PENSIONI - Giovani senza scampo, entro due-tre decenni lasceranno il lavoro non prima dei 70 anni e con assegni ridotti, lo dice l’Ocse

Anief non ci sta: prospettiva assurda dopo essere entrati in ruolo a 50 anni, serve un Osservatorio sul burnout 

A cura di Redazione Redazione
29 novembre 2025 17:42
PENSIONI - Giovani senza scampo, entro due-tre decenni lasceranno il lavoro non prima dei 70 anni e con assegni ridotti, lo dice l’Ocse - Marcello Pacifico_Anief
Marcello Pacifico_Anief
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Tra i Paesi OCSE, l’Italia è destinata a diventare la nazione dove l’età di pensionamento raggiungerà o supererà tra non molto “i 70 anni insieme a Danimarca, Estonia, Paesi Bassi e Svezia”: a prevederlo è il rapporto OCSE “Pensions at a Glance 2025”, che ha collocato la nostra Penisola “tra i Paesi con il maggiore invecchiamento demografico previsto nei prossimi 25 anni, con un forte aumento del rapporto tra popolazione anziana e popolazione in età lavorativa”.

“Si tratta di una prospettiva impossibile da accettare – commenta oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - , soprattutto per i lavoratori della scuola, che dopo i 60 anni devono in moltissimi casi combattere con un burnout crescente, derivante dallo stressa da lavoro, che se non affrontato produce effetti psico-fisici patologici. La verità è che servono nuove politiche giovanili di incentivazione al lavoro e di lotta alla precarietà, non norme che allontano progressivamente il pensionamento sino a farlo diventare un miraggio. Lo Stato non può inoltre costringere un docente a entrare di ruolo a 50 anni, dopo anni di povertà salariale – con stipendi iniziali bloccati vicini alla soglia di povertà spesi spesso in trasferte chilometriche per raggiungere la sede o le sedi di servizio. Finiamola con questo modo di affrontare la previdenza: vogliamo arrivare a vedere docenti e Ata morire in servizio, senza neanche poter andare con un assegno dignitoso in quiescenza?”

A rendere ancora più inaccettabile questa tendenza, è anche il fatto che in Italia le forze di polizia e armate continuano a potere andare in pensione a 60 anni: perché, chiede il sindacato Anief, ci devono essere tutele solo per una parte dei lavoratori pubblici? Il sindacato sta agendo anche a livello politico: nei giorni scorsi, proprio per evidenziare l’alta percentuale di lavoratori della scuola vittime del burnout, l’organizzazione sindacale ha chiesto – nell’ambito del decreto-legge 159/25 già approvato dal Governo per introdurre misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile - di introdurre una Commissione di inchiesta ministeriale e un Osservatorio permanente sul burnout: richiesta che ha ricevuto il parere favorevole della VII Commissione del Senato.

“Si tratta – ha ricordato Pacifico – di un doppio provvedimento permetterebbe di riconoscere lavoro usurante, con l’accesso pensionistico a circa 60 anni di età, e anche una indennità adeguata. L'inchiesta sul burnout, se approvata, rappresenterebbe il primo importante passo per riconoscere ufficialmente lo stress da lavoro correlato e di conseguenza per mettere in atto quanto necessita per evitarlo o ridurlo, tra cui – ha concluso il leader dell’Anief - un accesso differenziato per la pensione e specifiche indennità”.

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