Cronache di una maturata: a che ora si studia meglio?

Oggi 13 marzo, in occasione del World Sleep Day, è necessario ed utile fermarsi a riflettere sui ritmi che governano le nostre giornate

13 marzo 2026 10:27
Cronache di una maturata: a che ora si studia meglio? -
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Il mese di Marzo rappresenta, sia per gli studenti liceali che per gli universitari, un periodo in cui è necessario fare il punto del proprio percorso: alla luce dei primi risultati raggiunti nel quadrimestre o nella sessione invernale e del periodo di “pausa” scandito da Febbraio, è doveroso riflettere sulle modalità che hanno portato tali esiti, negativi o positivi che siano.
Come il metodo di studio corretto risulta essere base per incrementare le proprie capacità accademiche, anche le fasce orarie in cui si sceglie di studiare influenzano significativamente l’apprendimento: vari studi scientifici recenti hanno saputo dimostrare, affidandosi all’osservazione dei livelli cognitivi in ogni momento della giornata, come ciascuno di essi incida sulla concentrazione e la memorizzazione.
Lo studio mattutino ad esempio, in una fascia generalmente compresa tra le 08:00 e le 12:00, non è solo una buona abitudine dettata dal senso del dovere, ma una precisa risposta fisiologica alla risalita della nostra temperatura corporea, al picco di cortisolo e all’esposizione alla luce naturale. Secondo le ricerche condotte dalla cronobiologia, questo è il momento in cui la nostra memoria a breve termine raggiunge il suo apice: il cervello gode di una "pulizia" cognitiva che rende la risoluzione di problemi logici e il ragionamento analitico fluidi, oltre che agevolare l’assorbimento di nuove nozioni.
Superata la mattinata, l’attenzione ha una sua naturale flessione tra le 13:00 e le 15:00, fascia oraria definita dal National Institute of Health come “Post-Lunch Dip”, fenomeno connesso sia al bisogno fisiologico che il corpo ha di riposare, sia dalla digestione del pranzo, soprattutto quando è abbondante. In questo frangente si è meno vigili e la capacità di processare informazioni nuove decade quasi completamente; se proprio non si vuole restare con le mani in mano, si può optare per un ripasso leggero o per organizzare il materiale di studio, rispettando così le esigenze del proprio bioritmo.
Una volta scoccate le ore 16:00, ecco che il cervello torna operativo: la temperatura corporea aumenta raggiungendo il suo picco giornaliero e le attività metaboliche si assestano su livelli stabili, favorendo la concentrazione e la memoria a lungo termine. Ne consegue che, mentre lo studio mattutino è ottimo per incamerare le fondamenta, quello pomeridiano le consolida, rendendo questa fascia perfetta per la ripetizione, svolgere esercizi, creare collegamenti, e addirittura per lo studio di gruppo; distrazioni e impegni permettendo, la soglia di attenzione può restare alta anche fino alle 22:00, consentendo di portare avanti sessioni di studio proficue anche poco dopo l’orario di cena.
Generalmente iniziare a sfogliare i libri di notte non è proprio la scelta più ottimale: come sottolinea il neuroscienziato britannico Matthew Walker, autore del bestseller Why We Sleep, studiare oltre la mezzanotte significa privare il cervello della fase REM, necessaria a sigillare i ricordi e a fissare quanto appreso nel corso della giornata. Infatti, la desincronizzazione dell’orologio biologico non solo riduce la ritenzione mnemonica fino al 40%, ma indurrà inevitabilmente ad un risveglio non molto sereno caratterizzato da stanchezza eccessiva.
Tuttavia, la ricostruzione sopracitata può trovare delle interessanti eccezioni, poiché la cronobiologia ha individuato ben tre cronotipi, ossia tre tipologie di ritmi circadiani: le “allodole”, che registrano il loro picco di produttività alle prime ore del giorno, i “gufi” che lo hanno nelle ore tardive e i “fringuelli”, il caso più diffuso in cui esso si distribuisce nel corso della giornata. Naturalmente avere un cronotipo tardivo può, soprattutto in una società scandita da orari e impegni come la nostra, influenzare negativamente il riposo e le prestazioni quotidiane: ciò non significa che bisogna andare contro la propria fisiologia pur di standardizzarsi, ma che con piccole accortezze, come interrompere lo studio almeno un’ora prima di coricarsi e non fare pasti nelle tre ore antecedenti al riposo, quelle poche ore di sonno saranno preziose e ristoratrici.

In fondo, il messaggio del World Sleep Day 2026 è proprio questo: "Sleep Well, Live Better"-"Dormi Bene, Vivi Meglio". Smettere di lottare contro il proprio orologio interno è il primo passo non solo per superare le prossime verifiche, ma è il pilastro invisibile che tutela il benessere fisico e mentale.

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