Cari aspiranti DS, liberiamoci dalle lobby e guardiamo all'interesse di tutti.

Dall'anomalia del concorso riservato all'odissea dei DS fuori regione: un appello contro i favori negoziati e per regole giuste per tutti

25 aprile 2026 20:47
Cari aspiranti DS, liberiamoci dalle lobby e guardiamo all'interesse di tutti. -
Condividi

Tra l’assenteismo e l’indifferenza, poche mani – non sorvegliate da alcun controllo – tessono la tela della vita collettiva, scriveva Gramsci. E pochi giorni fa la redazione di un piccolo giornale di settore, La Voce della Scuola, ha avuto il coraggio di dare risalto proprio a un’attività “di poche mani” che potremmo definire di lobbying, termine ormai sdoganato anche al di qua dell’Atlantico.

Non solo la redazione ha riportato il contenuto dell’incontro online avvenuto mercoledì scorso tra la politica e alcune centinaia di vincitori del concorso riservato 2023, ai quali sono stati illustrati ulteriori impegni politici a loro favore; ha anche chiarito, dal proprio punto di vista di Redazione, le cause di un’anomalia che ancora oggi manda in tilt il sistema:

“È vero che molti ricorsi furono presentati e che molte istanze sollevavano irregolarità concrete. È però altrettanto vero che nessuna di quelle cause è arrivata a sentenza definitiva: il contenzioso si è chiuso non per via giudiziaria, ma perché la partecipazione al concorso riservato era condizionata alla rinuncia esplicita al proseguimento dei ricorsi. La sanatoria, in altri termini, è stata una scelta politica, non il riconoscimento giudiziario di un diritto accertato. Che da 2.425 posti si arrivi a oltre 5.500 aventi titolo è una delle anomalie più vistose di questa vicenda, e vale la pena chiamarla con il suo nome”.

Chapeau per aver svelato l’elefante nella stanza e ricordato che non si arrivò mai a un pronunciamento nel merito, né al riconoscimento giudiziario di un diritto accertato. Fu invece una scelta politica: una procedura durata quasi un decennio si chiuse non per via giudiziaria, ma attraverso una sanatoria che aveva una chiara contropartita, ossia la rinuncia esplicita ai ricorsi come condizione di accesso al concorso riservato.

E anche l’altra sera, nella call aperta, la politica ha parlato apertamente di contropartita: si è dovuta accettare – pare – la mobilità sul 100% dei posti disponibili come condizione per cancellare il debito di restituzione dei posti anticipati ai riservisti nel 2024.

Stupisce che l’uditorio non abbia colto subito il valore dell’impresa: il tempo. Magari la politica avesse parlato a noi… Noi che invece, il valore del tempo, lo conosciamo bene: noi che da anni aspettiamo di tornare a casa, esiliati fuori regione, lontani da coniugi e figli, da genitori anziani – quando non già scomparsi, dopo averci atteso invano.

Noi sappiamo cos’è il tempo.

Ricordiamo bene quando, nel 2015, altri politici, certo, intervennero inserendo un comma nella “Buona Scuola” per consentire alla coda degli idonei del concorso 2011 (in Campania tripla rispetto ai vincitori) di partire subito per l’interregionalità promessa.

“Tornerete presto”, si diceva loro.

Oggi, insieme a noi, anche colleghe del 2015 restano immobili nelle regioni di titolarità, aspettando ancora. Aspettando soprattutto la soluzione al problema Campania, che tutto blocca e tutto regge.

Perché? Perché la soluzione trovata allora – l’interregionalità – mise in contrapposizione proprio chi era entrato prima, con chi entrava dopo direttamente nella sua regione, saturandola e rendendo impossibili sia i rientri sia le nuove immissioni dal concorso nazionale 2017.

Così anche noi, vincitori del concorso nazionale, trovammo la Campania già occupata. Ma avevamo “merito”, troppo merito: ci furono assegnate regioni più o meno vicine, in proporzione al punteggio, scalzando altri vincitori che lì risiedevano, ma con qualche punto in meno, e che finirono anch’essi lontano da casa.

Quanti guai ha prodotto questo “merito”.

E quanto tempo è servito per iniziare a rimettere le cose a posto: per tre anni non era neppure possibile chiedere mobilità, mentre la condizione di esule riguardava circa la metà dei vincitori del primo anno… quelli del 2019 che - diciamolo - meritarono ancora di più: anno di prova a dirigere scuole, ma anche drive-in e quarantene, pacchetto completo.

Ma lasciamo stare: del senno di poi son piene le fosse.

Vi avvisiamo, cari riservisti: non cadete in tentazione a guardare solo il breve periodo. Nel 2027, chi tra voi sarà entrato per primo, maledirà chi entrerà direttamente nella propria regione, saturandola e impedendo i rientri, anche dopo i tre anni previsti.

Per questo vi diciamo: unitevi a noi l’11 maggio nel chiedere all’ARAN di portare al 100% anche la quota di mobilità nel contratto, che avrà comunque una durata limitata.

Pensate al futuro. E guardate a come abbiamo vissuto noi questi anni: famiglie disgregate, figli cresciuti a distanza, risorse economiche consumate in affitti, trasporti, doppi domicili. Vite a metà, per anni.

Ulisse impiegò dieci anni a tornare da Troia. Per alcuni di noi l’odissea è stata più lunga. Per altri è appena iniziato l’ottavo anno di esilio.

Forse nei concorsi non c’è più merito. Ma c’è merito – e va riconosciuto – nel servire lo Stato per anni lontani dai propri figli, ormai non più bambini.

È un merito che si paga caro. Un dazio che si deve pagare, alla “Bestia del Nord”, da sempre affamato di Dirigenti.

Non insistete per accelerare i tempi e per scavalcare i vostri stessi colleghi già immessi, pur di essere assegnati subito nelle vostre regioni: è proprio questo meccanismo che vi si ritorcerà contro.

E soprattutto ricordate: quando nel 2028 l’Amministrazione bandirà nuovi concorsi – ancora una volta sorda alle dichiarazioni di saturazione degli USR – si ripeterà lo stesso schema.

Le politica annuncia che già sta lavorando “con l'intenzione di ridurre la quota al 70% a partire dall'anno prossimo”. Si parla di ridurre la mobilità, di mitigarla: non capite che, tra qualche anno, servirà anche a voi? si faranno dunque altre call, per vedere come sostenere il rientro?

Capite allora quanto varrà davvero quel tempo che ora vi appare come un vantaggio?

È una mela avvelenata. Rifiutatela.

Unitevi a noi per chiedere alla politica e al tavolo dell’11 maggio, ciò di cui tutti abbiamo bisogno: non una deroga annuale, non un favore negoziato in cambio di rinunce, ma una regola stabile.

Una regola che smetta di trattare il rientro come una concessione e lo riconosca per ciò che è: un diritto e una liberazione!

Se la politica non riesce a vedere l’interesse generale e comune, nel tempo a venire,  allora si faccia da parte, perchè noi tutti, davvero tutti, DS di ieri e di domani, abbiamo bisogno di passare dalla logica dell’emergenza all’emergenza di una logica, ad un sistema di mobilità interregionale perenne al 100% dei posti disponibili, ad una priorità per sempre vincolante, ad un’unica soluzione logica e giusta, che faccia in un solo colpo “tana liberi tutti”.

Buon 25 aprile, buona Liberazione.

Nazario Malandrino

Nazario Malandrino è Dirigente Scolastico fuori regione e una voce del movimento DS Fuori Regione. Ha curato vari contributi sulla mobilità interregionale, tra cui interventi su Voce della Scuola e atti a supporto di ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato.

Segui Voce della Scuola