Dirigenti scolastici: noi del riservato non siamo dirigenti di serie B. con una risposta della redazione.

Da 2.425 posti a oltre 5.500 aventi titolo: la storia del concorso DS 2017 tra chi aspetta da nove anni e una sanatoria che resta una scelta politica.

24 aprile 2026 22:07
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Spett.le “La voce della scuola”

Vogliate, innanzitutto, accettare i miei complimenti per l’attenzione prestata alle vicende incresciose dei concorsi per la Dirigenza Scolastica: un profilo del personale scolastico martoriato da procedure di selezione discutibili e incoerenti.
Non sono solita rispondere alle varie teorie che ogni giorno vengono declamate sul tema della dirigenza; ma stavolta non posso esimermi dal chiarire alcuni aspetti.
In un vostro ultimo articolo, si parla della indignazione dei vincitori della procedura ordinaria del 2023 che si vedono sottratti, dai vincitori del concorso riservato, posti a loro destinati.
C’è da precisare che la procedura riservata è stata istituita per sanare le irregolarità del concorso del 2017. Tali irregolarità sono confluite  in ricorsi andati a buon fine ed in istanze accolte perché comprovanti le illegittimità compiute. Ripetendo le parole enunciate nel vostro articolo “chi accede tramite sanatoria è un ‘idoneo in coda’ …vi confermo che è vero : idoneo in coda però alla graduatoria del 2017 dalla quale - nonostante le prove compiute superate (e talune non superate per pressapochismo, superficialità e illeicità) è stato espulso  (qualcuno ha anche superato sia la prova scritta che orale nell’ordinario del 2017 ed ha dovuto ripetere la prova orale nel riservato e fare un corso di formazione; dunque hanno al loro attivo una prova scritta, due orali e un corso di formazione professionale). Quindi se proprio vogliamo essere coerenti andavano assunti prima quelli in coda alla graduatoria del 2017 - ovvero i vincitori del concorso riservato- e poi i vincitori del concorso ordinario del 2023 (conclusosi il 2024).  Chi ha fatto il concorso   2017 aspetta da 9 anni di ricoprire il ruolo e non solo, deve anche sentirsi tacciato di Dirigente di serie B.
Che ognuno voglia portare l’acqua al proprio mulino si è visto e capito, ma non possiamo bendarci gli occhi dinnanzi a tutte le incongruenze compiute.
Con la scuola che esige alti livelli di offerta formativa si ipotizza l’autorizzazione vergognosa di  solo 300 posti l’anno per la Dirigenza, dimenticando scuole in reggenza e dirigenti scolastici impegnati a gestire dai 10 ai 20 plessi in contemporanea. È  sulla dirigenza “sfruttata”che bisogna pensare a concentrare la propria attenzione al fine di aumentare il contingente da reclutare. E comunque, nessuno è più dirigente di un altro. La guerra tra dirigenti titolari, aspiranti dirigenti ordinaristi e aspiranti dirigenti riservisti non ha ragion d’essere: sono tutti figli di un sistema di reclutamento obsoleto e poco meritocratico. Chi si sente arrivato scenda dal trampolino perché a prescindere dal sistema di reclutamento, più o meno tutti si sono formati egregiamente per la dirigenza e se così non fosse, “il cavallo al trotto si vede sulla strada”.

lettera firmata

Nota della redazione

Ringraziamo la lettrice per il contributo, che restituisce con chiarezza il punto di vista di chi ha partecipato al concorso riservato del 2017 e attende da anni di essere immessa in ruolo. È una prospettiva legittima, e alcune delle incongruenze che segnala sono reali.

Ci permettiamo tuttavia alcune precisazioni.

Il concorso del 2017 fu bandito per 2.425 posti. La graduatoria che ne è derivata — includendo anche il percorso riservato — ha prodotto circa 3.400 tra vincitori e idonei, ai quali si aggiungono altri 2.099 della graduatoria ad esaurimento: un totale che supera abbondantemente il doppio dei posti originariamente messi a concorso. È vero che molti ricorsi furono presentati e che molte istanze sollevavano irregolarità concrete. È però altrettanto vero che nessuna di quelle cause è arrivata a sentenza definitiva: il contenzioso si è chiuso non per via giudiziaria, ma perché la partecipazione al concorso riservato era condizionata alla rinuncia esplicita al proseguimento dei ricorsi. La sanatoria, in altri termini, è stata una scelta politica, non il riconoscimento giudiziario di un diritto accertato. Che da 2.425 posti si arrivi a oltre 5.500 aventi titolo è una delle anomalie più vistose di questa vicenda, e vale la pena chiamarla con il suo nome.

Sul tema dello sfruttamento dei dirigenti scolastici e della necessità di aumentare il contingente, la lettrice ha ragione nel sollevare il problema. Ma la stessa logica si applica a tutte le categorie del personale scolastico, a partire dall'ATA, tradizionalmente la meno tutelata e la meno ascoltata nel dibattito pubblico sull'istruzione. La solidarietà tra categorie è benvenuta, ma funziona meglio quando è reciproca.

Un'ultima osservazione, che non riguarda la lettrice ma il clima generale di questa discussione. Quando si invoca la disfunzione del sistema di reclutamento, e le disfunzioni ci sono, innegabilmente, occorre fare attenzione a non fornire argomenti a chi da anni sostiene che il concorso pubblico sia uno strumento inadeguato e che andrebbero esplorate forme alternative, come la chiamata diretta. Il sistema dei concorsi funziona, quando funziona, su una premessa semplice: posti definiti e procedure frequenti e regolari. Questa premessa è stata sistematicamente disattesa. Il problema non è lo strumento: è la gestione politica dello strumento.

Infine, vale la pena ricordare che la contesa tra ordinaristi e riservisti si svolge tra figure che, a regime, percepiranno uno stipendio doppio rispetto a quello di un docente, e che, tra progetti e indennità varie, può arrivare a quattro o cinque volte tanto. Non è un argomento contro i dirigenti scolastici, molti dei quali svolgono un lavoro difficile e spesso sottovalutato. È però un elemento di contesto che aiuta a capire perché questa guerra fatica a trovare simpatia nel resto del personale scolastico, e perché occupi così poco spazio nel dibattito pubblico sull'istruzione.

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