Il discount della scuola
Il discount della scuola
Nelle scuole siamo assediati dai venditori di “innovazione”, un assedio che ha avuto un’ulteriore accelerazione con gli appetiti legati al PNRR. In poco più di dieci anni si sono susseguite – soprattutto sotto forma di slogan e di sprechi milionari a favore degli amici degli amici – la multimedialità, poi le LIM, poi le classi 2.0, poi le sedute innovative e i banchi a rotelle, poi la DDI (erede fuori tempo massimo della tristissima DaD), poi la realtà aumentata, poi le classi 4.0, i visori, i touchscreen, gli “ambienti d’apprendimento innovativi”, l’intelligenza artificiale… Allo stesso modo abbiamo avuto prima le unità didattiche, poi la didattica “per competenze”, poi le unità di apprendimento, poi unità di apprendimento trasversali, “orientamento”, “learning to become”, competenze non cognitive, life skills e soft skills…
Al centro di questo diluvio di mode sempre più effimere, fini a se stesse e svuotate di contenuti, i bisogni di un consumo incessante che non prevede pause, sedimentazioni, riflessioni su finalità e conseguenze di ciò che si fa, esame dei reali bisogni delle persone in crescita, accertamenti di validità culturale ed educativa; strumenti e metodologie devono diventare obsoleti ed essere sostituiti da altri a un ritmo sempre più accelerato e vorticoso, come accade per i modelli di smartphone. Ovviamente è un fatto puramente economico, connesso alla vendita di “formazione” e paccottiglia digitale: la didattica, la relazione educativa, le conoscenze, l’insegnamento e l’istruzione non c’entrano nulla.
Gruppo La nostra scuola Associazione Agorà 33