Copiare a scuola: tra Italia e Germania due culture profondamente diverse
La scuola non deve limitarsi a trasmettere conoscenze. Deve formare cittadini responsabili, consapevoli che il merito nasce dall’impegno e non dall’abilità di eludere le regole
Di Giuseppe Tizza
Insegnante in pensione
Düsseldorf (Germania)
Ogni anno, in Italia, con l’arrivo degli esami di maturità torna puntualmente anche un altro argomento: il copiare. Si discute di smartphone nascosti, auricolari invisibili, messaggi sui social, fotografie dei compiti e sistemi sempre più sofisticati per aggirare i controlli. La cronaca racconta spesso episodi che mettono in dubbio la regolarità degli esami.
L’ultimo caso ha suscitato particolare scalpore: una chat WhatsApp nella quale sarebbero stati diffusi i titoli delle prove e perfino gli svolgimenti con tre giorni di anticipo rispetto alla data ufficiale degli esami. Un episodio che, se confermato dalle indagini, rappresenterebbe una grave violazione del principio di uguaglianza tra gli studenti.
Su questo tema posso parlare anche per esperienza diretta. Da studente mi è capitato che molti compagni copiassero da me, soprattutto nei compiti di matematica. In seguito, da insegnante e componente di commissioni d’esame, ho assistito anche a tentativi di copiatura durante le prove. Sono episodi che fanno comprendere quanto il problema sia radicato e come non possa essere risolto soltanto con controlli più severi.
Chi vive da molti anni in Germania rimane colpito dal fatto che qui il problema venga affrontato in modo completamente diverso. Nelle scuole tedesche copiare durante una verifica o un esame non è semplicemente vietato: è considerato un comportamento incompatibile con il senso di responsabilità che la scuola deve trasmettere. Le conseguenze possono essere molto pesanti, dall’annullamento della prova fino a provvedimenti disciplinari.
La differenza principale, tuttavia, non riguarda soltanto le sanzioni. È soprattutto una questione culturale. Gli studenti tedeschi crescono con l’idea che il voto debba riflettere ciò che realmente sanno e sono in grado di fare. Imbrogliare significa tradire la fiducia degli insegnanti, dei compagni e, prima di tutto, la propria.
Naturalmente anche in Germania possono verificarsi episodi di copiatura. Nessun sistema è perfetto. La differenza è che questi casi rappresentano un’eccezione e suscitano sorpresa. In Italia, invece, il tema ritorna quasi ogni anno nel dibattito pubblico, segno che il fenomeno è percepito come molto più diffuso.
L’esperienza maturata in entrambi i Paesi mi ha convinto che il problema non si risolve soltanto con metal detector, divieti o controlli più rigorosi. La vera sfida è educativa. Bisogna formare giovani che considerino l’onestà parte integrante della propria crescita e comprendano che un successo ottenuto con l’inganno non è un vero successo.
La scuola non deve limitarsi a trasmettere conoscenze. Deve formare cittadini responsabili, consapevoli che il merito nasce dall’impegno e non dall’abilità di eludere le regole.
Un diploma ha valore soltanto quando certifica competenze realmente acquisite. Se viene ottenuto grazie all’inganno, perde gran parte del suo significato, per lo studente e per l’intera società.