Scuola e futuro

Irene Manzi: «La scuola deve insegnare il dialogo e l'IA»

Alla Festa dell'Unità, l'onorevole del PD parla di proteste studentesche, diritto allo studio e intelligenza artificiale.

23 ottobre 2026 19:09
Irene Manzi: «La scuola deve insegnare il dialogo e l'IA» - On. Irene Manzi (PD)
On. Irene Manzi (PD)
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In occasione della Festa dell'Unità tematica “Intelligenza, Istruzione, Innovazione e Ricerca”, ospitata presso il Centro Culturale “La Veteria”, La Voce della Scuola ha intervistato l'onorevole Irene Manzi sui temi più urgenti che attraversano il mondo dell'istruzione: dalle manifestazioni studentesche al disagio psicologico dei giovani, fino alle opportunità e alle sfide dell'intelligenza artificiale.

Onorevole Manzi, stiamo vivendo un periodo di forti tensioni sociali, con giovani e studenti che scendono in piazza per manifestare e far sentire la propria voce. Quale messaggio arriva da queste proteste e quale ruolo dovrebbe svolgere la scuola nella formazione di cittadini capaci di confrontarsi e partecipare attivamente alla vita democratica?

«La scuola è uno strumento fondamentale, innanzitutto, di esercizio al dialogo. Quei ragazzi ci dicono molto spesso che vogliono essere visti, vogliono essere ascoltati rispetto a rivendicazioni che riguardano il diritto allo studio, ma anche la possibilità di trovare strumenti per affrontare il disagio psicologico che vivono insieme ai loro coetanei.

La scuola dovrebbe offrire anche questo tipo di strumenti, prevedendo un ruolo più attivo degli educatori e dei pedagogisti, da affiancare eventualmente al servizio psicologico. Sarebbe importante garantire anche un tempo scuola più prolungato, soprattutto per quei ragazzi che vivono situazioni familiari complesse e che non hanno la possibilità di ricevere un adeguato sostegno a casa.

C'è poi il grande tema del diritto allo studio. Il caro vita nel nostro Paese incide inevitabilmente anche sull'acquisto dei libri e dei materiali scolastici, creando disparità tra gli studenti che devono essere affrontate».

L'intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione che ha già trasformato il modo di studiare, insegnare e apprendere. Secondo lei, la scuola italiana sarà mai davvero pronta ad affrontare questo cambiamento?

«La scuola italiana è già alle prese con questa rivoluzione e si sta mettendo in rete anche per affrontarla. È evidente che sia necessario un grande lavoro di formazione rivolto ai docenti e agli stessi studenti, affinché imparino a fare un uso non passivo, ma critico, dell'intelligenza artificiale.

Bisogna sviluppare e incoraggiare la capacità di interagire criticamente con questi strumenti. Durante questa iniziativa ascolteremo anche esperienze importanti e interessanti che vengono realizzate in diverse realtà italiane e che possono rappresentare modelli da seguire per altre scuole.

È fondamentale adottare un approccio critico e pedagogico, insegnando a utilizzare uno strumento che è già tra noi e con il quale, inevitabilmente, dobbiamo confrontarci».

Dalle parole dell'onorevole Manzi emerge dunque una visione della scuola come luogo di ascolto, inclusione e partecipazione, chiamato non soltanto a rispondere alle difficoltà economiche e sociali degli studenti, ma anche ad accompagnarli nelle trasformazioni tecnologiche.

Due sfide apparentemente distanti, il disagio giovanile e l'intelligenza artificiale, che trovano un punto di incontro nella necessità di rafforzare il ruolo educativo della scuola e di fornire alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere criticamente la realtà che le circonda.

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