Dimensionamento scolastico in Sardegna: Feliziani commissario, tra Pnrr e proteste dei territori

Nomina ministeriale per accorpare nove scuole nell’Isola: sindacati e Consiglio regionale criticano il metodo, tra vincoli europei e diritto allo studio.

A cura di Redazione Redazione
14 gennaio 2026 16:24
Dimensionamento scolastico in Sardegna: Feliziani commissario, tra Pnrr e proteste dei territori -
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Il processo di dimensionamento della rete scolastica in Sardegna entra in una fase delicata con la nomina di Francesco Feliziani, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, a commissario incaricato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. A lui spetterà il compito di procedere all’accorpamento di nove istituti scolastici, un intervento che avrebbe dovuto essere attuato dalla Regione ma che quest’ultima, al pari di Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, ha scelto di non realizzare, aprendo così la strada al commissariamento.

Feliziani ha assicurato che l’azione sarà improntata al “buonsenso” e al rispetto delle linee guida nazionali. «Niente scuole-mostro», ha dichiarato, sottolineando come l’obiettivo sia quello di razionalizzare una rete che, in alcune aree dell’Isola, presenta realtà con numeri di alunni molto bassi e difficoltà di gestione. Il riferimento normativo è chiaro: una scuola autonoma non può scendere sotto la soglia dei 400 studenti, parametro che in Sardegna risulta spesso disatteso, soprattutto nei territori interni e nelle aree a bassa densità abitativa.

Il commissario ha inoltre richiamato gli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ricordando che il dimensionamento della rete scolastica rientra tra le condizioni poste per il mantenimento di specifici obiettivi e traguardi. Da qui la necessità di intervenire, seppur in un contesto complesso come quello sardo, caratterizzato da spopolamento, distanze geografiche e fragilità infrastrutturali. Feliziani ha infine rassicurato cittadini e personale scolastico: nessun paese perderà le proprie scuole e non sono previsti tagli occupazionali.

Di segno opposto le reazioni delle organizzazioni sindacali. Cgil, Cisl e Uil hanno definito il commissariamento un atto “grave” e “calato dall’alto”, contestando un approccio ritenuto eccessivamente fondato su parametri numerici. In particolare, i sindacati richiamano il dato della dispersione scolastica in Sardegna, che raggiunge il 14,5%, percentuale superiore alla media nazionale e considerata un indicatore di fragilità del sistema educativo isolano. Secondo le sigle, proprio questo contesto avrebbe richiesto politiche di rafforzamento e investimenti mirati, piuttosto che un ridisegno amministrativo percepito come penalizzante per le comunità locali.

Anche sul piano istituzionale non mancano le critiche. Il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha sottolineato la necessità di un’organizzazione scolastica differenziata, capace di tener conto delle peculiarità territoriali della Sardegna. Difendere tali specificità, ha affermato, non rappresenta uno scontro con lo Stato, ma una tutela delle comunità e del diritto allo studio, soprattutto nelle aree interne e montane.

Il confronto tra esigenze di razionalizzazione, vincoli europei e tutela dei territori resta dunque aperto. La fase commissariale segna un passaggio cruciale per il futuro della scuola sarda, chiamata a conciliare sostenibilità amministrativa e qualità dell’offerta formativa in un contesto socio-demografico particolarmente complesso.

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