Il docente di sostegno visto dagli occhi di un suo alunno: non è il titolo che conta ma la dedizione

Il docente di sostegno visto dagli occhi di un suo alunno: non è il titolo che conta ma la dedizione

A cura di Redazione Redazione
03 marzo 2025 18:59
Il docente di sostegno visto dagli occhi di un suo alunno: non è il titolo che conta ma la dedizione -
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Ecco una testimonianza di un mio alunno…di qualche anno fa. Adesso è diventato grande. Più sicuro di sé. Sa come affrontare le sue difficoltà. Gli sono grata di avermi dedicato queste importanti riflessioni.

Cordialmente Daniela Nicolò 
Lorenzo:Quando penso al mio percorso scolastico, ci sono molte figure che hanno lasciato un’impronta nel mio cuore. Ma tra tutte, c’è una persona che spicca per la sua dedizione e il suo impegno: la mio prof di sostegno! Non è il titolo che conta, ma la passione e l’amore che mette nel suo lavoro, e questo lo rende speciale. Al titolo non ci avevo mai pensato!Fin dal primo giorno di scuola, ho sentito il suo sguardo attento e comprensivo. Non era solo un’insegnante, ma una vero e propria alleato nel mio viaggio educativo. La sua presenza mi ha dato la sicurezza di cui avevo bisogno per affrontare le sfide che si presentavano. Ogni volta che mi sentivo sopraffatto da un compito o da un’esercitazione, lei era lì, pronta a tendere una mano e a offrirmi il supporto necessario.La sua dedizione andava ben oltre la semplice lezione. Non si limitava a spiegare i concetti, ma cercava di capire come apprendere al meglio. Ogni volta che entrava in aula, portava con sé un’energia contagiosa. Era come se avesse il potere di illuminare anche le giornate più grigie. Le sue spiegazioni erano sempre arricchite da aneddoti e storie che rendevano l’apprendimento un’esperienza coinvolgente e memorabile.Ricordo un momento in particolare che ha segnato la mia crescita. Durante un progetto di gruppo, mi sentivo insicuro e temevo di non riuscire a contribuire come gli altri. Lei non solo mi ha incoraggiato, ma ha anche trovato il modo di valorizzare le mie idee, aiutandomi a prendere coscienza delle mie capacità. Grazie a lei, ho imparato a credere in me stesso e a non avere paura di esprimere le mie opinioni.Un altro aspetto che mi ha colpito è stata la sua capacità di adattarsi. Ogni studente è unico, con le proprie esigenze e il proprio modo di apprendere, e lei lo sapeva bene. Non c’era un approccio standardizzato; ogni lezione era personalizzata, pensata su misura per ciascuno di noi. Questa attenzione ai dettagli ha fatto la differenza, permettendoci di progredire a ritmi diversi, senza mai sentirci inferiori o inadeguati.Ma ciò che più mi ha impressionato è stata la sua pazienza. In un mondo frenetico come gli esami di Terza media, dove tutto sembra dover avvenire in fretta, lei era sempre pronta ad ascoltare, a ripetere un concetto se necessario e a trovare nuovi modi per spiegarlo. Ogni volta che la frustrazione sembrava prendere il sopravvento, lei sapeva come riportare la calma e la serenità, trasformando le difficoltà in opportunità di apprendimento.Oggi, guardando indietro, capisco che il suo ruolo andava ben oltre quello di una prof. Era la mia ispirazione, una motivatrice, un’amica. Ha insegnato a me e ai miei compagni l’importanza della compassione e del rispetto per le diversità. Ha creato un ambiente in cui ognuno di noi si sentiva valorizzato e ascoltato, un luogo in cui il sapere diventava un viaggio condiviso.In conclusione penso che il docente di sostegno non è solo un titolo, ma una vocazione. La dedizione, la pazienza e l’amore che mette nel suo lavoro hanno il potere di trasformare le vite degli studenti. Grazie a lei ho imparato che ogni sfida può essere superata e che, con il giusto supporto, possiamo tutti raggiungere i nostri obiettivi. E, soprattutto, ho capito che l’insegnamento più grande non è solo nei libri, ma nei gesti quotidiani di chi crede in noi. E lei ha creduto in me.

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