Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici ex D.P.R 81/2023: le novità in vigore da venerdì 14 luglio 2023
Che i dipendenti pubblici avessero un Codice di condotta da rispettare si sapeva, anche se spesso nella scuola si procede più lungo il filone della tradizione che degli aggiornamenti normativi, ma que...

Che i dipendenti pubblici avessero un Codice di condotta da rispettare si sapeva, anche se spesso nella scuola si procede più lungo il filone della tradizione che degli aggiornamenti normativi, ma questa volta il D.P.R. 81/2023, che rubrica l’aggiornamento del Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici e che entrerà in vigore venerdì 14 luglio 2023, inserisce una serie di vincoli che dovranno essere sicuramente oggetto di una seria presa di coscienza da parte di tutti gli operatori della scuola.
Conseguente alla revisione del D.P.R. 62/2013, a sua volta incardinato sull’art 54 del Testo Unico sul Pubblico Impiego (D.lgs 165/2001), definisce i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare sia in servizio sia fuori servizio.
La novità della normativa è che si incunea in una fattispecie ancora mai normata nello specifico, ovvero i rapporti tra i dipendenti pubblici e il web, in particolare i social, prevedendo la responsabilità disciplinare anche in caso di violazioni verificatesi nel mondo virtuale: in buona sostanza, dal momento che, da contratto, l’uso dei social non è compatibile con l’attività lavorativa, un dipendente della PA si troverà a poter essere osservato e controllato disciplinarmente anche nel suo tempo libero. Si tratta di una semplice aggiornamento della normativa già in vigore, che si limita ad ampliare le fattispecie già esistenti.
Circa l’utilizzo del web, in buona sostanza, vengono configurate una serie di indicazioni di buon senso, estendendo alla rete le indicazioni etiche già previste nel mondo reale:
- non utilizzare gli account istituzionali per finalità personali (quindi sarà necessario possedere più identità digitali e caselle mail);
- controllare le proprie esternazioni, in maniera che non possano essere attribuite alla amministrazione di appartenenza e che non ledano il prestigio, il decoro o l’ immagine della Pubblica Amministrazione;
- non divulgare informazioni professionali per motivi non collegati alla procedura in atto.
L’aggiornamento inserisce come indicazione di novità anche l’impegno a fare formazione obbligatoria inerente l’etica comportamentale del dipendente pubblico. Applicato alla scuola, in particolare, si traduce nell’introduzione di obblighi postivi all’operato del Dirigente Scolastico, che dovrà accertarsi del benessere della comunità educante che dirige e che i rapporti tra gli operatori interni, e tra questi e il contesto esterno, siano improntati alla fiducia, lealtà, collaborazione, cordialità e rispetto reciproco.
Una responsabilità non da poco, se ci si sofferma a ragionare sulle disparità che pervadono la Scuola in ogni campo, dal reclutamento, ai fondi, alle opportunità formative e personali, disparità che fin da sempre hanno portato la scuola ad essere terreno fertile per rapporti lavorativi basati su dubbio e istinto di auto sopravvivenza, con le relative esternazioni di sfogo sui social-media.
Da venerdì, ogni lavoratore verrà ufficialmente ritenuto responsabile dei messaggi inviati e potrà essere sanzionato dai suoi superiori per ogni frase mal posta pubblicata sui social.
Sicuramente, al mondo d’oggi l’aggiornamento della normativa con l’estensione alla vita virtuale era doveroso: da un lato, questa determinazione può essere vista con soddisfazione, perché metterà finalmente un freno al malcostume imperversante sui social e, visti gli oltre 3.200.000 di dipendenti pubblici, contando solo quelli a tempo indeterminato, ci aspettiamo possa influire concretamente sui rapporti umani instaurati sui social media.
D’altro canto, però, lascia un po’ l’amaro in bocca, nel constatare che il confluire e sovrapporsi tra la vita reale e quella digitale abbia reso necessario un intervento normativo che vada a valicare il limite del tempo libero personale, perché prevedere la sanzionabilità di frasi ed esternazioni web impone al preposto un lavoro di controllo che esula dalla supervisione dell’operato strettamente lavorativo.
Sarà interessante capire quali saranno le conseguenze di questa stretta: non esisteranno più maleducazione, imbarazzi e conflitti di interesse oppure assisteremo ad uno strapotere dei Dirigenti, liberi di fraintendere la libertà di espressione dei dipendenti e vincolare quindi anche il loro tempo dedicato allo svago?