Il Levi a teatro: quando il gioco diventa una trappola
Gli studenti dell'indirizzo tecnologico del Levi di Quartu Sant'Elena al Teatro del Segno di Cagliari: una lezione di vita contro la ludopatia.
C'è un momento in cui il gioco smette di essere un divertimento e diventa una trappola. Un momento difficile da riconoscere, perché spesso si presenta con il volto seducente di una vincita, con l'adrenalina di una scommessa, con l'illusione che la fortuna possa cambiare una vita.
È proprio dentro questa contraddizione che si è sviluppata l'esperienza vissuta dagli studenti del plesso dell'indirizzo tecnologico dell'Istituto Levi di Quartu Sant'Elena, che hanno partecipato allo spettacolo dedicato al gioco d'azzardo patologico presso il Teatro TsE – Teatro del Segno di Cagliari.
L'iniziativa, promossa dai docenti e sostenuta dalla dirigente scolastica dell'Istituto Levi, si inserisce in un percorso di educazione alla cittadinanza e alla consapevolezza, confermando l'attenzione della scuola verso problematiche sociali che coinvolgono sempre più da vicino le giovani generazioni. Una scelta educativa che va oltre la tradizionale uscita didattica e dimostra come la collaborazione tra scuola e realtà culturali del territorio possa trasformarsi in un'efficace occasione di prevenzione e crescita personale.
Ad accogliere gli studenti, a Cagliari, il Teatro TsE – Teatro del Segno, piccolo ma prezioso presidio culturale cittadino, capace di dimostrare quanto il valore di un'esperienza educativa non dipenda dalle dimensioni del palcoscenico, ma dalla forza delle idee, dalla professionalità di chi le interpreta e, soprattutto, dalla capacità di arrivare alle coscienze.
Lo spettacolo “GAP – Gioco d'Azzardo Patologico. Rovinarsi è un gioco”, scritto, diretto e interpretato da Stefano Ledda, ha centrato un obiettivo tutt'altro che scontato: raccontare ai giovani, senza moralismi e senza facili prediche, il dramma di una dipendenza che può insinuarsi nella quotidianità fino a distruggere equilibri personali, affetti, relazioni e prospettive di futuro.
La trappola della prima vincita
È forse questo uno degli aspetti più inquietanti emersi dalla rappresentazione: non sempre è la perdita a segnare l'inizio della rovina. Talvolta è proprio la vincita.
Quel denaro arrivato quasi per caso, quella scarica di adrenalina, quella felicità intensa ma effimera possono trasformarsi nel primo anello di una catena. Si torna a giocare per rivivere l'emozione, per inseguire un'altra vincita, per convincersi di poter controllare il caso. Poi arrivano le perdite e il desiderio di recuperare quanto sottratto dalla sorte. Il gioco non è più una scelta libera, ma un bisogno sempre più difficile da governare.
È la grande illusione dell'azzardo: credere che la prossima volta sarà quella giusta. Intanto il denaro scompare, crescono le bugie, si incrinano i rapporti familiari, si accumulano debiti e vergogna. Nei casi più gravi, la disperazione può condurre all'isolamento, alla depressione e persino a gesti estremi, fino al suicidio.
Stefano Ledda ha saputo dare corpo e voce a questa progressiva perdita di controllo, trasformando una vicenda individuale in una storia nella quale riconoscere fragilità profondamente umane. La sua interpretazione ha colpito per intensità, credibilità e capacità di stabilire un rapporto diretto con il pubblico.
Non è facile conquistare l'attenzione di una platea di adolescenti, spesso abituati a stimoli rapidi, immagini continue e linguaggi immediati. Eppure, proprio qui si misura la qualità dell'attore: nella capacità di superare la distanza tra palcoscenico e platea, di costruire empatia, di rendere vicina una tragedia che molti ragazzi potrebbero considerare lontana dalla propria esperienza.
Roberta Cabua: la psicologia spiega ciò che il teatro fa sentire
A rendere ancora più efficace l'iniziativa è stato il confronto con Roberta Cabua, psicologa, che ha accompagnato la riflessione degli studenti sui meccanismi della dipendenza e sulle conseguenze psicologiche e sociali del gioco d'azzardo.
Il teatro ha raccontato il dolore; la psicologia ha contribuito a comprenderne le cause.
La ricerca continua di adrenalina, il piacere immediato della ricompensa, l'illusione di poter prevedere o controllare risultati casuali, il bisogno di recuperare le perdite: sono meccanismi che possono alimentare un comportamento compulsivo, fino a rendere sempre più difficile interromperlo.
L'aspetto più importante è comprendere che la dipendenza non nasce necessariamente da una scelta consapevole di autodistruzione. Può svilupparsi gradualmente, attraverso comportamenti inizialmente percepiti come innocui, favoriti da vulnerabilità personali e da un ambiente che normalizza continuamente l'azzardo.
L'incontro tra linguaggio artistico e competenza scientifica ha rappresentato il vero punto di forza dell'esperienza: non limitarsi a suscitare emozioni, ma trasformarle in conoscenza, consapevolezza e capacità critica.
Un progetto nato dall'ascolto di chi ha vissuto la dipendenza
Dietro lo spettacolo c'è una storia che ne rafforza ulteriormente il significato. A raccontarla è lo stesso Stefano Ledda, che spiega come il progetto, nato nel 2025, si sia sviluppato anche attraverso la collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e il confronto con persone direttamente coinvolte nel dramma del gioco d'azzardo patologico.
Un passaggio decisivo è stato rappresentato dalla partecipazione a una conferenza nazionale sul gioco d'azzardo tenutasi a Campoformido, in Friuli-Venezia Giulia.
È proprio da quell'esperienza, e soprattutto dall'incontro con i pazienti, che è maturata la convinzione di dover portare il teatro nelle scuole.
Sono stati proprio i pazienti, racconta Ledda, a spingerlo verso il mondo scolastico, nella convinzione che la prevenzione debba cominciare dai più giovani, quando è ancora possibile riconoscere i pericoli prima che diventino dipendenza.
Una testimonianza che aggiunge un valore particolare all'iniziativa: non si tratta semplicemente di uno spettacolo costruito attorno a un problema sociale, ma di un percorso che raccoglie esperienze, sofferenze e richieste di aiuto, trasformandole in uno strumento di prevenzione.
L'obiettivo, del resto, non è limitato al territorio cagliaritano. Il Teatro del Segno guarda anche oltre i confini cittadini, con la disponibilità a riproporre il progetto in altre realtà italiane.
Ledda conferma la volontà di portare lo spettacolo in altre città, attraverso la collaborazione con amministrazioni pubbliche e organizzazioni interessate a promuovere iniziative di sensibilizzazione.
La finalità è chiara: incontrare quanti più studenti possibile, offrendo loro strumenti per riconoscere i rischi del gioco d'azzardo prima che possano trasformarsi in dipendenza.
Una prospettiva che attribuisce al teatro una funzione civile e preventiva, capace di affiancare il lavoro delle istituzioni sanitarie, delle famiglie e della scuola.
Un'emergenza che riguarda anche i giovanissimi
Il problema, del resto, non riguarda soltanto gli adulti. I numeri raccontano una realtà che dovrebbe interrogare profondamente famiglie, istituzioni e scuola.
Secondo il rapporto ESPAD Italia 2024 del Consiglio nazionale delle ricerche, il 57% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha dichiarato di aver praticato il gioco d'azzardo nell'ultimo anno, mentre circa l'11% presenta un profilo di gioco a rischio o problematico.
Un dato allarmante, soprattutto considerando che il gioco d'azzardo è vietato ai minorenni.
Dietro le percentuali ci sono ragazzi, storie, famiglie, fragilità. C'è un fenomeno che non può essere liquidato come una cattiva abitudine o una semplice trasgressione adolescenziale.
E c'è anche un paradosso difficile da ignorare: da una parte le istituzioni finanziano iniziative di prevenzione e contrasto alle dipendenze; dall'altra, il gioco legale rappresenta un settore economico di enormi dimensioni, dal quale lo Stato ricava entrate fiscali.
Una contraddizione che impone una riflessione seria sul rapporto tra interessi economici, tutela della salute pubblica e responsabilità collettiva.
Quando gli idoli diventano modelli da imitare
A rendere ancora più complessa la situazione contribuisce una cultura nella quale la vincita facile, il successo immediato e il guadagno senza fatica esercitano un fascino crescente.
La comunicazione commerciale, le sponsorizzazioni, il mondo digitale e l'immagine di personaggi famosi possono contribuire a rendere familiari e desiderabili comportamenti legati all'azzardo, anche quando la pubblicità diretta è sottoposta a divieti e restrizioni.
Il rischio aumenta quando a veicolare determinati modelli sono figure percepite dai giovani come idoli: sportivi, influencer, personaggi dello spettacolo.
È qui che diventa fondamentale educare a distinguere la realtà dalla rappresentazione, la fortuna dalla probabilità, il divertimento dalla dipendenza, la promessa di felicità dalla sua effimera illusione.
Perché non tutto ciò che appare normale è innocuo. E non tutto ciò che viene presentato come un'opportunità rappresenta davvero una possibilità di successo.
Il Levi, una scuola che sceglie di educare alla vita
L'esperienza vissuta dagli studenti del plesso dell'indirizzo tecnologico dell'Istituto Levi di Quartu Sant'Elena merita una riflessione che va oltre il valore della rappresentazione teatrale. Perché dietro quella mattinata c'è anche una scuola che ha saputo riconoscere l'importanza di un'iniziativa educativa, trasformandola in un'opportunità concreta di crescita per i propri studenti.
Il merito va riconosciuto ai docenti che hanno promosso e organizzato la partecipazione degli studenti del plesso tecnologico e alla dirigente scolastica che ha sostenuto e condiviso la scelta, dimostrando sensibilità verso una problematica sociale che riguarda sempre più da vicino le giovani generazioni.
Un impegno tutt'altro che scontato. Le scuole sono oggi sommerse da proposte progettuali, campagne di sensibilizzazione, incontri e attività integrative. Un'offerta certamente ricca, ma che richiede attenzione, capacità di selezione e, soprattutto, una visione educativa chiara. Non tutte le iniziative hanno la stessa efficacia e non ogni attività, per quanto interessante, riesce a lasciare un segno nella formazione degli studenti.
È proprio in questa capacità di scegliere che si misura la lungimiranza di una comunità scolastica. I docenti del Levi hanno saputo cogliere il valore di un progetto che parla direttamente ai ragazzi, mentre il sostegno della dirigente ha consentito di tradurre quella proposta in un'esperienza formativa concreta. Una sinergia che valorizza il lavoro dei dipartimenti, la sensibilità professionale degli insegnanti e una dirigenza attenta a una scuola che non si esaurisce nell'ordinaria attività didattica.
Portare gli studenti del plesso tecnologico a confrontarsi con il dramma della ludopatia significa fare prevenzione prima ancora che il problema si manifesti. Significa offrire strumenti per riconoscere i rischi, comprendere le conseguenze delle proprie scelte e sviluppare spirito critico di fronte ai messaggi di una società che troppo spesso presenta il gioco d'azzardo come una scorciatoia verso il successo e la felicità.
In questa prospettiva, l'iniziativa promossa dall'Istituto Levi rappresenta un esempio significativo di educazione civica vissuta e non soltanto insegnata. Un'educazione che esce dai libri, supera i confini dell'aula e incontra la realtà attraverso il linguaggio del teatro, la competenza della psicologia e il confronto diretto con le fragilità umane.
C'è anche un altro aspetto da sottolineare: la responsabilità di una scuola che sceglie di non voltarsi dall'altra parte. La dipendenza da gioco d'azzardo può apparire un fenomeno distante dall'universo adolescenziale, ma i dati dimostrano il contrario. Intervenire oggi significa contribuire a prevenire le sofferenze di domani.
La scelta dei docenti e della dirigente del Levi assume dunque un valore che va ben oltre l'organizzazione di un'uscita scolastica: è un investimento nella consapevolezza, nella libertà di scelta e nel futuro dei ragazzi.
Perché una buona scuola non si misura soltanto dai risultati delle verifiche, dalle competenze tecniche acquisite o dagli obiettivi dei programmi ministeriali. Si riconosce anche dalla capacità di intercettare i bisogni dei giovani, di affrontare questioni scomode, di offrire occasioni di riflessione e di costruire alleanze educative con le realtà culturali e sociali del territorio.
È questa la scuola che sa aprirsi al mondo senza perdere di vista la propria missione. Una scuola nella quale la professionalità dei docenti incontra la visione della dirigenza, dando vita a esperienze che possono incidere profondamente sulla crescita personale degli studenti.
Perché la scuola non è soltanto didattica. È vita, è responsabilità, è prevenzione. È soprattutto la capacità di accompagnare ogni ragazzo nella costruzione del proprio futuro, senza lasciare indietro nessuno.
Il valore di un piccolo teatro e di una grande lezione
C'è infine un elemento che merita di essere sottolineato: il valore dei piccoli presìdi culturali cittadini.
Il Teatro TsE – Teatro del Segno di Cagliari, attraverso il progetto “Gioco d'Azzardo: il Teatro parla con la Generazione Alpha”, dimostra come il teatro possa svolgere una funzione sociale di straordinaria importanza.
Non soltanto intrattenere, ma educare. Non soltanto rappresentare, ma interrogare. Non soltanto emozionare, ma lasciare qualcosa che continui a vivere anche quando le luci del palcoscenico si spengono.
La professionalità di Stefano Ledda, la sua umanità, la capacità di entrare in relazione con un pubblico giovane e il contributo della psicologa Roberta Cabua hanno trasformato una mattinata fuori dall'aula in un'occasione di crescita.
Ed è forse proprio questo il criterio con cui misurare il successo di un'iniziativa scolastica: non il numero delle attività realizzate, ma la profondità delle domande che riescono a suscitare.
Se anche un solo studente, dopo quello spettacolo, guarderà con maggiore consapevolezza una scommessa, riconoscerà un comportamento a rischio o troverà il coraggio di chiedere aiuto per sé o per qualcuno vicino, quell'esperienza avrà già raggiunto un risultato importante.
Perché prevenire significa arrivare prima che il disagio diventi sofferenza, prima che una dipendenza comprometta una vita, prima che il silenzio renda impossibile chiedere aiuto.
Una scuola capace di aprirsi al mondo, di affrontarne le contraddizioni e di non lasciare indietro nessuno è una scuola che educa davvero.
E qualche volta, per imparare una delle lezioni più importanti, non serve un banco. Basta una poltrona a teatro, un attore capace di raccontare la verità e qualcuno disposto ad ascoltare.
Il progetto e i contatti del Teatro del Segno
Il Teatro del Segno – Laboratorio di Produzione Teatrale, con Stefano Ledda, è disponibile a collaborare con istituti scolastici, amministrazioni pubbliche, associazioni e organizzazioni interessate a ospitare e promuovere il progetto di sensibilizzazione sul gioco d'azzardo patologico.
Riferimenti e contatti
Denominazione: Teatro del Segno – Laboratorio di Produzione Teatrale
Referente: Stefano Ledda
Sede: Via Giardini 51, 09127 Cagliari
Telefono e fax: 070 680229
Cellulare: 392 9779211
Email: [email protected]
PEC: [email protected]
Sito web: www.teatrodelsegno.com
Partita IVA: 03221900925
Codice destinatario: KRRH6B
Il progetto può essere proposto anche in altre città, con l'obiettivo di coinvolgere il maggior numero possibile di studenti e favorire una cultura della prevenzione attraverso il linguaggio teatrale e il confronto con gli esperti.