Edilizia scolastica, il nodo dei 14.512 edifici senza certificazioni
Servono tempi certi e responsabilità verificabili
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni sulla situazione delle certificazioni di sicurezza del patrimonio edilizio scolastico, che presenta criticità rilevanti sia per la consistenza complessiva del fenomeno sia per le profonde differenze territoriali che emergono dai dati disponibili.
Le informazioni relative all’anno scolastico 2023/2024 restituiscono un quadro che merita di essere letto nella sua dimensione concreta. Su 39.993 edifici scolastici censiti, 14.512, pari al 36,3%, risultavano privi contemporaneamente delle tre certificazioni considerate in materia di agibilità, prevenzione incendi e impianti termici. Ciò significa che più di un edificio su tre, nella rilevazione considerata, presentava contemporaneamente l’assenza dei tre adempimenti documentali esaminati.
Il dato nazionale, tuttavia, nasconde differenze territoriali molto ampie. Nel Nord-Est, su 7.001 edifici censiti, quelli privi delle tre certificazioni erano 1.475, pari al 21,1%; nel Nord-Ovest erano 2.238 su 9.900, pari al 22,6%. La situazione cambia sensibilmente nel Centro, dove risultavano interessati 3.435 edifici su 7.826, il 43,9%, e nel Sud, dove il numero raggiungeva 4.593 edifici su 10.117, pari al 45,4%. Nelle Isole la criticità assumeva la maggiore incidenza: 2.771 edifici su 5.149, corrispondenti al 53,8%, quindi più di uno su due.
La lettura congiunta dei valori assoluti e percentuali restituisce due aspetti distinti. Il Sud registra il numero più elevato di edifici interessati, con 4.593 strutture, mentre nelle Isole si rileva l’incidenza più alta sul patrimonio censito, pari al 53,8%. Tra il 21,1% del Nord-Est e il 53,8% delle Isole intercorrono 32,7 punti percentuali: una distanza che rende evidente come la questione delle certificazioni non presenti la stessa intensità nelle diverse aree del Paese.
Questa disomogeneità non può essere letta soltanto come una distribuzione geografica del dato. Essa pone un problema di capacità amministrativa, programmazione degli interventi e utilizzo delle risorse, poiché gli enti proprietari operano in condizioni finanziarie, organizzative e tecniche differenti. Quando tali differenze incidono sui tempi di progettazione, affidamento, esecuzione e completamento degli interventi, il rischio è che le distanze territoriali tendano a consolidarsi anziché ridursi.
È necessario, al tempo stesso, mantenere una distinzione giuridicamente corretta tra carenza documentale e condizione materiale dell’edificio. L’assenza di una certificazione nella rilevazione non consente, da sola, di qualificare un immobile come insicuro, così come i dati riferiti al 2023/2024 possono non comprendere regolarizzazioni e interventi successivi. Ciò non rende tuttavia secondaria la questione: la completezza e l’aggiornamento della documentazione costituiscono il presupposto amministrativo attraverso il quale è possibile verificare l’adempimento delle prescrizioni applicabili e conoscere lo stato di conformità degli immobili.
Il quadro normativo individua responsabilità definite. L’articolo 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23 pone a carico degli enti territoriali competenti gli oneri relativi alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici. In materia di agibilità opera l’articolo 24 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, mentre sul versante della prevenzione incendi il decreto interministeriale del 31 marzo 2026 ha definito un percorso progressivo di adeguamento per gli edifici scolastici interessati, nel quadro del termine del 31 dicembre 2027 previsto dalla legislazione vigente.
La successione delle scadenze normative rende oggi necessario passare dalla gestione dei termini alla verifica dell’attuazione. La complessità tecnica degli interventi può richiedere tempi adeguati, ma il differimento non può trasformarsi nella modalità ordinaria con cui affrontare carenze che interessano una parte così consistente del patrimonio scolastico.
La questione presenta inoltre un rilevante profilo economico. L’efficacia della spesa pubblica non coincide con l’entità delle somme stanziate o assegnate, ma con la capacità di trasformarle in progettazioni completate, lavori eseguiti e adempimenti perfezionati. La diversa capacità tecnica degli enti territoriali può incidere direttamente sulla velocità di impiego delle risorse e, di conseguenza, sulla riduzione delle criticità esistenti.
Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito, in raccordo con il Ministero dell’Interno e con gli enti territoriali competenti, di disporre una ricognizione nazionale aggiornata dello stato degli adempimenti di sicurezza degli edifici scolastici e di renderne pubblici gli esiti attraverso l’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, dando evidenza degli interventi conclusi, di quelli in corso, delle situazioni ancora da regolarizzare, delle risorse assegnate e dei tempi previsti per il completamento, così da verificare anche in quale misura le differenze territoriali registrate nel 2023/2024 siano state successivamente ridotte.
Non occorre un nuovo censimento fine a se stesso, ma uno strumento che permetta di misurare l’attuazione della normativa e l’efficacia degli investimenti. Se nella rilevazione considerata 14.512 edifici su 39.993 risultavano privi contemporaneamente delle tre certificazioni esaminate, la questione istituzionale oggi è stabilire quanti siano stati nel frattempo regolarizzati, quanti interventi siano ancora in corso e quali situazioni richiedano ulteriori risorse o capacità amministrativa.
Il 31 dicembre 2027 deve pertanto costituire un termine rispetto al quale misurare risultati concreti e non il punto di partenza per un ulteriore rinvio. Dopo anni di investimenti e scadenze differite, il parametro decisivo non è più soltanto quanto sia stato stanziato, ma quanto sia stato effettivamente realizzato.
La sicurezza dell’edilizia scolastica richiede una corrispondenza verificabile tra prescrizioni normative, risorse impiegate, interventi conclusi e regolarizzazione degli edifici. È su questa corrispondenza, e sulla capacità di ridurre le forti differenze territoriali evidenziate dai dati, che deve essere valutata l’efficacia dell’azione pubblica.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU