Esame di Stato v/s Esame di Maturità 2026

Questa è la lente di ingrandimento da utilizzare per commentare le tracce proposte quest’oggi dal MIM

18 giugno 2026 15:34
Esame di Stato v/s Esame di Maturità 2026  -
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A me professore, a me intellettuale, a me adulto, devo confessarlo pubblicamente, le tracce uscite in queste ore, per l’esame di Stato 2026 (o di Maturità, che dir si ri-voglia), sono piaciute (Pavese, Brancati, il dibattito sulla democrazia, da parte di uno delle madri e dei padri Costituenti, la comunicazione alla portata di tutti, il “confine” generazionale, il valore – leopardiano – dell’attesa e della “fatica”, l’incanto). A me studente, invece, non sarebbero piaciute per nulla. E il punto vero sta proprio in questo: l’esame di Stato lo affrontano i ragazzi, le studentesse e gli studenti, non i docenti, non gli adulti! Questo è il vero dramma. Questa è la lente di ingrandimento da utilizzare per commentare le tracce proposte quest’oggi dal MIM. Esse, come in tutti gli anni, sono tracce spiazzanti (mi riferisco ai contenuti). Ogni anno, infatti, da sempre, le tracce ministeriali sono una sorpresa, più o meno annunciata, più o meno prevista (dal toto-tracce che imperversa in rete), ma sono sempre una sorpresa.

Ora, prima di schierarsi tra chi le accoglie, e chi le respinge, mi permetto di riportare il focus sulla questione che a cimentarsi con esse sono le studentesse e gli studenti, non gli adulti. Questo cosa significa? Che, limitatamente alla Tipologia A (Analisi del testo), gli autori proposti, cioè, Vitaliano Brancati, e Cesare Pavese, con i relativi testi sui quali le studentesse e gli studenti sono stati invitati a eseguire l’analisi testuale, sono autori che difficilmente saranno stati oggetto di studio, nel corso del quinto anno. Quello che affero è arci-vero per un autore come Vitaliano Brancati, tra l’altro, schiacciato sotto il pregiudizio perbenista di “scrittore erotico”, ma ritengo che valga anche, purtroppo, per Cesare Pavese (raramente inserito in un programma di studio e di letture del quinto anno superiore). Di qui, l’urgenza, da parte del MIM, di porre mano, con serietà e senza ulteriori indugi, a una radicale revisione delle Indicazioni nazionali, in modo da consentire alla scuola italiana di accostarsi maggiormente al Novecento (visto che stiamo vivendo già il terzo decennio del terzo Millennio). Lo scrivo in modo semplice semplice, a rischio di banalizzare (e di essere attaccato): occorre liberare lo studio della letteratura italiana (e straniera) del quinto anno di un istituto superiore (liceo o no che sia) dai “macigni” (dai “mattoni”) di Foscolo, Leopardi e Manzoni, anticipandoli al quarto anno, per avviare il quinto anno con Giovanni Verga, e così sperare di poter leggere, con il gruppo classe, autori come Pavese e come Brancati (e come tanti altri: Morante, de Céspedes, Maraini, Cassola, Fenoglio, Eco, Luzi, Tondelli…). Occorre riconoscere che, sia pur timidamente, qualche mese fa, il ministro Valditara aveva provato a fare una proposta in questa direzione, cominciando con il porre in discussione la presenza di Manzoni, per sostituirlo – aveva detto il ministro – con autori più vicini a noi (e aveva fatto proprio il nome di Pavese, come esempio, accanto a quello di Fenoglio). Si scatenò, a livello mediatico, una ridda di critiche e di polemiche (trasversali, da destra e da sinistra), intorno a tale proposta del ministro, che, come al solito, ebbero la forza di fare alzare polvere (intorno a una presunta “lesa maestà”, nei confronti di Alessandro Manzoni, ritenuto, stolidamente, inamovibile, tanto a destra, quanto a sinistra), e nascondere il vero aspetto della questione, e cioè l’assenza del Novecento nei percorsi formativi italiani (sia in letteratura, che, ugualmente grave, in storia).

Queste mie riflessioni, infatti, potrei proporle, pari pari, anche con le altre tipologie di tracce (saggio breve e attualità), poiché, anche per lo studio della storia, se al quinto anno di un superiore si partisse dalla prima guerra mondiale (e non più dal Risorgimento, che andrebbe anticipato al quarto anno), forse, ci sarebbe il tempo di arrivare al secondo conflitto mondiale, all’Assemblea Costituente, alla nascita della Repubblica italiana (post-fascista e democratica), alla Costituzione (anti-fascista), al secondo dopo-guerra, agli anni del boom economico italiano, agli anni di piombo, e così via.
L’urgenza, dunque, che pongono queste (belle) tracce, a mio giudizio, sta tutta qui: ri-pensare il percorso di studio delle nostre studentesse e dei nostri studenti, a partire da loro (e non da noi, adulti e docenti). Rivolgo, quindi, in chiusura, un accorato appello alla professoressa Loredana Perla, che è, per conto del MIM, la coordinatrice della Commissione che sta lavorando sulle nuove Indicazioni nazionali, a non indugiare, e a osare di più, dalla parte delle ragazze e dei ragazzi.

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