Docenti, stipendi bassi e famiglie lontane
Il CNDDU chiede salari più equi, mobilità meno rigida e sostegni per gli insegnanti fuori sede
Retribuzioni inferiori rispetto agli altri laureati, trasferimenti che separano le famiglie e costi della doppia residenza: è il quadro denunciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che sollecita interventi strutturali per il personale scolastico.
Il divario retributivo
Secondo gli aggiornamenti Eurydice di luglio 2026 e il rapporto OCSE Education at a Glance 2026, il sistema scolastico italiano continua a riconoscere alla docenza un trattamento economico penalizzante. Il rapporto OCSE, pubblicato il 29 settembre, indica che gli insegnanti italiani della scuola secondaria di primo grado guadagnano mediamente il 33% in meno rispetto agli altri lavoratori con istruzione terziaria; per i docenti della scuola dell’infanzia la distanza raggiunge il 36%. Il Coordinamento parla di «nuovi poveri della conoscenza»: professionisti che investono anni nella formazione universitaria, nelle abilitazioni, nei concorsi e nell’aggiornamento continuo, senza raggiungere necessariamente autonomia economica e stabilità personale.
La precarietà dopo il ruolo
Alla fragilità economica si aggiunge quella familiare. Molti insegnanti si spostano lontano dalla propria residenza per ottenere una cattedra, affrontando affitti, trasporti e spese di permanenza. Per alcuni, neppure l’immissione in ruolo mette fine a questa condizione: vincoli di permanenza, disponibilità dei posti e regole sulla mobilità possono prolungare per anni la separazione da coniugi e figli. Ne deriva una “precarietà che sopravvive al precariato”: il contratto è stabile, ma la vita resta provvisoria. Il mantenimento di due abitazioni può assorbire una quota rilevante dello stipendio, mentre l’incertezza sui trasferimenti rende difficile programmare il futuro. Il CNDDU sottolinea anche la contraddizione educativa: agli insegnanti viene affidato il compito di preparare i giovani alla vita adulta, ma una parte della categoria fatica a conseguire proprio l’autonomia economica e la stabilità familiare indicate come obiettivi sociali.
Le richieste del CNDDU
Il Coordinamento chiede al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e alle organizzazioni sindacali un piano straordinario di rivalutazione economica della docenza, sostenuto da risorse strutturali e orientato a ridurre progressivamente il divario con le altre professioni qualificate. Tra le proposte figurano una revisione della mobilità, un maggiore utilizzo dei posti disponibili per i trasferimenti interprovinciali, più attenzione alle situazioni familiari e agli anni trascorsi lontano dalla residenza, oltre a misure economiche per il personale fuori sede. Il CNDDU domanda, inoltre, una ricognizione sul numero di docenti separati stabilmente dalle famiglie e sull’incidenza della doppia residenza sul reddito. «La continuità dell’insegnamento non può essere garantita imponendo una discontinuità permanente nella vita delle persone», sostiene il Coordinamento, chiedendo a Ministero e parti contrattuali risorse, strumenti normativi, tempi certi e risultati misurabili.
prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU