Istituti tecnici e professionali

La riforma rafforzi le Scienze giuridiche ed economiche e superi la contraddizione sulla A-46 Scienze giuridiche ed economiche

A cura di Redazione Redazione
13 settembre 2026 13:00
Istituti tecnici e professionali - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sull’annunciato provvedimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativo alla nuova denominazione degli istituti tecnici e professionali, osservando come la valorizzazione di tali percorsi non possa esaurirsi in una modifica formale, ma debba trovare riscontro negli ordinamenti, nei quadri orari, negli organici e nella qualità complessiva dell’offerta formativa.

Una riforma orientata a rendere l’istruzione tecnica e professionale maggiormente rispondente alle trasformazioni economiche e produttive dovrebbe interrogarsi anche sul ruolo attribuito alle Scienze giuridiche ed economiche. La progressiva riduzione degli spazi didattici della classe di concorso A-46, alla quale si sono aggiunte nel tempo criticità relative ai posti di potenziamento e alla loro effettiva disponibilità in sede territoriale, rappresenta una questione che il CNDDU ritiene non più rinviabile.

Non si tratta di una rivendicazione esclusivamente occupazionale. Il problema è ordinamentale e pedagogico. Diritto ed economia forniscono agli studenti gli strumenti necessari per comprendere il lavoro, l’impresa, i contratti, le istituzioni, il mercato e le responsabilità connesse all’esercizio di un’attività professionale. La transizione digitale e la diffusione dell’Intelligenza Artificiale rendono tali conoscenze ancora più necessarie, poiché innovazione tecnologica, regolazione giuridica e trasformazioni economiche sono ormai strettamente interdipendenti.

Esiste inoltre un profilo di coerenza delle politiche scolastiche che merita particolare attenzione. Il Governo e lo stesso Ministero hanno attribuito crescente rilievo alla cultura della legalità, al rispetto delle regole, alla responsabilità individuale e alla prevenzione dei fenomeni di violenza, bullismo e cyberbullismo. Risulta pertanto difficile comprendere perché, parallelamente, non si proceda a un rafforzamento strutturale proprio delle discipline che consentono di conoscere la funzione delle norme, il significato della responsabilità, le conseguenze giuridiche dei comportamenti e il funzionamento delle istituzioni.

La legalità, infatti, non può essere affidata esclusivamente a iniziative progettuali o a interventi educativi occasionali. Dal punto di vista pedagogico, il rispetto delle regole diventa consapevole quando lo studente comprende perché una norma esiste, quali interessi tutela, quali responsabilità determina e attraverso quali istituzioni viene applicata. In questa prospettiva l’insegnamento giuridico non rappresenta un complemento dell’educazione alla legalità, ma uno dei suoi presupposti culturali più solidi.

Il CNDDU ravvisa quindi una contraddizione che merita di essere superata: da una parte si richiede alla scuola di rafforzare responsabilità, rispetto delle regole e prevenzione dei comportamenti violenti; dall’altra le Scienze giuridiche ed economiche hanno conosciuto una progressiva compressione dei propri spazi. Una politica scolastica coerente dovrebbe invece far corrispondere agli obiettivi educativi dichiarati adeguate scelte curricolari e ordinamentali.

Per tali ragioni chiediamo al ministro Giuseppe Valditara di valutare, nell’ambito della riforma annunciata, una tutela effettiva della classe di concorso A-46 e un rafforzamento delle Scienze giuridiche ed economiche, sia negli insegnamenti curricolari sia nell’organico dell’autonomia. Tale richiesta assume un significato ancora più rilevante considerando la formazione e l’attività accademica del Ministro nell’area giuridica, dalle quali è legittimo attendersi una particolare attenzione alla funzione educativa del diritto.

La modernizzazione della scuola non può essere misurata soltanto attraverso nuove denominazioni o nuove tecnologie. Deve essere valutata anche sulla capacità di formare studenti che sappiano comprendere le regole del sistema economico e sociale nel quale saranno chiamati a studiare, lavorare e assumere responsabilità.

Il CNDDU auspica pertanto che la riforma rappresenti l’occasione per ricomporre questa incoerenza e restituire alle Scienze giuridiche ed economiche uno spazio adeguato alla loro attualità e alla loro funzione formativa.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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