite vengano mantenute nel tempo.
Che cosa insegna questa prospettiva alla scuola?
Anche se la ricerca riguarda gli adulti in un contesto sanitario, il metodo di osservazione e progettazione offre indicazioni preziose per il mondo della scuola e della didattica inclusiva.
Una lettura funzionale del comportamento invita gli educatori e gli insegnanti a non fermarsi alla manifestazione visibile di una crisi, ma a valutare con attenzione la relazione tra la persona e l'ambiente:
Quali fattori antecedenti o ambientali possono aver innescato la difficoltà?
Quali richieste o stimoli erano presenti in quel momento?
Quali competenze alternative o supporti visivi/strutturali possono essere offerti allo studente?
Gestire le situazioni comportamentali più complesse a scuola richiede:
Formazione specifica per insegnanti, educatori e personale scolastico;
Progettazione individualizzata basata su raccolte dati oggettive e sistematiche;
Lavoro di rete e dialogo costante tra scuola, famiglia e servizi specialistici.
Specializzazione e inclusione devono camminare insieme. La scuola ha bisogno del supporto di un'équipe multidisciplinare per comprendere le situazioni ad alta complessità, ma sono i contesti quotidiani della classe e della comunità il luogo in cui l'inclusione e l'apprendimento diventano reali.
Una rete vicina alle famiglie
Il modello piemontese descritto da Keller e colleghi indica una direzione promettente: integrare la valutazione scientifica accurata, le competenze di alta specializzazione e la continuità dei servizi vicini a casa.
Trattandosi di uno studio preliminare svolto su un campione ridotto, gli stessi autori ricordano la necessità di ulteriori ricerche su gruppi più ampi per confermare questi dati.
Tuttavia, la riflessione metodologica resta di grande valore per le famiglie, le scuole e i servizi: le situazioni ad alta complessità non si affrontano isolando la persona, ma costruendo una rete solida capace di comprendere la specificità di ciascuno e di accompagnare la persona in tutto il suo progetto di vita.
Fonti scientifiche e approfondimenti
Keller R., Giacchero M., Capiotto F., Masoero M., Corna S., Figliano G., De Matos M.B., Lioia D. (2026). Integration of specialized residential interventions with community-based services for autistic adults with severe challenging behaviors: preliminary evidence from the Piedmont model. Frontiers in Psychiatry, 17:1925564.
NeuroWES Consortium (2026). Deep phenotyping and genetic architecture in neurodevelopmental disorders. Human Genetics.
Nota editoriale: I risultati riportati nello studio sui comportamenti problema sono preliminari e devono essere interpretati alla luce della ridotta numerosità del campione e del carattere esplorativo delle analisi.
Si ringrazia il Dott. Roberto Keller per aver autorizzato la pubblicazione del presente articolo.