Formazione degli insegnanti di sostegno: difesa dei titoli europei e necessità di un dibattito costruttivo

Formazione degli insegnanti di sostegno: difesa dei titoli europei e necessità di un dibattito costruttivo

A cura di Redazione Redazione
06 marzo 2025 15:47
Formazione degli insegnanti di sostegno: difesa dei titoli europei e necessità di un dibattito costruttivo -
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Il recente articolo pubblicato da una testata giornalistica, che denuncia “Titoli di specializzazione sul sostegno comprati all’estero e finti tirocini”, solleva interrogativi riguardo alla legittimità e all’efficacia del processo di formazione degli insegnanti di sostegno offerto dalle università europee. Tuttavia, ci sono diversi aspetti di questa questione che meritano di essere contestati o, quanto meno, sottoposti a un’analisi critica.

L’articolo in questione sembra manifestare un evidente atteggiamento critico nei confronti dei titoli accademici europei, presentando una visione unilaterale e priva di contraddittorio.

Questo approccio non fa altro che alimentare una “guerra tra poveri”, un’ultima cartuccia sparata, da parte di chi tenta di sabotare i corsi indire, attaccando indiscriminatamente i titoli europei e senza considerare la complessità delle diverse situazioni.

Se si vuole fare di tutta un’erba un fascio, allora è opportuno considerare anche le varie inchieste sui corsi di specializzazione svolti in Italia, che hanno persino portato a arresti domiciliari. Tuttavia, questo non implica che tutto il sistema di formazione italiano debba essere considerato corrotto e non valido; le problematiche riscontrate in alcuni casi specifici non possono e non devono offuscare il valore e la qualità di un intero sistema formativo. Questo vale per i titoli italiani e vale anche per i titoli europei

Non è questo il mio obiettivo, la mia risposta è diretta ad aprire un dialogo costruttivo sull’argomento.

In primo luogo, l’affermazione secondo cui l’inclusione di docenti con titoli di specializzazione conseguiti all’estero possa essere interpretata come un’invasione di “personale non adeguatamente formato” è una semplificazione eccessiva. È fondamentale riconoscere che molti di questi educatori hanno intrapreso percorsi di formazione rigorosi, caratterizzati da un impegno significativo, che includono prove di selezione, corsi specialistici e tirocini pratici. L’idea che una semplice telefonata a un’agenzia possa smontare la validità dei corsi universitari europei o la serietà delle università stesse è fuorviante e non riflette la realtà di numerosi professionisti che hanno investito tempo e risorse nei loro studi. Ricordiamo che le agenzie vendono la loro attività di intermediazione, svolgono un servizio di assistenza nella iscrizione ai corsi offerti dalle università straniere, e nulla hanno a che fare con l’offerta formativa che è di esclusiva competenza delle università e ministeri esteri coinvolti.

Personalmente, ho seguito un corso che ha richiesto una selezione preliminare, per cui ho dovuto studiare e prepararmi adeguatamente. Ho partecipato a lezioni, secondo un calendario stabilito dall’università all’inizio del corso. Anche se le lezioni erano online, la loro modalità ha richiesto la nostra presenza, tanto che veniva effettuato l’appello a sorpresa. Ho completato esercitazioni ed esami intermedi per ogni materia e ho dovuto recarmi più volte in Romania, come dimostrano i miei biglietti aerei e le ricevute degli alberghi, per partecipare a tirocini, laboratori e all’esame finale. Questo vale non solo per me, ma per tutti i 200 corsisti che hanno seguito lo stesso percorso.

In secondo luogo, l’argomento che i docenti con specializzazione all’estero stiano danneggiando il sistema educativo italiano ignora come la diversità formativa possa arricchire l’ambiente scolastico. Molti di questi insegnanti hanno portato con sè metodologie e approcci innovativi, dai quali possono trarre vantaggio anche gli alunni con bisogni educativi speciali.

La qualità dell’insegnamento non dipende unicamente dal luogo di conseguimento del titolo, ma è influenzata anche dalle competenze, dalla motivazione e dall’esperienza pratica di ciascun docente. È importante sottolineare che questi insegnanti hanno dedicato anni alla professione, lavorando con passione e competenza come docenti di sostegno nelle scuole italiane e offrendo supporto agli

studenti con disabilità. Spesso, la loro preparazione si è dimostrata superiore a quella di molti colleghi italiani.

L’inchiesta non considera queste realtà, dando voce solo a chi teme la concorrenza e si sente minacciato del punteggio in graduatoria. Per anni, chi si oppone a queste scelte ha denigrato coloro che hanno deciso di studiare all’estero, arrivando persino a schedare i docenti specializzati, creando elenchi di quelli che risultano “inseriti con riserva” nelle graduatorie provinciali.

Invito, chi ha condotto l’inchiesta, a visitare le scuole dove lavorano questi docenti e a valutare il loro operato, osservando come ogni giorno supportano con passione gli studenti con disabilità.

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