Dai sistemi di reclutamento, alla riforma dei percorsi formativi, ai tagli: tutto sbagliato nella Scuola!
Bene, a nostro avviso il risultato è che in entrambe le direzioni si esce totalmente fuori dai binari, e che la Scuola non trarrà assolutamente alcun beneficio da tali iniziative, anzi ne sarà assolutamente penalizzata
A distanza di ben quattro anni dall’insediamento dell’esecutivo che oggi guida il Paese, il movimento Scuola Lavoro e Libertà tira le somme sul lavoro svolto dal Governo in questo lungo periodo, relativamente settore scuola. Le osservazioni scaturiscono dagli ultimi provvedimenti voluti dal Governo, che da una parte avrebbero la pretesa di affrontare il problema del precariato, dall’altra vorrebbero migliorare il sistema formativo rendendolo più aderente al mercato del lavoro.
Bene, a nostro avviso il risultato è che in entrambe le direzioni si esce totalmente fuori dai binari, e che la Scuola non trarrà assolutamente alcun beneficio da tali iniziative, anzi ne sarà assolutamente penalizzata. Ciò avverrà sia sotto l’aspetto della qualità della formazione sia sotto quello della regolarizzazione delle situazioni lavorative anomale e illegittime, così come lo sono quelle dei precari storici, dove per precari storici si intendono quelli che hanno maturato un’anzianità di servizio superiore ai 3 anni.
La riforma degli istituti tecnici, presentata come una geniale innovazione utile a finalizzare la formazione ai reali bisogni del mercato del lavoro, in realtà non fa altro che depauperare quel bagaglio di cultura generale che, come si era capito almeno finora, è indispensabile per creare lavoratori dotati di pensiero critico. In questo modo si era scongiurato lo spettro di un disumano approccio tayloristico all’organizzazione del lavoro, causa dell’alienazione e dello sfruttamento dei lavoratori, a favore di un sistema più equilibrato che dava spazio anche al pensiero e all’iniziativa personale di ogni ingranaggio dell’apparato produttivo ed economico.
Bene, oggi in Italia si sta decidendo che bisogna ritornare a quella stessa concezione di lavoro che ha caratterizzato la seconda rivoluzione industriale, con la differenza che gli strumenti di lavoro non sono pinze e martelli ma monitor, tastiere e mouse.
Ma veniamo al problema dei lavoratori della scuola e al problema dei tagli al personale e alle risorse.
Qualcuno continua a insistere sul fatto che con questa riforma non verrebbero penalizzati i docenti in quanto a possibilità di lavoro. Ora, o la matematica è solo un’opinione oppure, se è vero come è vero che tutti gli anni, tranne i bisestili, sono fatti da 365 giorni, vorremmo che qualcuno ci spiegasse come si farebbe a non tagliare ore d’insegnamento, e di conseguenza posti di lavoro, avendo a disposizione 365 giorni in meno per la formazione.
Con questi presupposti, anche un bambino riterrebbe ingenuo chiedere quali materie bisognerebbe tagliare se si volesse dare un indirizzo più professionalizzante a un percorso formativo riducendolo di un anno! Ovviamente, a cedere il passo dovrà essere principalmente tutta l’area delle discipline umanistiche, considerate superflue, sovrabbondanti, inutili!
Infatti, a pagarne le spese saranno innanzitutto gli insegnanti di geografia, ma anche l’italiano e la storia pagheranno un conto molto salato. Inaspettatamente però, anche la stessa matematica, vertendo su un approccio meno teorico e più applicativo, tenderebbe a penalizzare i docenti della disciplina pura, a vantaggio di tecnici esperti compilatori di fogli Excel. Quindi alcune ore curriculari cederebbero spazio ad esperti esterni, gente che di mestiere non fa certamente l’insegnante. Il risultato sarà quello di avere più docenti a spasso e, allo stesso tempo, giovani più abili a manovrare un mouse e compilare un modello f24, ma certamente meno capaci di comprendere un testo, effettuare scelte consapevoli o chiedersi se il datore di lavoro stia rispettando i diritti basilari dei suoi dipendenti. In altri termini: meno lavoro per gli insegnanti oggi, nulle capacità critiche nei giovani lavoratori domani!
Ma veniamo al discorso sul reclutamento, altro cavallo di battaglia della politica nelle varie campagne elettorali.
Dopo mirabolanti promesse di doppio canale, di concorsi meritocratici, di risoluzione del problema del precariato storico, qual è il reale risultato prodotto dopo 4 anni di un governo che ha avuto sempre abbondanti numeri per far approvare tutto ciò che ha voluto e che mai ha vacillato? Ebbene, sembrerebbe proprio che i precari, sempre se risultati idonei a un concorso, si debbano accontentare di inserirsi in un elenco regionale dal quale eventualmente si attingerebbe per le immissioni in ruolo solo nel caso in cui avanzassero posti dopo le assunzioni da concorsi e terminassero anche gli idonei in coda dei concorsi ordinari, quel famoso 30% stabilito dal Decreto-Legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito con modificazioni dalla Legge 29 luglio 2024, n. 106.
Cioè, come diceva qualcuno, è più facile che un cammello passi dalla cruna dell’ago, che un precario sia assunto a tempo indeterminato dagli elenchi regionali.
L’assurdo nell’assurdo sta poi nel fatto che, paradossalmente, ad essere esclusi da queste graduatorie “della cuccagna” sarebbero proprio quelli che dal 2020 in poi hanno fatto concorsi straordinari, ossia i precari con maggiore anzianità di servizio. Inoltre sembra proprio che il legislatore cerchi di accanirsi in particolare contro in partecipanti al concorso straordinario bis, ossia, per chi fra politici e sindacalisti facesse finta di non capire, quello disciplinato dal D.D. n. 1081 del 6 maggio 2022, emanato in attuazione dell'articolo 59, comma 9-bis, del Decreto-Legge 73/2021. Su questo appare evidente che si cerchi ogni cavillo per escludere i precari che vi hanno partecipato da qualunque possibilità di stabilizzazione, sia col decreto degli elenchi regionali, che li vedrebbe fuori, ma anche con tutti gli altri provvedimenti precedenti. Eppure, anche volendo sorvolare sul deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell'UE del 3 ottobre 2024 per il mancato rispetto della direttiva n. 70/1999 CE, ci sembra che proprio ultimamente la Cassazione, con la sentenza n. 30779/2025, abbia chiarito che i concorsi riservati (proprio come lo Straordinario Bis) non eliminano l'illegittimità della reiterazione e non possono costituire solo una mera chance per i partecipanti, ma devono essere un’occasione reale che deve concretizzare effettivamente la loro stabilizzazione!
Davanti a tutto questo, l’assurdità più grande sta nel fatto che sia la politica, invece molto lucida sull’argomento in tempi di campagne elettorali, che le maggiori sigle sindacali, abbiano incredibilmente dimenticato l’esistenza di questo concorso, tanto da affiancarne spesso il nome a numeri di provvedimenti che hanno disciplinato altri concorsi, o da non ricordare affatto, almeno a loro dire, l’anno di pubblicazione del bando.
Ora, però, il problema non è lo straordinario bis, lo straordinario 1, l’ordinario 2020 o i PNRR 1,2 e 3. Ora il problema è la domanda che ha aperto queste riflessioni: cosa ha fatto finora questo Governo, anche al di là di tagli a bonus e cattedre, per il bene degli alunni, degli insegnanti e della Scuola tutta?
Si ringrazia anticipatamente per qualunque improbabile risposta alla presente, proveniente da un qualsiasi politico o sindacalista di buona volontà!
Scuola Lavoro e Libertà