Dimensionamento scolastico in Sardegna: intervista al Commissario ad acta Feliziani
Tra vincoli PNRR, autonomia regionale e timori per le aree interne: il Commissario ad acta chiarisce criteri, limiti e finalità del piano di accorpamento delle scuole sarde.
Tra vincoli PNRR, autonomia regionale e timori per le aree interne, il tema del dimensionamento della rete scolastica in Sardegna continua a generare un acceso dibattito. Al centro della discussione vi è il piano di accorpamento di nove istituti, predisposto nell’ambito delle misure collegate agli obiettivi nazionali di razionalizzazione del sistema scolastico. La Regione ha temporaneamente bloccato il piano e i sindacati parlano di “atto grave calato dall’alto”, mentre molte comunità locali temono un indebolimento del ruolo delle scuole come presìdi sociali nei territori più isolati.
In questo quadro complesso è stato nominato un Commissario ad acta, il Direttore dell' USR, Francesco Feliziani, con il compito di esercitare poteri sostitutivi nei confronti della Regione ritenuta inadempiente. Abbiamo raccolto le sue risposte per chiarire il perimetro normativo dell’intervento, le logiche che guidano il piano e i margini di dialogo con il territorio.
Scuole come presìdi sociali e riparto di competenze
Prima di affrontare il merito degli accorpamenti, è fondamentale comprendere il quadro costituzionale entro cui si muove il dimensionamento. Spesso, nel dibattito pubblico, si parla genericamente di “direttive nazionali”, ma la materia è in realtà regolata da un delicato equilibrio tra competenze statali e regionali.
Domanda
Commissario Feliziani, come pensa di coniugare le direttive nazionali sul dimensionamento con le specificità della Sardegna, dove molte scuole sono presidio sociale nei territori isolati?
Risposta
«Non è proprio corretto parlare di direttive nazionali sul dimensionamento. La Costituzione traccia molto chiaramente le competenze dello Stato e delle Regioni in materia di istruzione. Il numero delle autonomie scolastiche è una competenza statale; come distribuire il numero sui rispettivi territori, determinarne la composizione, la grandezza, l’offerta formativa è una competenza regionale.
Nel caso di cui stiamo discutendo, il commissariamento di quattro regioni inadempienti deriva dal fatto che sono proprio le regioni stesse ad aver rinunciato a un proprio potere/dovere di disegnare la rete scolastica tenendo conto delle condizioni particolari.
Il numero di partenza era dato; la battaglia si è incentrata sulla congruità di tale numero ma i contenziosi sono stati persi in tutte le sedi di giudizio, fino alla Corte Costituzionale. In caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo PNRR, lo Stato avrebbe dovuto restituire somme già erogate o rivalersi sulle regioni. Per evitare danni all’intera collettività, l’unica strada legittima era il commissariamento.»
Aree interne e rischio di penalizzazione
Uno dei punti più sensibili riguarda il possibile impatto sugli studenti che vivono nei territori interni, caratterizzati da spopolamento, collegamenti difficili e mobilità fragile. Il timore è che gli accorpamenti possano tradursi in un depotenziamento dei servizi.
Domanda
Il piano prevede l’accorpamento di nove istituti. In una regione con spopolamento e mobilità fragile, come garantire che questa razionalizzazione non penalizzi studenti e famiglie delle aree interne?
Risposta
«Innanzitutto non sta scritto da nessuna parte che verranno penalizzate le aree interne. Le linee guida regionali prevedono criteri mirati proprio a prevenire i problemi: privilegiare l’accorpamento di scuole nello stesso comune, non superare il limite di 1200-1300 studenti, superare le criticità gestionali delle scuole troppo piccole (meno di 400 alunni), evitando autonomie troppo complesse dal punto di vista geografico.
Si privilegiano gli accorpamenti nel primo ciclo e, per il secondo ciclo, scuole della stessa tipologia. Un accorpamento amministrativo non equivale alla chiusura di punti di erogazione o allo spostamento di classi. In Sardegna c’è sempre stata grande attenzione alle aree interne, come dimostrano le numerose realtà che funzionano con numeri molto al di sotto degli standard di altre regioni.»
Qualità educativa e valutazione dell’impatto
Un’altra questione centrale riguarda la possibilità di misurare gli effetti reali del dimensionamento non solo in termini numerici, ma anche di qualità dell’offerta educativa.
Domanda
Oltre ai numeri del PNRR, quali indicatori di qualità educativa userete per misurare se il dimensionamento sta davvero rafforzando la scuola sarda?
Risposta
«Il compito del Commissario non prevede una successiva valutazione di impatto. Il mio mandato è intervenire con poteri sostitutivi per evitare danni all’intera collettività. Ogni valutazione successiva rimane nella competenza dell’Amministrazione regionale. Al Ministero e all’USR spetta invece la valutazione del funzionamento delle istituzioni scolastiche, ad esempio tramite il sistema di valutazione dei dirigenti.»
Confronto con Regione e sindacati
Il clima di tensione è alimentato anche dalle posizioni critiche delle organizzazioni sindacali, che parlano di decisioni imposte dall’alto. Chiarire le modalità di dialogo è quindi essenziale per comprendere i margini di mediazione.
Domanda
La Regione ha bloccato il piano e i sindacati lo definiscono “un atto grave calato dall’alto”: come dialogherà con queste voci per evitare tensioni e garantire il confronto territoriale?
Risposta
«Il potere di dimensionamento appartiene alle regioni, l’assegnazione delle risorse allo Stato. Dopo che la Magistratura ha stabilito la correttezza del numero di scuole assegnato, continuare a dibattere senza attuare configura un inadempimento.
Non si può parlare di provvedimento “calato dall’alto” considerando che vi sono state una proroga, un invito ad adempiere e ulteriori termini concessi. Inoltre la nomina del Commissario non impedisce alla Regione di esercitare le proprie funzioni prima del provvedimento finale.»
L’intervista restituisce l’immagine di un intervento che si colloca in un perimetro giuridico definito e che nasce, secondo il Commissario, dalla necessità di tutelare l’interesse generale e gli impegni assunti con il PNRR. Resta però aperta la questione politica e sociale: come tradurre una razionalizzazione amministrativa in un reale rafforzamento della scuola sarda, soprattutto nei territori più fragili. È su questo terreno che si giocherà la vera sfida per il commissario Feliziani.