Filosofia nei licei, tra appello e replica: "il nodo non sono i nomi"
La bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei ha acceso un dibattito sulla selezione degli autori di filosofia.
La pubblicazione, lo scorso 23 aprile, della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i licei ha aperto un fronte di polemica che va ben oltre la già nota questione del Manzoni spostato al quarto anno. Stavolta al centro del dibattito c'è la filosofia, e la disputa ha assunto toni da vera querelle accademica.
L'appello dei sessanta
Una lettera-appello firmata da oltre sessanta docenti universitari — tra cui spiccano i nomi di Massimo Cacciari, Giuseppe Licata, Sandro Mezzadra e Gaetano Lettieri — ha definito le nuove indicazioni per l'insegnamento della filosofia nei licei un vero e proprio "disastro culturale", parlando di "scelte molto gravi".
Nel mirino c'è soprattutto quello che i firmatari leggono come un'operazione di selezione ideologicamente orientata del canone. L'appello, destinato al Ministero dell'Istruzione e del Merito e al governo, contesta la "temeraria esclusione" di autori come Spinoza, Leibniz e Marx, rappresentativi rispettivamente del razionalismo, del materialismo e del pensiero critico. I firmatari rilevano inoltre che, per i teorici del contratto sociale, le indicazioni si limitano a suggerire di scegliere "almeno uno" tra Hobbes, Locke e Rousseau.
La petizione accusa esplicitamente il governo di un "fantasioso progetto di egemonia culturale" e parla di "metodo verticistico per un risultato regressivo", contestando che la commissione abbia coinvolto un numero limitatissimo di esperti nominati secondo logiche non trasparenti, senza che ne sia seguita una discussione ampia e diffusa. La petizione su Change.org ha nel frattempo raccolto oltre tremila adesioni.
La replica dei coordinatori
Adriano Fabris (professore ordinario di Filosofia morale all'Università di Pisa e presidente della Consulta Nazionale di Filosofia) e Massimo Mugnai (già ordinario di Storia della logica alla Scuola Normale Superiore di Pisa), coordinatori della sottocommissione che ha redatto la parte filosofica del documento, hanno risposto con un testo pubblicato sul Corriere della Sera.
Le accuse vengono respinte su tre piani.
Sul piano della composizione della commissione, i due coordinatori ricordano che la sottocommissione di filosofia ha incluso accademici di orientamenti profondamente diversi, filosofe e filosofi di tradizioni lontane tra loro, insegnanti di scuola secondaria con lunga esperienza e dirigenti scolastici. Definire ideologicamente orientato il lavoro di un gruppo così composito, scrivono, "significa misconoscere la varietà di posizioni e di approcci che lo ha caratterizzato fin dal primo momento".
Sul piano del metodo, ribattono che il percorso ha previsto una "costante interazione" con le società filosofiche della Consulta Nazionale e con la Società Filosofica Italiana, e che la bozza è attualmente sottoposta a consultazione pubblica attraverso audizioni con associazioni, insegnanti, editori e parti sociali fino al 31 maggio.
Sul piano del merito, viene avanzata quella che è forse la replica più sostanziale: la polemica sui nomi è mal posta, perché legge le nuove Indicazioni con la logica dei vecchi Programmi. La bozza prevede due percorsi — uno tematico-problematico, l'altro diacronico — e il fatto di aver fatto riferimento in alcuni casi a movimenti e correnti piuttosto che ai singoli autori "non risponde a scelte arbitrarie o a omissioni ideologiche", ma all'esigenza di salvaguardare la libertà professionale e l'autonomia didattica del docente. "Il documento si intitola Indicazioni, non Programmi", scrivono Fabris e Mugnai: "Non si tratta di un gioco di parole né di una distinzione formale."
Il nodo della questione
Il dibattito in realtà pone una domanda che va al di là delle schermaglie tra firmatari e commissari: fino a che punto un documento di indirizzo può astenersi dall'esplicitare un canone minimo condiviso senza che questa astensione risulti essa stessa una scelta politica?
I critici sostengono che l'assenza di Marx, Spinoza o Gramsci in un elenco che pure cita altri autori non è una neutralità — è già una posizione. I redattori rispondono che la novità strutturale dell'impianto (l'approccio tematico-problematico) rende il catalogo degli autori uno strumento secondario rispetto all'orientamento metodologico.
È una disputa legittima, e la consultazione pubblica aperta fino al 31 maggio — con la previsione di recepire i contributi prima dell'adozione definitiva, prevista per l'anno scolastico 2027/2028 — è la sede propria per affrontarla. Purché il confronto, come auspicano gli stessi Fabris e Mugnai, non si riduca a "un pretesto, ben poco filosofico, per uno scontro di opinioni".