Casa ai docenti fuori sede: proposta da 60.000 euro

Il CNDDU chiede un fondo per chi lavora da oltre dieci anni lontano dalla regione di residenza

20 ottobre 2026 18:37
Casa ai docenti fuori sede: proposta da 60.000 euro -
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Un contributo straordinario di 60 mila euro per aiutare i docenti di ruolo costretti da almeno dieci anni a lavorare fuori dalla propria regione ad acquistare casa nel comune di servizio. È la proposta che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) rivolge al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

La misura riguarderebbe gli insegnanti che, nello stesso periodo, non hanno ottenuto il trasferimento interprovinciale richiesto. Secondo il Coordinamento, la lunga distanza tra sede di lavoro e residenza genera spese continuative per affitto, utenze e viaggi, riducendo la possibilità di risparmiare e di accedere alla proprietà immobiliare.

Il CNDDU propone una simulazione per descrivere l’impatto economico: un affitto mensile di 650 euro equivale a 78 mila euro in dieci anni. Aggiungendo una media ipotetica di 250 euro al mese per utenze, trasporti e altre necessità, la spesa complessiva raggiunge 108 mila euro. Le cifre sono esemplificative e non rappresentano una rilevazione statistica dell’intera categoria.

Il peso è maggiore nelle città con canoni e prezzi immobiliari elevati rispetto agli stipendi del personale scolastico. Il pagamento dell’affitto garantisce un alloggio, ma non contribuisce a formare il capitale iniziale necessario per comprare casa, soprattutto quando la permanenza fuori regione non ha una durata prevedibile. Su un immobile da 180 mila euro, il contributo coprirebbe un terzo del prezzo e ridurrebbe a 120 mila euro la somma da finanziare. In un’ipotesi di mutuo trentennale a tasso fisso nominale del 3,5%, 60 mila euro di capitale in meno alleggerirebbero la rata di circa 269 euro al mese e ridurrebbero gli interessi complessivi di circa 37 mila euro. Anche questi dati sono indicativi e non includono spese accessorie.

L’effetto del sostegno varierebbe però in base al mercato immobiliare locale: una somma uniforme inciderebbe di più nelle aree con prezzi contenuti e meno nei grandi centri. Per questo, secondo il Coordinamento, servono requisiti precisi e regole capaci di evitare effetti distorsivi. Per finanziare il beneficio sarebbe necessario definire la platea dei destinatari e individuare adeguate coperture. Con 60 milioni di euro si potrebbero sostenere mille beneficiari; con 150 milioni, 2.500 acquisti. Si tratterebbe comunque di una spesa pubblica diretta, da valutare sulla base delle risorse disponibili.

Tra i requisiti ipotizzati figurano la durata del servizio fuori regione, il mancato accoglimento delle domande di trasferimento e l’uso dell’immobile come abitazione. L’acquisto nella città di servizio, precisa il CNDDU, non dovrebbe comportare la rinuncia a future procedure di mobilità o al ricongiungimento territoriale.

La proposta viene presentata anche come possibile strumento per favorire la continuità didattica e la stabilità degli organici. Non sostituirebbe le normali procedure di mobilità, ma interverrebbe in modo complementare sulle situazioni protratte per periodi particolarmente lunghi.

Il contributo, a fondo perduto, sarebbe destinato esclusivamente all’acquisto di un immobile residenziale nel comune in cui il docente presta effettivamente servizio. L’accesso resterebbe subordinato alla verifica dei requisiti e alla disponibilità delle risorse finanziarie. Il CNDDU chiede quindi una valutazione congiunta del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’ipotesi di istituire un fondo nazionale, programmato su più anni e regolato da criteri uniformi e trasparenti. Per il Coordinamento, dopo oltre un decennio senza il trasferimento richiesto, la questione non è soltanto amministrativa: l’accesso a un’abitazione stabile nel luogo di lavoro rappresenterebbe una risposta concreta a un disagio economico ormai strutturale.

Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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