Dirigenti scolastici, il dibattito si amplia: pubblichiamo un contributo sul tema della mobilità
Oltre lo scontro tra concorsi, emerge il tema della mobilità: pubblichiamo un contributo al dibattito.
Nota della redazione
Il contributo che segue è stato inviato alla redazione come richiesta di pubblicazione ai sensi del cosiddetto “diritto di replica”.
Riteniamo opportuno precisare che, sotto il profilo giuridico, il diritto di replica si applica nei casi in cui un soggetto sia direttamente citato o ritenga inesatte o lesive le informazioni che lo riguardano. Nell’articolo in oggetto non sono presenti riferimenti personali all’autore né affermazioni suscettibili di rettifica in senso tecnico.
Accogliamo tuttavia l’intervento come contributo al dibattito, in coerenza con la linea editoriale della testata, aperta al confronto tra posizioni diverse su temi complessi come quello del reclutamento dei dirigenti scolastici.
Resta ferma la responsabilità delle opinioni espresse, che non impegnano la redazione.
Si segnala infine che alcune delle tesi sostenute nel contributo — in particolare in materia di rapporto tra mobilità e reclutamento — non trovano un riscontro univoco nel quadro normativo vigente e si collocano nell’ambito di una legittima, ma opinabile, interpretazione.
Segue il testo integrale.
Dirigenti scolastici: il dibattito è incompleto. Esiste una terza realtà ignorata
In questi giorni il confronto pubblico sul reclutamento dei dirigenti scolastici viene raccontato come uno scontro tra concorsi riservati e concorsi ordinari. È una lettura parziale, che rischia di alimentare contrapposizioni senza affrontare il vero problema.
Manca del tutto un terzo soggetto: i dirigenti scolastici già in servizio, molti dei quali da anni lavorano fuori regione senza reali possibilità di rientro.
Questa situazione non nasce oggi. È il risultato di una serie di scelte stratificate nel tempo: dal concorso nazionale del 2017, che ha prodotto un forte squilibrio territoriale, alle successive immissioni in ruolo, incluse quelle da procedure riservate; dai concorsi banditi in regioni già sature alla riduzione degli organici dovuta al dimensionamento; fino al rallentamento del turnover per l'innalzamento dell'età pensionabile.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: centinaia di dirigenti costretti a lavorare stabilmente lontano dalle proprie famiglie, con costi economici e personali rilevanti, senza una prospettiva certa di rientro.
In questo contesto, la proroga della mobilità al 100% dei posti vacanti viene spesso presentata come una soluzione. Ma l'esperienza recente dimostra che, se i posti disponibili sono di fatto azzerati da accantonamenti e nuove immissioni, il 100% di zero resta zero. In molte regioni, la mobilità interregionale è stata di fatto inesistente.
Il punto centrale, però, è un altro e riguarda un principio generale del pubblico impiego: prima di assumere nuovo personale, le amministrazioni devono garantire la mobilità di chi è già in servizio. È un principio previsto dal decreto legislativo 165 del 2001 e più volte ribadito dalla giurisprudenza amministrativa.
Nel caso dei dirigenti scolastici fuori regione, questo principio è stato progressivamente rovesciato. Prima si programmano le assunzioni, oggi anche estese agli idonei delle graduatorie, e solo in un secondo momento si apre, in via eccezionale, uno spazio per la mobilità.
Questo meccanismo produce un effetto paradossale: si amplia l'accesso al ruolo, ma si blocca la possibilità di rientro per chi quel ruolo lo esercita già da anni.
Continuare a rappresentare la situazione come un conflitto tra "riservati" e "ordinari" non aiuta a risolvere il problema. Il nodo vero è l'assenza di una gerarchia chiara tra mobilità e reclutamento.
Senza un intervento strutturale, ogni nuova misura rischia di aggravare le criticità esistenti.
È necessario riportare il sistema a coerenza, passare dalla logica dell'urgenza all'urgenza di una logica, riconoscendo alla mobilità un ruolo prioritario e non derogatorio, e programmando le nuove assunzioni solo sui posti effettivamente residui.
Non si tratta di contrapporre categorie, ma di ristabilire un principio di equità e di buon andamento dell'amministrazione. Ignorare questa realtà significa continuare a produrre soluzioni parziali e nuove disuguaglianze.
Nazario Malandrino
Dirigente scolastico IC Sant'Elia Fiumerapido
Gruppo Operativo Dirigenti Scolastici Fuori Regione
Vincitore pleno iure del concorso 2017, in servizio fuori regione dal 2019