Salviamo gli Alberghieri: Capasso difende l'identità
La dirigente Capasso sostiene il Manifesto: da Cicciano a Pomigliano, una scuola che difende la formazione alberghiera pura.
INTERVISTA ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA
Il Manifesto “Salviamo gli Alberghieri” trova un'altra importante alleata nella dirigente scolastica Capasso, alla guida dell'Istituto Alberghiero “Russo–Tognazzi”, che attraverso una visione lungimirante della riorganizzazione scolastica ha scelto di difendere l'identità degli istituti alberghieri, puntando sulla specializzazione, sulla qualità dei laboratori e sulla coerenza dei percorsi formativi.
Una scelta che si traduce in un modello scolastico policentrico, capace di unire Cicciano, Pollena Trocchia e, oggi, Pomigliano d'Arco. Non una semplice operazione amministrativa, ma un progetto educativo che mette al centro la salvaguardia dell'alberghiero puro, contrastando la frammentazione degli indirizzi e riaffermando il valore di una formazione professionale autentica.
La dirigente Capasso racconta le ragioni di questa scelta e spiega perché sostenere il Manifesto significhi difendere il futuro di migliaia di studenti e il patrimonio formativo degli istituti alberghieri.
«Salvare gli alberghieri significa difendere la loro identità»
Preside Capasso, il Manifesto “Salviamo gli Alberghieri” richiama l'attenzione sulla necessità di tutelare l'identità degli istituti alberghieri. Lei ha anticipato questa battaglia attraverso precise scelte organizzative. Da dove nasce la sua visione?
«Nasce da una convinzione profonda: un istituto alberghiero deve essere messo nelle condizioni di fare davvero l'istituto alberghiero. Non possiamo immaginare una formazione enogastronomica e dell'accoglienza turistica frammentata, privata dei suoi laboratori o inserita in contesti scolastici che non ne valorizzino pienamente le peculiarità.
La nostra missione è formare professionisti della cucina, della sala, della pasticceria e dell'accoglienza. Per farlo servono strutture adeguate, docenti specializzati e una progettualità coerente.
È proprio questa la filosofia che condivido con il Manifesto “Salviamo gli Alberghieri”: difendere la specificità di questi istituti significa tutelare un patrimonio educativo, professionale e culturale del nostro Paese».
La sua scelta di creare una filiera formativa omogenea tra Cicciano e Pollena Trocchia, già nell'anno scolastico 2024-2025, sembra rappresentare un'applicazione concreta dei principi del Manifesto. Quali obiettivi si era posta?
«Avevo un obiettivo molto chiaro: rafforzare l'identità del nostro istituto senza snaturarla.
Abbiamo scelto di mettere in rete risorse professionali, laboratoriali e organizzative, costruendo una filiera omogenea capace di valorizzare le competenze esistenti.
La distanza geografica tra Cicciano e Pollena Trocchia, che inizialmente poteva apparire un limite, è diventata un punto di forza.
Non abbiamo cercato di sopravvivere introducendo nuovi indirizzi di studio estranei alla nostra vocazione. Abbiamo deciso di investire ancora di più nella formazione alberghiera.
I risultati che stiamo registrando in termini di iscrizioni e stabilità degli organici, sia dei docenti sia del personale ATA, ci incoraggiano a proseguire su questa strada».
Lei ha richiamato più volte il rischio di una progressiva perdita di identità degli istituti alberghieri. Quali sono, a suo giudizio, le cause principali di questa situazione?
«Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito alla proliferazione di indirizzi alberghieri all'interno di istituzioni scolastiche con vocazioni formative differenti, talvolta senza la disponibilità di laboratori adeguati di cucina, sala, pasticceria e accoglienza.
È una contraddizione che dobbiamo avere il coraggio di affrontare.
Sarebbe come immaginare un liceo classico senza lo studio del latino e del greco oppure un liceo linguistico senza un adeguato approfondimento delle lingue straniere.
La formazione alberghiera richiede ambienti di apprendimento specifici, esercitazioni continue e un rapporto diretto con il mondo delle professioni.
A questo fenomeno si sono aggiunte due criticità importanti: le conseguenze della pandemia, che hanno modificato le aspettative occupazionali di molti giovani e delle loro famiglie, e il calo demografico, che interessa l'intero sistema scolastico.
Di fronte a queste trasformazioni, la risposta non può essere quella di disperdere la nostra identità, ma di rafforzarla».
È dunque questo il punto di incontro tra la sua esperienza e il Manifesto “Salviamo gli Alberghieri”?
«Assolutamente sì. Credo che il Manifesto abbia il merito di porre al centro una questione essenziale: gli istituti alberghieri non possono perdere la propria riconoscibilità formativa.
Difendere l'alberghiero puro non significa chiudersi all'innovazione. Significa, al contrario, innovare partendo da una forte identità professionale.
Un istituto alberghiero moderno deve dialogare con le imprese, con il turismo, con le nuove tecnologie, con la sostenibilità e con l'evoluzione delle professioni.
Ma tutto questo deve avvenire senza sacrificare il cuore della formazione: i laboratori, le competenze tecnico-pratiche e la preparazione professionale.
Il nostro progetto dimostra che è possibile rispondere alle difficoltà del sistema scolastico senza rinunciare alla propria vocazione».
Da Cicciano a Pomigliano: un nuovo modello di scuola alberghiera
Oggi il progetto compie un ulteriore passo con l'apertura della nuova sede presso il plesso “Buonpensiero” di Pomigliano d'Arco. Come si inserisce questa scelta nel percorso di salvaguardia degli alberghieri?
«È un ulteriore tassello di una strategia che abbiamo costruito con determinazione e lungimiranza.
La necessità di individuare una nuova struttura, conseguente alla chiusura di un plesso a Pollena Trocchia per motivi tecnici, poteva rappresentare una difficoltà.
Noi abbiamo scelto di trasformarla in un'opportunità.
Grazie alla collaborazione con il Comune di Pomigliano d'Arco e con la Città Metropolitana di Napoli, abbiamo individuato una soluzione che ci permette di ampliare la presenza territoriale dell'istituto e di offrire agli studenti nuovi spazi formativi, con un laboratorio di eccellenza.
È così che prende forma un Polo Scolastico Alberghiero policentrico, capace di servire territori diversi attraverso un'unica identità educativa e professionale.
La nostra esperienza vuole dimostrare che gli istituti alberghieri possono crescere attraverso una riorganizzazione intelligente, senza disperdere risorse e competenze».
Quanto è stato importante il sostegno delle istituzioni per realizzare questo progetto?
«È stato fondamentale. Desidero riconoscere l'impegno del Comune di Pomigliano d'Arco e della Città Metropolitana di Napoli, che hanno condiviso la necessità di garantire continuità e qualità alla nostra offerta formativa.
Quando le istituzioni collaborano intorno a una visione educativa chiara, anche le difficoltà logistiche e amministrative possono trasformarsi in occasioni di sviluppo.
Questo progetto dimostra che la salvaguardia degli istituti alberghieri non riguarda soltanto i dirigenti scolastici, ma richiede una responsabilità condivisa tra scuola, enti locali e territorio».
Il Manifesto insiste anche sul valore sociale degli istituti alberghieri. La scelta del plesso “Buonpensiero” sembra rafforzare proprio questa dimensione.
«È così. La scuola alberghiera è una straordinaria opportunità di inclusione, crescita e riscatto sociale.
Abbiamo voluto essere presenti in un contesto urbano nel quale la scuola pubblica può rappresentare un punto di riferimento importante per i giovani e per le famiglie.
Il nostro modello unisce la specializzazione professionale a una forte attenzione alla persona.
Ogni studente deve poter trovare un percorso di crescita, anche attraverso esperienze laboratoriali, Formazione Scuola Lavoro, tirocini, apprendistato e collaborazioni con il tessuto produttivo.
L'eccellenza professionale e l'inclusione non sono obiettivi alternativi: devono procedere insieme.
Un alberghiero di qualità non forma soltanto lavoratori preparati, ma cittadini consapevoli, autonomi e capaci di costruire il proprio futuro».
«L'alberghiero puro non è il passato, ma il futuro»
Preside, quale messaggio desidera rivolgere ai dirigenti scolastici e alle istituzioni attraverso il suo sostegno al Manifesto “Salviamo gli Alberghieri”?
«Vorrei rivolgere un invito a riflettere sul valore autentico della nostra formazione.
Gli istituti alberghieri rappresentano un patrimonio che non possiamo permetterci di indebolire. Sono scuole strettamente connesse all'economia dei territori, al turismo, alla ristorazione, all'ospitalità e alla valorizzazione delle nostre tradizioni.
La risposta alle difficoltà demografiche e organizzative non può essere sempre la moltiplicazione degli indirizzi di studio.
Occorre avere il coraggio di compiere scelte coerenti, anche complesse, che mettano al centro la qualità dell'offerta formativa.
Noi abbiamo scelto di difendere l'alberghiero puro, di investire nei laboratori e di costruire una rete territoriale che rafforzi la nostra identità.
È una scelta impegnativa, ma i risultati ci stanno dando ragione.
Credo che questa esperienza possa rappresentare un contributo concreto al dibattito promosso dal Manifesto».
In conclusione, cosa significa per lei “salvare gli alberghieri”?
«Significa restituire centralità alla loro missione educativa e professionale.
Significa offrire ai ragazzi scuole nelle quali possano imparare davvero un mestiere, sviluppare talento, acquisire competenze e trovare opportunità concrete di inserimento lavorativo.
Significa difendere laboratori, professionalità, identità e tradizioni, senza rinunciare all'innovazione.
Soprattutto, significa credere che il futuro della formazione alberghiera non si costruisca rinunciando alla propria natura, ma valorizzandola.
Noi, come Istituto Alberghiero “Russo–Tognazzi”, abbiamo scelto questa strada. E continueremo a percorrerla con convinzione».
Un'altra voce autorevole per il Manifesto
L'esperienza raccontata dalla dirigente Capasso aggiunge un nuovo contributo al percorso del Manifesto “Salviamo gli Alberghieri”: quello di una scuola che ha scelto di rispondere alle difficoltà del sistema attraverso la valorizzazione della propria identità, anziché la sua progressiva diluizione.
La costruzione della filiera omogenea tra Cicciano e Pollena Trocchia e l'estensione del progetto a Pomigliano d'Arco rappresentano, nella visione della dirigente, una possibile risposta alle sfide del dimensionamento scolastico, della denatalità e della crescente frammentazione dell'offerta formativa.
Il messaggio che emerge dall'intervista è chiaro: salvare gli istituti alberghieri non significa semplicemente mantenerli aperti, ma garantire che continuino a essere luoghi autentici di formazione professionale.
È su questo principio che il Manifesto trova nella dirigente Capasso e nell'esperienza del “Russo–Tognazzi” un ulteriore sostegno alla difesa del valore dell'alberghiero puro.