Concorso Straordinario Dirigenti Scolastici: quale sarà la soluzione finale? Possibili scenari e lo spettro di ricorsi infiniti

Il Concorso Straordinario per Dirigenti Scolastici, in attesa del pronunciamento del TAR del Lazio dell’ 8 ottobre, continua a essere al centro di una complessa vicenda legale e amministrativa, con nu...

A cura di Redazione Redazione
16 settembre 2024 16:27
Concorso Straordinario Dirigenti Scolastici: quale sarà la soluzione finale? Possibili scenari e lo spettro di ricorsi infiniti -
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Il Concorso Straordinario per Dirigenti Scolastici, in attesa del pronunciamento del TAR del Lazio dell’ 8 ottobre, continua a essere al centro di una complessa vicenda legale e amministrativa, con nuove dispute e ricorsi che mettono alla prova la gestione del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). Mentre la maggioranza prepara un emendamento che permetta le nuove assunzioni fino al 31 ottobre, l’ esito dei ricorsi dell’ 8 ottobre non appare così scontato mentre si profilano all’ orizzonte nuovi ricorsi, senza contare i reclami (scontati) di chi soccomberà nell’ udienza dell’ 8.

Tutto nasce con il Concorso Ordinario del 2017

Dopo il concorso indetto con il D.D.G. M.I.U.R. n. 1259/2017, si sono susseguiti contenziosi che hanno portato alla creazione di un corso intensivo di formazione per risolvere le controversie giudiziarie in sospeso (oltre duemila, a quanto pare). Tuttavia, la soluzione immaginata ha innescato una nuova serie di polemiche e veri e propri contenziosi e allo stato dell’ arte sembra ben lontana dal trovare una soluzione definitiva, tra nuovi ricorsi presentati, minacciati e pronti a fioccare nonostante la procedura sia stata pensata proprio per mettere la parola fine al loro proliferare.

La cornice normativa: DPR 487/1994 e DM 107/2023

Per comprendere il contesto attuale, occorre partire dalla normativa vigente. Il DPR 487/1994, che regolamenta i concorsi pubblici, stabilisce che nei concorsi per titoli ed esami la valutazione dei titoli non possa superare i 10/30. Tuttavia, questa disposizione si riferisce espressamente ai concorsi per titoli ed esami e non ai corsi-concorso, che possono seguire regole diverse.

Nel 2017 è stato bandito il concorso per titoli ed esami con il D.D.G. M.I.U.R. n. 1259/2017, che ha dato origine a un contenzioso serio ed evidentemente non infondato, che il MIM ha cercato di risolvere con il Decreto-legge n. 198 del 2022, prevedendo un corso intensivo di formazione per chi avesse ancora ricorsi aperti. Tale soluzione è stata formalizzata nella Legge 24 febbraio 2023, n. 14, che ha delegato al Ministero l’organizzazione del corso e ha stabilito criteri precisi per la valutazione dei candidati.

Il DM 107/2023, emesso in attuazione della legge, ha previsto che i partecipanti al corso intensivo venissero inseriti in graduatoria sulla base di una prova di ingresso (con punteggio da 6 a 10) e della valutazione dei titoli secondo la Tabella A del DM 138/2017 che prevede fino a 30 punti. Tuttavia, alle critiche di sindacati e parti politiche, il MIM che aveva in un primo momento pubblicato la tabella dei titoli in trentesimi, ha ridotto il valore dei titoli nella graduatoria finale dividendoli per 10, senza che ciò fosse previsto (almeno esplicitamente) nel bando, sollevando critiche tra i candidati e alimentando nuove controversie.

Criticità nella gestione delle graduatorie

Le criticità emerse nella gestione del concorso, oggetto dei ricorsi che hanno bloccato l’ assunzione dei nuovi DS prevista per il 1 settembre, riguardano principalmente tre aspetti:

  1. Riduzione del valore dei titoli: il MIM ha ridotto il valore dei titoli culturali e di servizio dividendo i punti previsti dalla Tabella A per 10. Questa scelta, non giustificata da nessuna norma esplicita, ha generato insoddisfazione, soprattutto tra i candidati con un maggior numero di titoli, che si sono visti penalizzati rispetto a chi ne aveva meno.
  2. Mancanza di trasparenza sui risultati delle prove: non sono stati pubblicati i risultati delle prove preselettive, scritte e orali, creando incertezza sulla corretta formazione della graduatoria. Questo ha sollevato dubbi sulla conformità del processo ai principi di trasparenza e correttezza amministrativa.
  3. Graduatoria immediatamente esecutiva: la graduatoria finale è stata resa immediatamente esecutiva, senza dare ai candidati la possibilità di presentare reclami o impugnazioni, un ulteriore elemento di controversia.

Nuovi ricorsi e la questione dei candidati ammessi all’orale

Come se non bastasse, poi, sono arrivati nuovi ricorsi da parte dei candidati che hanno sostenuto solo la prova orale del corso riservato. Questi candidati sostengono che, avendo superato regolarmente lo scritto del concorso del 2017, salvo poi essere bocciati all’ orale (da cui il ricorso titolo di accesso alla procedura riservata), debbano essere inseriti in ruolo prima di coloro che nel 2017 erano stati bocciati alla prova scritta e che per la procedura riservata hanno sostenuto soltanto una prova scritta consistente in un questionario a risposta chiusa. Secondo questi ricorrenti, ci sarebbe una differenza nei due percorsi che dovrebbe riverberare sulla composizione della graduatoria, di fatto da dividere in due fasce, dando la precedenza a chi ha sostenuto esclusivamente l’ orale nella procedura riservata.

Questa nuova ondata di ricorsi rischia di arrivare proprio mentre, in attesa del pronunciamento del TAR sulla valutazione dei titoli per sbloccare l’ assunzione dei nuovi DS, pareva tutto pronto per le nuove assunzioni e rischia di complicare ulteriormente la situazione, ponendo interrogativi sulla giustizia procedurale e sui criteri adottati dal Ministero nel gestire il reclutamento.

Ipotesi di soluzione e scenari futuri

Intanto, in attesa di capire la fondatezza delle rivendicazioni della contestazione tra i riservisti che hanno sostenuto l’ orale e quelli che hanno sostenuto la prova scritta, si profilano tre possibili ipotesi per la conclusione della vicenda per il prossimo ottobre:

  • Ipotesi A (10+3): mantenere il sistema attuale, con punteggi della prova preselettiva da 6 a 10 e punteggi dei titoli ridotti con una divisione per 10. Questa soluzione è stata adottata dal MIM, ma risulta insoddisfacente per molti candidati, poiché sembra favorire chi ha meno titoli.
  • Ipotesi B (10+10): alcuni propongono di ridurre il peso massimo dei titoli da 30 a 10, mantenendo un equilibrio tra la valutazione delle prove e dei titoli. Questa soluzione potrebbe essere vista come un compromesso tra i criteri di merito e di equità.
  • Ipotesi C (10+30): applicare rigorosamente il DM 107/2023, valutando i titoli fino a un massimo di 30 punti, come inizialmente previsto. Questa soluzione sembrava essere la preferita dal MIM, ma ha subito pressioni pubbliche per essere modificata.

Il ruolo del TAR: compromesso o rigore normativo?

Diversi ricorsi sono già stati presentati al TAR, sia da parte dei fautori dell’ipotesi B, che vedono nella divisione per 10 una violazione dei principi di merito, sia da parte di chi sostiene l’applicazione rigida della normativa vigente (ipotesi C). Tuttavia, il TAR non è un organo di mediazione, ma è chiamato ad applicare la norma vigente. Dovrà dunque decidere se attenersi alla Legge 24 febbraio 2023, n. 14 e al DM 107/2023, o se accogliere le istanze dei ricorrenti, individuando possibili falle procedurali.

Conclusione vicina?

La vicenda del Concorso Straordinario Dirigenti Scolastici corre il rischio, a questo punto, di non concludersi neanche dopo il pronunciamento del TAR atteso per il prossimo ottobre. Con la mancanza di una chiara soluzione condivisa, ma soprattutto l’ incognita di nuovi ricorsi in arrivo o di contestazioni al Consiglio di Stato delle decisioni che prenderanno i giudici amministrativi, si rischia comunque di non chiudere del tutto la vicenda. A quel punto toccherà al Ministero decidere come procedere. Dalle parti di Corso Trastevere pare siano decisi ad andare avanti con la graduatoria esistente, magari riformata a tempo di record se lo richiederanno i giudici, accettando di correre il rischio di dover rimescolare le carte con eventuali nuove sentenze. L’ alternativa sarebbe bloccare tutto e rimandare alla conclusione dell’ intricato iter giudiziario l’ avvio delle procedure di assunzione dei nuovi DS. Ipotesi che avrebbe il sapore indiscutibile di una figuraccia.

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